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Golem, una luminosa distopia

L’economia italiana ai è allineata con i parametri mondiali, con l’abbandono dell’Euro e l’adozione dello Pseudo, una moneta unica per l’Eurasia: una garanzia di pace internazionale e stabilità. Anche i beni primari, come il cibo e la salute, sono diventati un certezza.

Ognuno di noi può permettersi una delizia Zibò. La fame non esiste più! perfino cucinare, con tutti i pericoli e i costi che comporta, è un ricordo lontano, tanto si sono evoluti i servizi di ristorazione.

Abbiamo accesso a terapie per i tumori infantili che solo poco tempo fa sarebbero state impensabili… grazie alla Nanonine, con le sue rivoluzionarie cure nanotecnologiche. Un orgoglio italiano.

Com’è stato possibile? Con l’amore. L’amore innato di un padre verso il figlio, di chi sa sempre cosa è meglio per lui. Non dobbiamo dimenticare mai che l’Italia è quindi, prima di tutto, una Repubblica Democratica basata sull’amore. Buon anno.

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Salve a tutti e bentornati per la nostra recensione mensile sulle pagine di Concretabook. La graphic novel di questo mese si intitola Golem, è scritta da LRNZ, ed è un capolavoro. Questo volume sorprendente, uscito a inizio anno ed arrivato già alla prima ristampa, rischia di essere il fumetto dell’anno anche se l’anno, alla fin fine, è appena cominciato. E questo non per via di una mia mancanza di fiducia per un 2015 che ha tutte le carte in regola per essere un anno di fumetti indimenticabili, ma perché Golem è davvero davvero bello. Uno di quei lavori come se ne vedono pochi, dei quali ricordarsi nei giorni a venire.

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Trovate la recensione completa, come al solito, a questo indirizzo. Leggetela e poi leggete anche Golem, non ve ne pentirete.

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7 thoughts on “Golem, una luminosa distopia

  1. Ciao!! Addirittura un capolavoro! Una lettura piacevole, niente di più secondo me. Le reminescenze orientali di cui parli (a me ha ricordato molto anche shirow) pesano troppo e schiacciano l’eventuale personalità artistica dell’autore. Mentre la sceneggiatura è troppo compressa e gli eventi si susseguono senza che ci sia il tempo di restarne coinvolti. Troppa carne al fuoco, tutto potenziale sprecato secondo me. Un soggetto del genere aveva bisogno di molte più pagine per funzionare, così com’è invece rischia di apparire più pretenzioso che altro! Per il resto concordo, un fumetto molto curato…ma mi ha lasciato veramente poco!

    • Ehilà!
      Concordo con te sulla questione della lunghezza: anch’io avrei forse preferito qualche pagina in più in modo da dare più spazio allo sviluppo ed al sedimentarsi della vicenda.
      Detto questo però è opportuna una precisazione per giustificare quel “capolavoro”. Quando ho letto Golem non sapevo bene cosa aspettarmi. Ero andato alla presentazione del libro qua a Bologna ma ne ero uscito con più domande e curiosità che conferme. E dopo averlo letto ne sono rimasto molto, ma davvero molto colpito. Forse anche grazie alla mancanza di hype che, come si ben sa, è un’arma a doppio taglio.
      L’ho trovata una lettura dinamica, ben concepita e (anche se il futuro distopico controllato dalle corporazioni non è l’idea più originale di sempre oggigiorno) molto efficace sia nell’ideazione che nella realizzazione. In più, nonostante di cose da dire ne abbia più d’una, l’ho trovata una lettura “facile”, nel senso che la consiglierei a chiunque, fumettofilo o no, mangofilo o no…
      E non riesco a sopprimere una vocina nella testa che mi dice che, se si dichiara di voler riavvicinare il pubblico giovane al fumetto “made in Italy”, questa è la strada giusta.
      Quindi boh, probabilmente alla fine non passerà alla storia come capolavoro assoluto della nona arte, ma l’effetto che mi ha fatto quando ho concluso il volume è stato questo.

      • Per quanto riguarda invece la personalità artistica dell’autore. Premesso che non avevo mai letto nulla di LRNZ quindi magari sto prendendo un abbaglissimo, credo che la sua identità emerga abbastanza bene dalle pagine di Golem. Questo sia nelle parti pittoriche che nelle sezioni più tradizionali che sono deliberatamente influenzate da una certa commistione di stili ma che rimangono comunque identificabili e riconoscibili senza essere “mera imitazione”, per così dire. Così come trovo molto ben riuscita tutta la componente loghi/marchi/simboli dalla quale emergono, credo abbastanza chiaramente, le doti e le competenze dell’autore come designer.
        Tutto ciò sempre a mio avviso, naturalmente.

  2. In effetti risulta particolarmente scorrevole nonostante la mole di temi che va a toccare, non si incarta e termina degnamente. Ma si resta sulla superficie, tutto lì. E riesce ad essere “facile” proprio per questo (anche se da qui a consigliarlo a chiunque ce ne passa, proprio perchè comunque troppo “incasinato”). Discorso artistico, ribadisco che nonostante le capacità innegabili mi risulta troppo derivativo. Questo non significa che non si intravedi personalità, son d’accordo che la sua non sia banale imitazione…però non mi entusiasma.

    • Personalmente, nonostante a gusto non mi sarebbe dispiaciuta qualche pagina in più, non l’ho trovato eccessivamente incasinato. Certo, c’è molta carne al fuoco ma secondo me non troppa.
      Poi, oh!, son gusti ^^
      E comunque grazie mille, come sempre, per il commento!

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