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Il bruco, il sentimento del grottesco

Questo povero invalido… un ammasso giallo di carne… un misero bruco…

Mi ci sto trastullando anche stasera. Aah, mi piace… mi piace… Però, mi chiedo quanto siamo ripugnanti.

il bruco cover

Salve a tutti e bentornati. Mi sono preso il mio tempo, ci ho riflettuto per bene, ed è arrivato il momento di scrivere un commento riguardante Il Bruco, di Suehiro Maruo.

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Qualche settimana fa Fraction aveva solleticato il mio appetito per l’ero-guro senza poi tuttavia placare del tutto la fame di perversione da lui stesso generata. Infatti per quanto l’ultima fatica di Shintaro Kago sia molto interessante sul piano tecnico e concettuale (ne avevamo parlato qui) non si spinge così in là quanto mi sarei aspettato, tradendo in parte le mie aspettative a riguardo e condannandomi alla ricerca di qualcosa di più estremo.

I quattro racconti aggiuntivi sono decisamente più classici (pur rimanendo negli eccessi dell'ero-guro).

Non che manchino scene piuttosto spinte, in Fraction, ma quantomeno il racconto principale va in tutt’altra direzione.

Mosso dalla necessità e dal desiderio ho quindi pensato di recuperare Il Bruco, acquisto rimandato da troppo tempo, che sulla carta si presentava come sufficientemente spinto. Che ci volete fare, alle volte uno ha semplicemente voglia di leggere qualcosa che lo turbi davvero…

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Il Bruco è l’adattamento a fumetti, ad opera di Suehiro Maruo, dell’omonimo racconto di Edogawa Ranpo, grandissimo scrittore giapponese appassionato di mystery e letteratura occidentale (e peraltro citato spesso nello stesso Fraction). Lo stesso nome “Edogawa Ranpo” è la traslitterazione fonetica “alla giapponese” di Edgar Allan Poe, tra i suoi autori preferiti.

Originariamente pubblicato da Ranpo negli anni 30 del secolo scorso e addirittura censurato con l’accusa di antimilitarismo durante la guerra cino-giapponese del ’37, Il Bruco racconta la storia del tenente Sunaga, eroe di guerra, rimasto orribilmente sfigurato in battaglia. Privato di tutti e quattro gli arti, dell’udito e della facoltà di parlare, toccherà alla moglie occuparsi di questo “misero bruco”, come lei stessa lo definisce.

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Fin dal principio è chiara la gravità e l’unicità della loro situazione, non solo per la condizione medica dell’ormai ex militare. Si intravedono scorci passati di un rapporto di coppia problematico e si intuisce l’assenza di una famiglia un tempo opprimente ma scomparsa alla prima difficoltà (per quanto grande). In questo contesto d’abbandono i due protagonisti inscenano un laido rapporto di amore ed odio in cui si alternano sincere attenzioni e crudeltà inimmaginabili.

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Tutto ciò è raccontato prevalentemente dal punto di vista della moglie, la signora Tokiko Sunaga, che è il vero fulcro della narrazione. C’è un che di malvagio nel modo in cui lei tratta il marito, nonché nel modo in cui lo utilizza per la propria deviata soddisfazione sessuale. Tali depravazioni tradiscono una malignità di fondo che non può provenire unicamente dallo stress del dover badare ad un invalido tanto grave, né da un crollo psicologico generato dalle orribili mutilazioni dell’amato. Insomma, dite quel che volete ma per me Tokiko rimane un personaggio fondamentalmente “cattivo”, e quando lei stessa se ne rende conto è troppo tardi.

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Per tutta la durata del volume, che si attesta attorno alle 140 pagine, la componete ero-guro (erotico e grottesco) domina su ogni cosa, sovrastando anche l’intreccio narrativo che appare a volte come mero pretesto. La trama de Il bruco è infatti piuttosto esile: parte da un incipit forte e, in una manciata di illustrazioni, arriva alla sua conclusione senza lasciarsi andare a complicazioni e colpi di scena. Come già detto il passato della coppia emerge fugacemente a delineare quanto basta per intuire la situazione familiare dei protagonisti, ma anche il presente non è che una raccolta di scene, a tratti oniriche, che dipingono un quadro fumoso fatto di sensazioni più che di eventi.

