Home » Recensioni » The Boys, storia di una parabola discendente

The Boys, storia di una parabola discendente

Salve a tutti e ben tornati. Spero ve la stiate passando bene in questa altalenante calura d’agosto. Onestamente era da un po’ che pensavo di scrivere quest’articolo ma poi, tra una cosa e l’altra, è sempre slittato in secondo piano. Tuttavia adesso, approfittando del caldo e della pausa estiva, mi sono rimesso in pari con buona parte delle letture arretrate che avevo accumulato negli ultimi mesi e quindi direi che è il momento buono per tirare un po’ di somme. Partendo da The Boys.

the boys 1

Mi apprestai a leggere, non senza qualche perplessità, la serie di Garth Ennis quando ne cominciò la ristampa mensile in albetti brossurati ormai qualche anno fa. Ora siamo al trentatreesimo volumetto, praticamente a due terzi del totale, e per quanto la fine sia ancora lontana c’è di certo abbastanza materiale per lanciarsi in qualche (necessaria) considerazione. Partendo dalle basi.

Si potrebbe dire, senza mancare di troppo il bersaglio, che The Boys sia una storia di supereroi vista dall’altra parte, cioè con gli occhi di chi si vede distruggere la casa dallo scontro tra il superumano di turno ed il villain di turno. Ovviamente il tutto è condito dalla solita dissacrante salsa “alla Ennis”.

the boys 7

In un contesto editoriale in cui spesso sembra che il concetto stesso di supereroe sia superato e abbia detto ormai tutto quanto aveva da dire, sono nate numerosissime serie che hanno cercato di decostruire o ribaltare il topos del superumano perfetto e moralmente ineccepibile. Senza per forza andare a scomodare il solito Alan Moore con il solito Watchmen (che andava comunque in un’altra direzione) o il fin troppo spesso ignorato Alex Ross con i suoi Marvels e Kingdom Come, dei buoni esempi di questa corrente “revisionista” potrebbero essere il Supreme Powers di Straczynski, o il duo IrredeemabileIncorruptible di Waid, o il Powers di Bendis, o addirittura (anche se in un altro senso) il bellissimo To Be Continued di Lorenzo Ghetti. E poi ovviamente c’è The Boys.

irredeemable-incorruptible

Tutto ha inizio con Hughie, il protagonista, che porta al parco la sua ragazza solo per vederla spalmata come marmellata su un muro da un supereroe di passaggio che manco si scusa.

the boys 2

Desideroso di vendetta, il giovane scozzese entra in questa squadra governativa segreta (i Boys, appunto) il cui compito è tenere sotto controllo l’attività superumana. Con ogni mezzo necessario.

the boys 5

Fin qua siamo ancora nella normalità, smembramenti di fidanzate a parte, e siamo ben entro i canoni del genere: il distacco tra persone normali e “super” è amplificato all’inverosimile e c’è una spruzzata di complottismo che non fa male all’avvio della trama; tutto normale. Solo che da qui a poco l’intera baracca deraglierà dai binari del buon gusto spinta dalla folle depravazione del suo autore, lasciando da parte qualsiasi velleità di critica o di riflessione in favore del più becero piacere per l’orrido.

the boys 8

Questa scena è esattamente quello che sembra, e i commenti sul livello dell’umorismo si fanno da soli.

Chiunque abbia letto più di mezzo albo di supereroi la domanda, almeno una volta, se l’è posta. Ma cos’è che impedisce a Superman di mandare tutti in quel posto, ammazzare i cattivi una volta per tutte, e diventare imperatore del mondo? O di più, cos’è che gli impedisce di fare qualunque cosa gli passi per la testa, di soddisfare qualsiasi istinto o desiderio, per becero che sia, senza preoccuparsi delle conseguenze? Perché da grandi poteri deriveranno anche grandi responsabilità, ma più spesso da grandi poteri derivano grandi poteri e basta.

the boys 3

I super dipinti da Garth Ennis in The Boys sono esattamente così, e pure peggio. Nessuno può contenerli, non hanno assolutamente alcuna moralità né la minima cognizione di cosa sia giusto e cosa invece sbagliato (o ce l’anno ma se ne fregano). Così si lasciano andare a droghe, alcol, orge e qualunque altra perversione. Al contempo l’immaginario generale rimane abbastanza banalotto, senza mai andare davvero oltre (cosa che lo avrebbe reso di certo più interessante), fermandosi ampiamente entro i limiti di una perversione tutto sommato “normale”.

the boys 4

La “devianza” dei personaggi di Garth Ennis si spinge poco più in là del sesso sfrenato, che è una visione abbastanza riduttiva di una corruzione morale che sarebbe potuta e dovuta essere più profonda.

