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Un giorno a Treviso

Salve a tutti e bentornati. Come ormai saprete se seguite la pagina Facebook di Dailybaloon (cosa che dovreste fare perché è super bellissima) lo scorso sabato sono andato a farmi un giretto al Treviso Comic Book Festival. Quindi oggi niente recensione, ma uno [spero] conciso report dell’evento che, spoiler, è stato bellissimo. In appendice, o meglio inframmezzato in mezzo al racconto, trovate anche un commento ai premi Boscarato di quest’anno. Insomma, un articolo imperdibbile (sì, con due b).

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Sabato mattina ad un orario improbabile [scherzo: erano le 7 abbondanti] mi armo di coraggio e pazienza, mi alzo dal letto [con gran fatica] e mi lancio verso la stazione. Destinazione: Treviso, città tristemente nota alla cronaca per un vecchio incidente diplomatico con le panchine dei parchi. Durata del viaggio: due ore abbondanti di reggionali (sì, oggi sono in vena di doppie a casaccio).

Arrivati alla meta mi dirigo al volo con il mio compare alla mostra mercato, ospitata all’interno di un palazzo storico dall’altra parte della città. Ma Treviso è piccola, e dalla stazione a lì ci si mette a piedi una manciata di minuti. Poco male.

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Entrati nel suddetto palazzo ci accorgiamo immediatamente che il clima è quello giusto. L’ingresso è a offerta libera ma comunque non c’è casino, a testimonianza che se il problema è che c’è troppa gente aumentare il prezzo del biglietto non è l’unica via; si riesce a passeggiare con calma, a guardare le bancarelle e a chiedere prezzi e informazioni; di cosplayer neanche l’ombra. E sono già felice.

Perdo rapidamente interesse per i [pochi] venditori privati che propongono le loro rarità e le loro serie complete (non sono andato lì per quello) e mi dirigo verso l’area editori. L’atmosfera si scalda di un tepore meraviglioso.

L’impressione che ho è quella di stare dentro una stanza in cui pubblico e autori/editori si dividono lo spazio in ugual misura. Tutti conoscono tutti, gran chiacchiere, cicaleggio amichevole, clima da vecchi amici che si ritrovano. Ora, non ho illusioni che il mondo dell’editoria a fumetti sia così tanto rose e fiori e magari poi la stessa gente tornata a casa si è attaccata alla tastiera a lanciarsi insulti a vicenda. Ma il clima era quello lì. E anche fosse stata tutta apparenza (cosa che comunque non credo) è stato bello così.

Nella zona editori riesco a tenere a freno la libidine e ad acquistare giusto un paio di cosette. Lezioni di anatomia e le autoproduzioni di Nicolò Pellizzon e Il porto proibito autografato da entrambi gli autori. Poi giro lo sguardo e vedo che allo stand Shockdom è presente Giulio Rincione, candidato al Boscarato come miglior autore esordiente ma poi battuto da Spugna e dalla sua Brutta Storia (che in realtà è una bella storia, vai a capire).

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Maledicendo il fato che non mi ha fatto ricordare di portarmi dietro la mia copia di Noumeno decido di acquistarne una seconda da far firmare a Rincione, i cui disegni erano decisamente la parte migliore del volume.

Non contento il giovane autore decide di omaggiarmi con un disegno a parte. Un papero malato, parole sue, che ha dell’incredibile e che finirà dritto dritto incorniciato e appeso in camera.

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Non avendo previsto un gran budget per la giornata decido di smettere di farmi tentare, deliberatamente (ma dolorosamente) ignorando la presenza di Alice Socal a firmare il suo fascinosissimo Sandro (Eris Edizioni), o di Tuono Pettinato col suo Corpicino (Grrrz) o di Quiles Luis e il suo Revolutionary Road (001). Mi dirigo quindi verso l’area autoproduzioni, che lì c’è meno pericolo, giusto?

