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Heads, cervello congelato

Nella tua testa c’è un po’ del cervello di un’altra persona, no?

Ma se… ti sostituissero tutto il cervello, che cosa succederebbe? Resteresti comunque Jun?

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Salve a tutti e bentornati. Ormai è settembre e i ritmi tornano normali. Per me questo vuol dire, oltre che tornare a sbattere la testa (e non solo) su una miriade di problemi di programmazione, tornare a tuffarmi nella pila di fumetti da leggere che ho accumulato durante l’estate e, quando capita, iniziare nuove serie. È il caso di Heads, miniserie in quattro volumi appena approdata in fumetteria che, dal suo annuncio su Anteprima che le valse un posto nella classifica delle novità, aveva attirato la mia attenzione.

Protagonista di questa vicenda è Jun Naruse, il tipico sempliciotto bonaccione di quartiere che non sa dire di no e si fa mettere i piedi in testa un po’ da tutti. A Jun piace dipingere e nel colorificio cui va di solito incontra Hamura, ragazza piacevole anche se non bellissima, di cui si innamora perdutamente. “Che disegni fai?” “Se vuoi ti faccio vedere” “Sì, mi piacerebbe” “Questa è casa mia” e boom, i due si mettono insieme. Sei mesi dopo decidono di trasferirsi per convivere.

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Pessima idea, ma col senno di poi son buoni tutti, perché mentre Jun è in un’agenzia immobiliare che scopriremo poi avere degli intrallazzi con la yakuza un tizio armato di pistola entra e fa un mezzo macello. Quella che inizia come una normale rapina, con i soldi raccolti in mazzette catapultati dentro la proverbiale borsa da ginnastica, prende una brutta piega quando il malintenzionato vede una ragazzina dietro a un divano e decide di spararle. Jun si mette in mezzo e si ritrova il cervello spalmato sulle pareti.

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Questo è il primo, ma non l’ultimo, momento butterei-l’albo-dalla-finestra-se-non-fosse-che-sto-al-quinto-piano-e-probabilmente-ammazzerei-qualcuno. Non è che il rapinatore veda la bambina, si spaventi, e le spari d’impulso. Sai, la tensione del momento. Tutto invece avviene a una lentezza disarmante, il tizio spara praticamente perché decide di farlo, in una scena del tutto irrazionale.

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Quanto c’avrà messo a decidere di sparare? Un quarto d’ora? E perché mai poi avrebbe dovuto farlo? Mah…

Decido di sospendere forzosamente la mia incredulità, nonostante sia un po’ infastidito. Serviva una scusa per piazzare un proiettile in testa a Jun e mettere in moto gli eventi, e la scusa è questa. Vabbè, andiamo avanti.

Salto temporale di qualche mese. Il ragazzo si sveglia in ospedale, miracolosamente salvato da un team di chirurghi che sembra uscito da un telefilm di serie b: c’è il vecchio baffuto, il bello ombroso e la gnoccona. Nessuno vuole dirgli come abbiano fatto a rimettere insieme i neuroni sparsi ai quattro venti con la pistolettata.

Il trio delle meraviglie.

Il trio delle meraviglie.

Arriva la notte e qua arriva il secondo momento butterei-l’albo-dalla-finestra-se-non-fosse-che-sto-al-quinto-piano-e-probabilmente-ammazzerei-qualcuno. Jun si sveglia e gli viene un’improvvisa voglia di caffè. Come mai? A lui non è mai piaciuto il caffè. Si alza e va cercare una macchinetta, senza fortuna. Quindi si imbatte in quella che è palesemente una stanza riservata al personale, tipo un laboratorio analisi, ci trova dentro un frigo e dice testualmente “un frigo, ci sarà qualcosa da bere?”.

Ho sete!!!

Ho sete!!!

Ma per l’amor del cielo, entri in una stanza d’ospedale con computer bombole e attrezzature varie, ci trovi un frigo e lo apri sperando che ci sia del caffè? Se ti va fatta bene la roba più simile a una bevanda che puoi sperare di vedere sono dei campioni di urina. E invece a Jun va fatta male, e infatti dentro al frigo ci sono due barattoli con pezzi di cervello sotto formaldeide.

Ma niente caffè, solo cervella. Cosa t'aspettavi?

