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Morgan Lost, un noir in rosso

Ciao bad boys… sono la vostra Lindy Kiss, la testimonial del Jackpoker, che vi offre il programma più seguito della nostra emittente: il notiziario dei serial-killer!

Mostraci i mostri Lindy!

Il primo è sempre il vostro favorito: Wallendream! Ha ucciso ventun persone, di cui quattrodici donne. Armi preferite: tutte. Firma inequivocabile di ogni delitto: una rosa nera con il gambo senza spine infilato in gola alle sue vittime. La taglia su di lui è di tredicimila eurodollari, con tendenza al rialzo!

Sei bellissimo Wallendream! Vieni a uccidere anche me!

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Salve a tutti e bentornati dopo la forzata pausa lucchese della scorsa settimana. Come magari saprete se seguite la pagina Facebook di Dailybaloon alla fine sono stato costretto (coattamente e contro la mia volontà, aggiungerei [scherzo, ovviamente]) a trascorrere una giornata in quell’inferno di persone ammassate l’una sull’altra che i più si ostinano a chiamare Lucca Comics and Games.

Siccome non ho ancora deciso se scrivere qualcosa di specifico riguardo la mia trasferta toscana, per adesso riprendiamo con la nostra placida routine, dato che le novità di cui parlare non mancano. Nello specifico, oggi parliamo bonellide. È infatti da poco approdata in edicola una nuova serie, ideata da Claudio Chiaverotti [che onestamente non conosco], che merita un commento: Morgan Lost.

È cosa ormai nota ma la ribadisco per quelli che ancora mi conoscono poco: non sono (purtroppo) un accanito lettore Bonelli. Non è una questione politica o una presa di posizione morale di qualche tipo. È solo che, per quanto cerchi di tenermi informato, tolte quelle due serie che seguo con regolarità ogni mese (Orfani e Dragonero) tendo a non essere mai del tutto sul pezzo quando si parla della casa editrice di via Buonarroti. Tuttavia sto guardando al suo tentativo di rinnovamento con un certo interesse e, quando nasce una nuova testata, capita spesso che catturi la mia attenzione. Così, per curiosità di vedere che aria tira.

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Così è successo con Morgan Lost. Ne sentii parlare qualche tempo fa (non ricordo esattamente quando) su Fumettologica e subito una parola fece tintinnare il mio senso di ragno, ammesso che ne abbia uno: tricromia. Le tavole mostrate in anteprima sfoggiavano infatti una peculiare e molto evocativa scala di rosso in aggiunta al solito brusco bianco e nero “all’italiana” (passatemi il termine). La cosa mi intrigò non poco: esperimenti grafici di questo tipo, soprattutto se giustificati a livello narrativo (come in questo caso), di rado mi lasciano indifferente. Così mi appuntai il nome di questo nuovo personaggio per andarlo a pescare poi quando sarebbe arrivato all’edicola sotto casa.

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Una decina di giorni fa l’albo esce e si fa trovare con la prima buona sorpresa: il prezzo di copertina. Morgan Lost si presenta infatti come il tipico bonellide dal centinaio scarso di pagine, ma temevo che la tricromia l’avrebbe fatto costare almeno almeno 4 euro, più probabilmente quattro e mezzo come Orfani. E invece, malfidente o pessimista io, costa solo 3 euro e 50. E sono abbastanza pochi da fargli meritare una possibilità.

Così lascio ogni indugio, pago l’edicolante e mi appresto a tuffarmi nella lettura. Seconda sorpresa. Per qualche motivo mi aspettavo di trovarmi di fronte una sorta di Dylan Dog dei giorni nostri: un protagonista investigatore, magari piacione, ingabbiato in casi surreali mese dopo mese, alla ricerca del serial killer di turno. E se in parte non mi sono del tutto sbagliato e Morgan rappresenta abbastanza bene quello che mi aspetto (nel bene e nel male) da un eroe Bonelli di oggi è anche vero che il feeling generale è un bel po’ differente e Morgan Lost alla fin fine non è un Dylan Dog 2.0.

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In un passato alternativo che non ha visto la seconda guerra mondiale, fermata prima di nascere dall’assassinio di Hitler, e che sembra popolato per metà da persone normali e per metà da assassini sociopatici, i cacciatori di serial killer sono delle specie di poliziotti privati che fanno il lavoro sporco per il bene di tutti (o di loro stessi?). Il palcoscenico è Nuova Heliopolis, città oscura metà Gotham e metà Egitto dei faraoni, dove i serial killer sono trattati da celebrità (dettaglio per qualche motivo abbastanza disturbante, sarà che è facile vederci dei parallelismi col mondo vero…): di loro si parla in appositi programmi televisivi e se ne discute al bar con le birre in mano; la gente ha i propri preferiti dei quali innamorarsi e per i quali fare il tifo (?), quasi fossero personaggi di un macabro reality show.

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Morgan, daltonico cacciatore solitario e tormentato, indaga su un caso che pare avere parecchie connessioni con il passato che lo ha reso ciò che. I colpi di scena non mancano, e per quanto il twisted ending possa risultare piuttosto prevedibile (mi dicono, io di mio non c’ero arrivato) il ritmo rimane sempre alto e la lettura scorre piacevolmente.

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Nota personale aggiuntiva. Si è visto ancora poco, ma devo ammettere che schiaffare in fondo al primo albo un bel “continua”, invece che proporre il solito episodio autoconclusivo, mi fa ben sperare in una trama abbastanza orizzontale, la qual cosa mi intriga non poco (anche se l’idea di fondo si presta bene [e si presterà di certo] a episodi verticalissimi e one shot vari).

Anche l’atmosfera generale funziona benone, nonostante qualche sbavatura poco convincente. La simbologia egizia unita al tono tono molto dark da metropoli goticheggiante, con il fumo che esce dai tombini e nessuno veramente mai al sicuro, crea un mix estetico ben riuscito. Un mix che peraltro si sposa particolarmente bene con l’incedere della narrazione, solcata da voci fuori campo che rievocano i telefilm noir-polizieschi di qualche anno fa.

In sostanza… mi sarei aspettato di trovarmi per le mani un albo abbastanza meh, fatto del solito antieroe spaccaculi sempre pronto con la sua frase a effetto. E invece, per quanto sia ben consapevole che siamo solo all’inizio e tutto può cambiare, soprattutto dopo questa prima avventura pilota dichiaratamente introduttiva, Morgan Lost riesce a convincere.

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Sarà l’atmosfera e la peculiarità di questo rosso che fa capolino qua e là a spezzare il grigiore di una città crepuscolare, sarà il protagonista ben caratterizzato, sarà la storia che regge il ritmo dall’inizio alla fine senza perdersi nell’ormai quasi immancabile spiegone o il suo saper rimanere sapientemente a metà tra il bonellide classico e il prodotto nuovonuovo. Sarà pure un mix di tutte queste cose, ma il risultato è che Morgan Lost funziona: coinvolge intrattiene e incuriosisce, spingendo il lettore verso il secondo volume.

Vi consiglio di dargli una possibilità perché vi troverete davanti una lettura godibile e ben scritta, con un paio di tavole dal buon impatto e qualche citazione di gran classe qua e là.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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