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Sbagliato. Ma davvero tanto sbagliato. Sarà che i miei gusti sono cambiati e sto poco alla volta allontanandomi da un certo tipo di letteratura e di produzione “mainstream”, oppure sarà che mi sto lentamente ma inesorabilmente trasformando in quello che alcuni miei amici definirebbero un radicalchicabbestia. Sta di fatto che nella zona autoproduzioni ogni cosa mi sembra bellissima, interessantissima ai limiti del miracoloso, imperdibile.

Tra i vari acquisti che non ho proprio potuto evitare (e dei quali con ogni probabilità sentirete parlare qui nei mesi a venire) ve ne segnalo tre. In primis Sunday, l’ultima antologia di Delebile, autografato da Bianca Bagnarelli e Paolo Cattaneo (al quale ho comprato anche L’estate scorsa (Canicola)); volume titanico in formato A3 che mi ha condannato a pensare, per il resto della giornata, “mo’ questo dove cazzo lo metto”. Stampato in toni di rosso e blu è una raccolta di pagine, ognuna opera di un diverso autore, sul tema della domenica. Un albo bellissimo (per quanto scomodo) che vi consiglio di adocchiare.

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Poi incontro Sakka ed il suo Il Libro Nuovo (Centro Fumetto Andrea Pazienza): questo l’avevo visto su Facebook e me l’ero segnato perché i disegni sono di una potenza disarmante. Acquisto immediato, impreziosito da una personalizzazione dalla bellezza inverosimile.

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Infine Resti, del collettivo Brace (composto da studenti [o ex studenti?] dell’Accademia delle berte arti di Bologna). È un volumino bello bello composto  da cinque racconti dai quali emergono per bene gli stili ed il talento dei cinque autori. Anche a questo, se mai lo vedeste in giro, dateci un occhio.

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Tre dei cinque autori del collettivo

Ormai a portafoglio vuoto decido col mio compare di andare a vedere qualche mostra: quella di Sunday ma anche quella di Icaro deve cadere, una sul fumetto underground dei paesi bassi (a tratti sconcertante) e quella di Nobrow (che era ancora in allestimento ma c’hanno fatto fare un giro lo stesso).

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Ottengo il prevedibile risultato di voler comprare ancora più roba. Decidiamo che preferiamo pagare l’affitto, questo mese, e di vivere per combattere un altro giorno, come si dice. Così torniamo verso Bologna.

Ultimo commento sui Boscarato sui quali ho solo altre due cose da dire (poi la lista completa di nominati e premiati la trovate qui). Forse come miglior disegnatore italiano avrei preferito Matteo Scalera, che di recente abbiamo apprezzato su Black Science, rispetto a LRNZ (che comunque su Golem ha fatto un lavoro notevolissimo). E poi… super complimenti a Lorenzo Ghetti, che si porta a casa il titolo di miglior webcomic per To Be Continued. Se non lo conoscete e non lo leggete abitualmente… fatelo. Trovate una lista di buone ragioni qui.

In conclusione. Il Treviso Comic Book Festival si è rivelata essere un fiera bellissima. Era la prima volta che ci andavo ma di certo non sarà l’ultima: la vivibilità, il clima, la gente… Sono rimasto davvero piacevolmente colpito da quest’esperienza. Dimenticatevi l’affollamento di Lucca o l’inutilità degli ultimi Romics. Qui si gira che è un piacere, ci si ferma a parlare con autori ed editori, si conosce gente e, soprattutto, si sta bene. Non saprei come altro dirlo: si sta bene. Se vi ho convinto (e spero proprio di sì), ci vediamo là il prossimo anno.

(mi scuso per la qualità delle immagini: per causa di forza maggiore le ho dovute fare dal telefono… mi farò perdonare più avanti)

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One thought on “Un giorno a Treviso

  1. Pingback: ARF. Un racconto dalla fiera del futuro | dailybaloon

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