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A silent voice, il bullismo raccontato. Ma in modo diverso

È come quando copro di sale una lumaca, in seguo un piccione, ostacolo la strada alle formiche o scarabocchio il muso di un gatto.

La inzuppo d’acqua, la inseguo, le faccio lo sgambetto o le riempio di scarabocchi il quaderno. questo è il modo giusto di usare Nishimiya.

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Salve a tutti e bentornati. È passato fin troppo tempo dalla nostra ultima recensione, soprattutto per quanto riguarda il panorama manga la cui ultima apparizione in questo spazio risale a… marzo? Mammamia. O sto invecchiando e non sono più sul pezzo come un tempo oppure non escono più manga di cui valga la pena parlare. O magari un po’ tutti e due.

In ogni caso eccoci qua a parlare di un manga nuovo di zecca (quasi, dato che è già uscito il secondo volume) che mi ha davvero particolarmente stupito. Si intitola A Silent Voice, è di Yoshitoki Oima, viene pubblicato da Star Comics e vale la pena di leggerlo. Perché? Con calma.

Ammetto che negli ultimi tempi ho pensato spesso che la qualità media del fumetto giapponese tradotto in italiano fosse calata di molto rispetto anche solo a qualche anno fa. E forse per questo, quando per qualsiasi motivo un’opera cattura la mia attenzione cerco (per quanto possibile) di non perderla di vista. Poi a volte va bene, come con Soil, e a volte va male, non faccio nomi che è meglio.

Non so definire bene cosa sia stato di A Silent Voice a colpirmi, forse i disegni o forse il plot abbastanza atipico di questi tempi, sta di fatto che eccoci qua. E stavolta pare essere andata bene (anche se non si può mai sapere, vero Dragon Head?). Purtroppo non sono ancora riuscito a recuperare il secondo volume, ma il primo mantiene abbondantemente le promesse e si conferma una lettura parecchio piacevole.

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Il protagonista è questo ragazzino di sesta elementare (se fossimo in un manga qui ci sarebbe un asterisco che spiega come in Giappone le elementari durino sei anni), Shoya Ishida, che è un bulletto. Nel tentativo, deliberatamente puerile, di vincere un opprimente senso di noia si lancia con i suoi due amici in prove di coraggio e amenità varie. È di bell’aspetto e pare essere generalmente benvoluto e risultare simpatico un po’ a tutti. Fino a quando non compare una nuova compagna di classe Shoko Nishimiya.

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La ragazzina è sorda, comunica con i compagni attraverso un quaderno sul quale scrivere le proprie parole, sembra di buon cuore e si impegna per farsi accettare nonostante la diversità. Ma dopo un periodo di ambientamento alla novità i nuovi compagni cominciano ad esser infastiditi dalla sua presenza che li rallenta nelle lezioni, che li affossa nei concorsi canori (e vorrei ben vedere), che rende le comunicazioni così difficili. Paiono a poco a poco venir infastiditi anche solo dalla sua vista.

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Così Shoko viene poco alla volta emarginata, di lei si parla male manco dietro alle spalle tanto non può sentire, e viene presa di mira per dispetti e scherzi di cattivo gusto. Si arriva perfino a romperle numerosi apparecchi acustici molto costosi fino al punto in cui la madre toglie la figlia dall’istituto e chiede la testa di un responsabile.

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Ovviamente non è colpa di nessuno, singolarmente: tutti ce l’avevano con la povera Shoko e la maltrattavano. Ma in qualche modo a finire nel guano fin sopra i capelli è Shoya, tra l’omertà e l’ipocrisia dei compagni di classe. Da un giorno all’altro il bulletto popolare e simpatico si trova escluso, preso di mira e bullizzato a sua volta anche da quegli amici e compagni all’apparenza più buoni e sinceri.

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Devo dire d’aver trovato questa lettura particolarmente piacevole, ben scritta e ben disegnata. Lo stile di disegno in perfetto stile shonen ben si adatta all’atmosfera e, pur rimanendo molto classico, fa il suo lavoro a dovere restituendo espressività e carisma ai vari personaggi, senza necessariamente renderli delle macchiette (come purtroppo spesso accade).

Per quanto riguarda i contenuti ho invece apprezzato prevalentemente due cose. La prima è quello che in D&D sarebbe il cambio d’allineamento del protagonista, che dopo il tradimento dei compagni passa da una sorta di caotico neutrale (o caotico bonaccione…) ad una specie di legale buono. Il maltrattatore, che comunque fin dall’inizio non è cattivo (ma di questo parleremo poi), diventa il maltrattato, e ciò approfondisce notevolmente la sua caratterizzazione psicologica rendendolo un personaggio molto meno banale di quanto potesse trasparire in prima battuta.

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Il secondo aspetto che mi ha convinto molto è più sottile, e fatico un po’ ad esprimerlo a parole. Lasciatemi riordinare i pensieri. Partiamo dall’assunto che il bullismo esiste, ed è un problema. Anche piuttosto serio. Questo lo sappiamo e non è necessario spenderci altre parole. Detto ciò se si volesse scrivere una storia sul bullismo, che rifletta sul fenomeno o ne analizzi le cause, si aprirebbero molte strade e uscirebbe quasi certamente un manga molto differente da A Silent Voice.

Perché A Silent Voice non è un manga sul bullismo, non è quello il punto (per lo meno per ora). È la storia della crescita di un ragazzino, che poi si comporta pure da bullo, e presumibilmente della nascita di un rapporto (inizialmente molto combattuto) con quello che prima è l’oggetto delle sue persecuzioni e poi è la causa del suoi problemi.

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Non abbiamo a che fare un seinen profondo e psicologico che intende approfondire una problematica spinosa. Abbiamo la storia di un ragazzino praticamente vista con i suoi occhi. E per lui non ci sono bulli e bullizzati, non ci sono contorti limiti morali. C’è il divertimento, un po’ inconsapevole e un po’ no, molto spensierato, che non bada alle conseguenze. L’autrice non si sofferma ad inserire vittimismi o condanne che deviino dal focus di Shoya, quelle assieme a tutte le riflessioni del caso staranno poi al lettore.

Il risultato è che al lettore, che non ha diec’anni come i personaggi di cui sta leggendo, ha tutti gli strumenti per farsi una propria idea ma al contempo ha per le mani un volume che riesce a rimanere fresco e leggero. Non superficiale, ma comunque godibilissimo e a tratti genuinamente divertente. Ed è una cosa che davvero mi ha colpito e fatto piacere.

In definitiva. Forse è la semplicità con cui viene raccontata la storia, senza sovrastrutture o voci fuori campo che dicono al lettore “così è sbagliato”, ad avermi sorpreso e convinto di questa nuova serie. Vi consiglio in tutta onestà la lettura di questo primo volume di A Silent Voice, poi vedremo come andrà avanti e magari ne riparleremo alla fine: il secondo è già uscito e gli altri arriveranno uno ogni due mesi…

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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