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Dal pozzo dei ricordi: Saru

Storie di scimmie dai poteri sovrannaturali si ritrovano in tutto il mondo. Che sia una coincidenza? Il fascino e al contempo il terrore nei confronti di un animale che tanto assomiglia all’uomo, forse, è un sentire comune a tutto il genere umani, a prescindere dalla cultura…

saru cover

Salve a tutti e ben tornati ad affacciarvi al pozzo dei ricordi. È passato tanto, troppo tempo dall’ultima volta ma, si sa, con i ricordi va così. Vanno e vengono, talvolta quando meno te lo aspetti. Oggi quindi, forse inaspettatamente, riprendiamo il nostro viaggio nelle opere di Daisuke Igarashi e aggiungiamo un tassello al mosaico, dopo Spirit in the Sky e Witches. Il fumetto che oggi riemerge dal pozzo si intitola Saru.

Saru è l’opera più recente di Igarashi, pubblicata cinque anni fa da J-Pop in due albi devo ammettere parecchio belli. E tra tutte è l’opera di questo singolarissimo autore che finora più mi ha affascinato, stregandomi con una storia dal sapore insolito. Tra l’altro, apro una parentesi per una riflessione estemporanea che probabilmente non frega a nessuno, mi sa che con cinque anni d’età questo è il fumetto più recente emerso finora dal pozzo. Così, giusto per informazione. Chiusa parentesi, e torniamo a Saru.

Come dicevo Saru è l’opera più recente di Daisuke Igarashi ed è, senza dubbio, il suo lavoro più maturo ed organico. Nei due albi che lo compongono, l’autore condensa tutta la sua usuale poetica arricchendola, limandola e perfezionandola fino a confezionare un piccolo capolavoro.

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Un pizzico di trama, che non guasta, ma senza dilungarci troppo. Il grande dio scimmia dell’antichità (quello de Il viaggio in occidente, per capirci) era in grado di generare degli extracorporei, di sdoppiarsi. Due di questi corpi, però, si sono fatti autonomi e hanno iniziato una vita propria, uno facendosi solo spirito e l’altro solo carne. Sono due forze contrapposte, il cui equilibrio rappresenta l’equilibrio del mondo. Ma i cambiamenti (anche climatici) del nostro pianeta hanno indebolito l’extracorporeo dello spirito, dando la possibilità all’extracorporeo del corpo di prevalere. E questo non sarebbe dovuto succedere.

Per contrastare la minaccia, che poi non è che la miccia per l’apocalisse predetta da Nostradamus, la chiesa e tutte le altre religioni hanno iniziato a collaborare, unendo riti e usanze mistiche, per contenere il potere dell’extracorporeo “malvagio”. In questo scenario i nostri protagonisti viaggiano per il mondo alla ricerca di una soluzione definitiva al problema, fino allo scontro finale.

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Che dire? Ho amato quest’opera. Fin dalle prime, incomprensibili pagine. Sotto ogni punto di vista abbiamo a che fare con il tipico racconto stile Igarashi ma, come già detto, limato e perfezionato. L’usuale aggressività del tratto rimane inalterata ma si fa più incisiva, più controllata. Potremmo dire più equilibrata. Scene concitate popolate di personaggi dalla caratterizzazione, al solito, grottesca si alternano a silenziosi paesaggi dominati dalla maestosità di una natura (quasi) incontaminata. Tratteggi incrociati e puntinature mirabolanti esaltano e al tempo stesso celano un livello di dettaglio impressionante.

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Ma è nell’armoniosità dei suoi contenuti che Saru si innalza ben più di una spanna al di sopra dei suoi due predecessori di cui abbiamo già parlato (su Children of the Sea non mi sbilancio dato che, mea culpa, lo devo ancora finire). Ho apprezzato moltissimo l’aria che si respira in questa storia di potenze antiche ed arcane e riti dimenticati. C’è come una specie di malinconica nostalgia nel vedere le varie religioni perdere inesorabilmente il proprio potere, ricordarsi dei fasti del passato senza poter raggiungere quei livelli di imponenza e sacralità, specchio di un mondo che gradualmente trascura sempre più la propria spiritualità.

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In quest’opera Igarashi mischia spunti da leggende tipicamente orientali con una mitologia più occidentale, mettendo nello stesso calderone Sun Wukong (il nome cinese di Son Goku), esorcisti e reliquie cattoliche, mistiche rom e magia tribale africana. Il risultato è straniante e dona un fascino unico alla vicenda.

Per l’autore i diversi culti religiosi non sono portavoce di un “unico vero Dio” in lotta gli uni con gli altri per la supremazia, ma diverse formalizzazioni di un misticismo più arcaico, più “naturale”. La magia di ognuno è egualmente efficace, egualmente vera, e nella loro collaborazione si legge un messaggio di tolleranza, per così dire, davvero singolare.

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La poetica usuale di Igarashi è sempre ben visibile e narra di un mondo solcato da leggende perdute e dominato da forze naturali mistiche ed ancestrali in cui la religione non è, alla fine, che una forma di magia. Ma qui tutto assume un significato più ampio, più incisivo pur meno esplicito del “semplice” messaggio ambientalista di alcuni racconti precedenti.

In conclusione. Saru è un racconto singolare, dal sapore unico, che riflette la maturazione stilistica e contenutistica di un mangaka davvero atipico. Pur riconoscendo nei temi una certa similitudine con altre opere più o meno recenti, non ultimo Neon Genesis Evangelion, Igarashi prende una direzione tutta sua, decisamente meno antropocentrica e tecnocratica, con un approccio che lo fa assomigliare più ad un antico filosofo della natura.

Direi che mi sono dilungato anche troppo. Chiudo consigliandovi questa lettura, vivamente, che è la più organica e la più fruibile delle tre di cui abbiamo parlato. Con questo vi saluto e vi rimando alla prossima settimana, che sarà carica di sorprese (forse). Al pozzo ci rivediamo tra qualche tempo per concludere, con Children of the Sea, il nostro viaggio nel lavoro di Daisuke Igarashi. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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