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L’attenzione è centrata sui dettagli più estremi ed in particolare sui rapporti sessuali tra i due coniugi, dipinti senza vergogna e resi ripugnanti (per usare le parole di Tokiko) dalla condizione del marito, più insetto che uomo. Ma nonostante il focus sia costantemente puntato sugli aspetti più grotteschi (magari apparentemente gratuiti ma perfettamente in linea con il genere cui questa storia appartiene), la lettura di questo volume riesce comunque a comunicare sensazioni contrastanti ed inaspettate scostandosi via via dal disgusto iniziale verso sentimenti più tristi ed umani.

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È infatti impossibile, dopo l’impatto iniziale, non provare una sincera compassione non solo per il mutilato tenente Sunaga ma anche per la moglie, per quanto malevola anch’essa vittima degli eventi, entrambi prigionieri di una condizione senza ritorno. Cosa rimane ad una persona quando perde qualunque autonomia e qualunque capacità di comunicazione, e cosa rimane a chi deve interfacciarsi con questa persona intrappolato in sentimenti contrastanti, se non l’abbandono ai propri istinti più bassi? Cosa impedisce loro di diventare meno che umani?

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Maruo dipinge un racconto a tratti raccapricciante con uno stile pulito e raffinato, quasi antitetico ai temi trattati. Il tratto è sottile e preciso, le caratterizzazioni credibili e l’espressività accurata. Anche nelle scene più oniriche e deliranti il disegno rimane pacato e l’artista pare non perdere mai il controllo della propria matita. E questa contraddizione tra una forma così idilliaca ed un contenuto tanto ripugnate fa apparire il disegno ancor più raffinato e la storia ancor più depravata di quanto già non siano, estremizzando l’impatto sul lettore.

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Concludendo. Ad una prima lettura Il bruco non mi ha del tutto convinto: mi aspettavo qualcosa di diverso, e l’aspettativa spesso rovina l’esperienza. Credevo avrei finito a stento il volume, restandone disgustato e sconvolto (che era esattamente il motivo per cui l’avevo iniziato). Invece le 140 pagine che lo compongono sono scorse rapide e, di primo acchito, quasi innocue, suscitando emozioni più che raccapriccio.

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Tuttavia è sulla lunga distanza che Il bruco lascia il suo segno particolarmente (ed inaspettatamente) malinconico, costringendo il lettore a riprendere in mano il volume, a riflettere e immaginare, a perdersi nei suoi disegni così squisitamente disturbanti e nelle sue vicende tanto fuori dal comune.

Alla seconda lettura mi sono reso conto che a raccontare una storia così, e soprattutto a farlo con tanta maestria, occorre un gran coraggio. Molto meno ne occorre per leggerla, ragion per cui ve la consiglio: serve un po’ di stomaco, va detto, ma di certo potete trovare ben poco di simile in qualunque fumetteria entriate.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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4 thoughts on “Il bruco, il sentimento del grottesco

  1. Eccoti, qui ti volevo! Da Kago a Maruo, il punto di non ritorno.
    Bel pezzo, complimenti. Sei riuscito a cogliere e riportare in sintesi la poetica trascendentale di Maruo.

    “E questa contraddizione tra una forma così idilliaca ed un contenuto tanto ripugnante fa apparire il disegno ancor più raffinato e la storia ancor più depravata di quanto già non siano”.
    “Tuttavia è sulla lunga distanza che Il bruco lascia il suo segno particolarmente (ed inaspettatamente) malinconico, costringendo il lettore a riprendere in mano il volume”

    Io l’ho trovato più disturbante di altre sue opere originali (leggi scritte da lui). Complice il soggetto limpido e diretto di Edogawa Ranpo che non lascia spazio agli sviluppi tematici e grafici più bizzarri del genere ero-guro.

    • Purtroppo di Maruo non ho letto null’altro (anche se sto recuperando, principalmente grazie al mese-sconto della Coconino). Però, anche se non posso fare un confronto diretto, è vero che la sceneggiatura di Edogawa Ranpo non si perde in fronzoli o nella trappoola di “voler turbare a tutti costi” restituendo per assurdo un risultato molto ma davvero molto incisivo (di certo più incisivo di altre opere “simili” [Yapoo?]).

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