Ma niente caffè, solo cervella. Cosa t’aspettavi?

Mi chiedo sinceramente se non si poteva trovare un modo più intelligente per far scoprire al poveraccio la verità, o se proprio più intelligente non si poteva quantomeno meno stupido. Ma vabbè. Seconda sospensione dell’incredulità.

Da qui in poi ammetto che la faccenda migliora. Jun viene mandato a casa, dalla sua ragazza, e si accorge che qualcosa in lui è cambiato. Gli piacciono cose che prima non gli piacevano e viceversa, tutti gli dicono che sembra più maturo, ha scatti d’ira incontrollabili. E così, sullo sfondo di un rapporto di coppia che si fa via via più complicato, parte una mezza riflessione su cos’è che ci rende davvero noi stessi, su cosa può comportare giocare con la mente delle persone.

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Certo le scene idiote non sono finite. Come la giornalista che decide di seguire la vita di questo ragazzo con mezzo cervello altrui nel cranio ma non sa chi sia. Quindi va nell’ospedale dove è stato realizzato l’intervento, guarda i passanti e si chiede “Chi sarà mai? Potrebbe essere lui?” [ed è davvero lui, guarda te le probabilità]. Oppure messaggi scambiati attraverso lacrime sui fogli da disegno… questa non ve la racconto perché la dovete leggere.

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La tipa occhialuta, che fa la sua prima apparizione qualche pagina prima nuda sotto la doccia, perché sì, è la giornalista a caccia di miracolati. Letteralmente a caccia. Li va a stanare direttamente negli ospedali. Quando si dice la dedizione…

Che dire? Sono più che mezzo deluso dall’inizio di quest’opera. Anche tralasciando le forzature per far avanzare la storia parecchie cose non funzionano. Il tutto è infarcito da un retrogusto thriller che rovina le riflessioni più intime sull’identità.

È normale che Jun si chieda a chi appartenesse il cervello che gli è stato impiantato, e per come è imbastita la vicenda è normale che se lo chieda pure il lettore. Solo che è evidente che il fumetto vuole farti pensare a una cosa mentre mette assieme i pezzi per il colpo di scena. E così tutti dicono che il donatore era un pacatissimo studente, più giovane di Jun, morto in un incidente stradale. E nel frattempo il protagonista ha scatti d’ira, si fa più aggressivo e deciso, e tutti gli dicono che sembra più maturo. Manco fosse diventato un… rapinatore d’agenzie immobiliari?

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Anche dal punto di vista tecnico Heads lascia il tempo che trova, con disegni sì espressivi ma al contempo spesso approssimativi in particolare nella rappresentazione dei volti. Motoro Mase, che ha sceneggiato e disegnato questa serie su soggetto di Keigo Higashino, me lo ricordavo molto più in forma su Ikigami: invece qui mostra un tratto particolarmente sporco pienissimo di tratteggi e retini, che onestamente non mi entusiasma, e un character design piuttosto banalotto.

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Mediocre anche l’edizione Italiana targata Panini Comics. Il formato è il solito tankobon senza sovraccoperta (dettaglio utile a mantenere il prezzo dei volumi su cifre accettabili), con carta e grammatura senza infamia né lode. Tuttavia spesso ci sono, almeno nel mio albo (non so se sia un problema generale), pagine sbiadite nelle quali la mancanza d’inchiostro, soprattutto se paragonate alle pagine a fianco, è evidente. Non un lavoro pessimo, ma certamente migliorabile.

Concludendo. Ribadisco che sono mezzo deluso. Il volume si lascia leggere e, soprattutto nella secona metà riesce a intrattenere. Ma qualche artificio narrativo meglio pensato e una maggior attenzione alla psicologia dei personaggi e alla componente riflessiva piuttosto che a un inutile respiro thriller/investigativo avrebbero di certo reso questo Heads un prodotto notevolmente più interessante. Staremo a vedere come evolverà la storia e ne riparleremo una volta uscito l’ultimo numero, ma tutto sommato ormai non mi aspetto granché.

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Con questo vi saluto, grazie d’aver letto fin qua. Se vi va, fatemi sapere che ne pensate di Heads e di questa recensione nei commenti: vi è piaciuto, non vi è piaciuto, vi incuriosisce…? E detto ciò… alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “Heads, cervello congelato

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