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Pretty Deadly, antiche leggende di un far west fantastico

Ascoltate la canzone di Ginny volto di morte, di come è diventata uno spirito furente per gli uomini corrotti, una punizione inflitta, un’arma spietata. Tutto cominciò quando lo scalpellino sposò Bellezza. Divenne presto un folle, la rese un gioiello, corona di sfavillante orgoglio e oscura lucentezza.

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Salve a tutti e bentornati per una nuova recensione, recensione che peraltro inaugura la serie di commenti che scaturiranno dalla pila smodata di fumetti Bao che ho da poco acquistato approfittando dello sconto (sbrigatevi che avete ancora tempo: la promozione finisce il 23 settembre).

Oggi parliamo di Pretty Deadly, seconda delle quattro nuove serie Image che Bao ha portato in Italia negli ultimi mesi. Di Sex Criminals avevamo parlato qui, mentre lascerei per ora da parte Black Science e Rocket Girl prevalentemente per due motivi. Il primo è chiaramente cronologico: in realtà avevo pensato di parlare di queste testate man mano che uscivano e, anche se ho finito per aspettare lo sconto e le ho acquistarle tutte assieme, per una questione di ordine mentale vorrei comunque seguire il programma originale. Lo so, è un argomento che non vale niente, ma tant’è.

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La seconda ragione deriva invece da una sensazione che ho avuto fin da quando queste novità vennero annunciate, parecchie lune fa. Infatti nonostante fossi parecchio intrigato da questo titolo, anche solo dopo aver letto una manciata di pagine in lingua originale, devo ammettere che tra le quattro serie Image proposte da Bao Pretty Deadly pareva essere la più debole: eravamo ben lontani dal gusto pop (e molto mainstream, se vogliamo) di Sex Criminals e Rocket Girl, e pure dal fascino istantaneo dei mondi alieni dipinti da Rick Remender e Matteo Scalera nella loro space opera.

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Pretty Deadly si presentava come una storia mezzo western e mezzo fantasy, con disegni dal grande impatto ma al contempo a volte ardui da digerire. Insomma, una serie molto meno immediata, difficile da collocare sia esteticamente che narrativamente. Quindi, magari sarà anche questa una ragione scema, ho deciso di leggere lei per prima: via il dente via il dolore (come dice chiunque non abbia mai dovuto togliersi un dente).

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Un vecchio cieco e una ragazzina dagli occhi di diverso colore, due cantastorie, arrivano in quella che potrebbe sembrare una cittadina del far west come al cinema ne abbiamo viste mille. Dico “potrebbe sembrare” perché ben presto ci si accorge che questo non è un western tradizionale, fatto di pistoleri e cowboy e Clint Eastwood. Magia e antiche leggende fanno la loro apparizione fi da subito e danno vita ad un intreccio mistico che coinvolgerà la Morte (in persona) ed il destino del mondo. È l’inizio della nostra storia.

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Onestamente, oltre a raccontarvi sommariamente l’incipit, non idea di come riassumervi la trama di Pretty Deadly, che si è rivelata essere meno lineare di quanto credessi. Ogni dettaglio che potrei rivelare rischierebbe di compromettere questo o quel colpo di scena, questa o quella rivelazione inaspettata o anche solo sospettata…

Quindi niente, dovrete accontentarvi di sapere che dopo una quarantina di pagine in cui il lettore cerca di trovare il filo che unisce i vari personaggi e ne spiega le azioni (filo non sempre chiaramente individuabile, devo ammettere) la storia decolla. Tutto diventa più chiaro, il ritmo si fa più incalzante tra dialoghi ben studiati e scene d’azione dinamiche e avvincenti.

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Questa avventura ci viene raccontata da due narratori esterni alla vicenda, la farfalla e il coniglio, in un modo simile a quanto accadeva ne La casta dei Metabaroni (e probabilmente in molte altre opere, ma questa è la prima che mi viene in mente) in cui i due robottini si raccontavano le gesta dei loro passati signori. Ciò amplifica la sensazione di ascoltare una leggenda di un passato lontano tramandata oralmente, sensazione che si sposa a pennello con il tono generale della narrazione.

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Nonostante un inizio difficoltoso, dal quale il lettore non viene subito trascinato nel cuore della storia, Kelly Sue DeConnick (anche sceneggiatrice sempre per Image dell’interessante Bitch Planet, serie che curiosamente soffre anch’essa di un incipit difficile) riesce a imbastire una storia notevole: scorrevole e piacevolissima da leggere, popolata da personaggi iconici che sono incarnazioni ognuno di un diverso sentimento, quasi fossero degli avatar o dei totem. Si ha davvero l’impressione di star seduti attorno a un fuoco ad ascoltare le storie dell’anziano del villaggio. Storie di bene e male, dell’ordine del mondo e del destino delle figure che l’hanno incrinato e ricostruito.

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Ma più di tutto Pretty Deadly si distingue per i disegni di Emma Rios: non sempre lineari né immediati, con pagine che necessitano spesso di più di un’occhiata per esser comprese, ma in definitiva davvero impressionanti. Nulla, dal character design alla carichissima palette cromatica, dalla vastità dei paesaggi aperti al dinamismo dei combattimenti alla costruzione di ogni tavola, può lasciare indifferenti.

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Da questo punto di vista Pretty Deadly merita un’occhiata, anche se lo stile di primo acchito magari non piace: come la storia della quale è al servizio, ci mette un po’ ad ingranare ma che quando ci riesce lascia il segno.

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In sostanza Pretty Deadly si è rivelato essere ben al di sopra delle aspettative. I primi due capitoli mi avevano fatto preoccupare [as it turns out, per niente] presentando una storia fumosa e difficile da seguire e dei disegni… insoliti, anche per i nuovi standard Image. Tuttavia superata l’impasse iniziale quello che rimane è una lettura davvero ben riuscita, che promette bene anche per i prossimi numeri, spiegando quanto serve a non essere inconcludente ma lasciando numerosi punti in sospeso per aver ancora molto da raccontare.

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Pretty Deadly, a conti fatti, non è il più debole dei quattro volumi Bao citati in apertura, ma di certo è il più difficile. Ha bisogno del suo tempo, d’esser letto e lasciato riposare, ma ve lo consiglio comunque (o forse a maggior ragione): vi troverete per le mani un albo bello, stranamente affascinante, che una volta finito riprenderete per mano giusto per poterlo sfogliare di nuovo. E d’altro canto è questo che si fa con le vecchie leggende: anche se le si conosce a memoria, le si ascolta ancora un’altra volta.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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3 thoughts on “Pretty Deadly, antiche leggende di un far west fantastico

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