La comunità super è marcia fino al midollo, e i pochi personaggi buoni sono più delle macchiette messe lì a far contrasto con la marmaglia che vere alternative comportamentali.

the boys 10

A questo contesto, che si traduce in senso grafico in poco più di una quantità innumerevole di tette culi e scopate sparse qua e là, va aggiunto tutto un sottotesto complottaro narrativamente abbastanza riuscito ma non più profondo.

the boys 12

L’obiettivo dei Boys è impedire che i super entrino ufficialmente ed in pianta stabile nel sistema politico e militare americano, soprattutto visti i disastrosi precedenti (ovviamente nell’arazzo di Ennis sono i super i responsabili dell’11 settembre). Dall’altro lato c’è la Vaught, la multinazionale con le mani in pasta ovunque che controlla la “produzione” dei supereroi nonché l’enorme giro d’affari che questo crea, dai fumetti ai contratti con la difesa.

Di fronte a tale intreccio assurdamente aggrovigliato di interessi politici e complotti mondiali, che risalgono addirittura alla seconda guerra mondiale, il lettore è lasciato da solo a districarsi in un labirinto di informazioni frammentarie e di eventi raccontati un po’ qua e un po’ là, che quasi sarebbe opportuno prendere carta e penna e costruirsi poco alla volta uno schema anche solo per ricordarsi chi è chi. In questo senso la struttura “a saghe” non aiuta, frammentando ulteriormente un impianto narrativo generale già di per sé poco immediato, ed è fin troppo facile perdersi dettagli apparentemente secondari in questo o quell’interminabile spiegone (che non manca mai) distratti da questo o quel capezzolo o da questa o quella splatterata (che pure non mancano mai).

the boys 9

The Boys, in definitiva, è una serie fin troppo sopra le righe per essere anche solo vagamente presa sul serio. Per certi versi estrema nella sua spacconaggine ma al contempo alquanto ben attenta a non fare nulla di davvero sconvolgente. Non c’è quel tentativo di andare oltre, in maniera seria e strutturata, come lo si può vedere nei lavori di Maruo o Kago (per dire i primi due che mi vengono in mente). Qui la depravazione si ferma a qualche scopata e qualche scena particolarmente violenta, nulla di davvero disturbante.

the boys 6

Fin dai primi numeri è chiaro dove si andrà a parare ed in che modo, e poco alla volta pure l’adolescenziale piacere iniziale per una storia sboccata e vagamente esplicita sparisce lasciando il posto ad un più duraturo “ma quando finisce?”. Perché dopo un po’ di sesso e di violenza senza freni, dopo l’ennesimo personaggio caricaturato al limite del ridicolo e dopo la storia d’amore più scontata dai tempi di Gossip Girl e C’è posta per te… anche basta.

the boys 11

Lei è un membro dei 7, il supergruppo più importante/potente/famoso d’America; lui un agente governativo che ha il compito di tenere sotto controllo i super ma che non l’aveva riconosciuta. L’amore sarà pure cieco, ma…

Perché va bene essere politicamente scorretti, va bene essere espliciti e sboccati, va bene lasciarsi andare e non temere di mostrare le cose per quelle che sono. Ma va bene solo se hai qualcosa da dire, qualche riflessione da suscitare, qualche critica da esplicitare o anche solo un’idea da esplorare. Altrimenti sei solo un ragazzino che di nascosto dai genitori racconta volgarità agli amici e gioca a chi ce l’ha più lungo. Che magari nei primi cinque minuti è pure divertente, ma poi… anche basta.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...