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Avete sentito il terremoto?

Salve a tutti e bentornati. Avete sentito il terremoto?

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La scorsa settimana c’è stata la fiera di Lucca, e questo lo sapevate già. Quello che potreste non sapere è che sotto l’altisonante hashtag #cambiatutto c’è stato un terremoto nel mondo dell’editoria a fumetti in Italia. In soldoni Bao Publishing e Sergio Bonelli Editore ora verranno distribuiti da Messaggerie, il principale distributore di libri di varia del mercato.

Di questa scelta Michele Foschini, Publishing Manager di Bao, spiega le ragioni e (parzialmente) la portata in un’intervista a Comicus, potete trovare la versione completa qui.

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Potete sfogliare la versione digitale del catalogo qui

Scrivo quest’articolo, non privo di una certa vena polemica, per fare il punto di quello che si è capito e di quello che non si è capito (o quantomeno che non ho capito io) al fine di provare a mettere insieme i pezzi di quello che presumibilmente è il più grosso scossone dell’anno per il mondo della narrativa disegnata in Italia.

Partiamo dall’inizio. Bao la conosciamo tutti, è una casa editrice splendida che pubblica un sacco di cose meravigliose, ed è probabilmente l’editore o uno dei pochi editori che davvero stanno spingendo maggiormente perché il fumetto esca dai propri confini ed entri nelle librerie “di varia”. Che questo sia un bene o un male lo lascio decidere a voi.

Bonelli, dall’altra parte, è tipo da sempre il colosso del mondo del fumetto italiano. Distribuito prevalentemente in edicola, il catalogo dei ragazzoni di via Buonarroti vanta vendite da capogiro che spesso manco i top sellers americani. Ma il punto sta proprio lì: distribuito prevalentemente in edicola.

Da davvero un sacco di tempo l’habitat naturale del bonellide è l’edicola, quella fuori dalla stazione nella quale si passa giusto per prendere qualcosa da leggere in treno o quella sotto casa dove si va a prendere il giornale e “toh, mettici pure Dylan Dog”. L’edicola è un mondo vasto ma al contempo, anche se forse questa è solo un’impressione mia, molto chiuso: è difficile che il lettore da edicola passi alla fumetteria e al tipo di offerta che rappresenta.

Forse proprio per questo, per ampliare il proprio pubblico non tanto in termini di numeri quanto in termini di diversità, Bonelli relativamente di recente si è aperta a fumetterie e librerie. Prima con un accordo con Pan Distribuzione, che ora distribuisce [con un delay di circa 6 mesi] gli albi dell’editore nelle fumetterie, e poi con una linea editoriale di volumi pensati apposta per le librerie di varia sulla falsariga delle edizioni Bao di Dylan Dog e Orfani [ma purtroppo non con la stessa cura cartotecnica].

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Le cose stavano già cambiando, quindi, ma ora tutto ha subito una brusca accelerazione con il passaggio a Messaggerie. Messaggerie che è il distributore unico, per capirci, di Tunué, BD, GP e J-Pop (per dire i primi che mi vengono in mente).

La prima considerazione che mi sento di fare è di carattere puramente pratico. Premetto che non conosco il mondo della distribuzione a tutto tondo, quindi probabilmente sto per dire qualcosa di estremamente limitato ai casi di cui ho esperienza diretta.

Ultimamente sto lavorando in una fumetteria che, per motivi che non sto a spiegare, può rifornirsi unicamente da Pan Distribuzione. Quindi so di per certo che questo tipo di situazione esiste. A questo punto mi chiedo: se, come pare, Messaggerie diventerà il distributore unico di Bao e Bonelli, in quale modo una fumetteria in tale situazione potrà accedere ai cataloghi dei due editori? E, in secondo luogo, non mi è chiaro se l’accordo tra Bonelli e Messaggerie riguarderà anche la distribuzione degli albi da edicola, facendo così sparire dagli scaffali non solo i volumi ma anche i mensili.

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Se qualcuno ha delle risposte si faccia avanti.

Questa è grossomodo la fine della parte non polemica, della parte “dei dubbi”, diciamo. Ora inizia la parte polemica, che riguarda soprattutto Michele Foschini in prima persona viste l’intervista citata in apertura ed altre uscite del nostro sul tema “distribuzione”. Perché premesso che un imprenditore, con la sua attività, può fare quel che gli pare senza chiedere niente a nessuno e senza dover giustificare alcunché (fintantoché rimane nella legalità, beninteso), qua forse sono io che ho allucinazioni olfattive ma qualcosa puzza. E a me le cose che puzzano non piacciono.

Nell’articolo di Comicus, infatti, Foschini dice testualmente che

Senza entrare nel merito, grazie alla struttura di Messaggerie e alla promozione (nel senso dell’informazione ai librai e del servizio clienti dedicato) messa in piedi da SBE e BAO, sul medio termine le fumetterie diventeranno più competitive rispetto a quanto siano ora, nei confronti di altri venditori degli stessi prodotti.

A parte che senza entrare nel merito un par di palle. Perché se non si entra nel merito la faccenda si pone con il seguente interrogativo. In quale modo passare da un distributore “per fumetterie” a uno “per librerie” (con “per” nel senso di “abituati ad avere a che fare con”) dovrebbe favorire le fumetterie rispetto ad “altri venditori degli stessi prodotti”? Che poi questi altri venditori sarebbero proprio le librerie cui Messaggerie si rivolge abitualmente.

A mio avviso tutto ciò si può interpretare in almeno due modi. Il primo, se vogliamo più “politico”, è un tentativo di staccarsi da un certo tipo di distribuzione classica del fumetto; una distribuzione che Daniele Bolli durante il convegno Editoria senza editori (tenutosi lo scorso anno all’interno del festival BilBOlBul) definiva una “cartello”. Ne parlava infatti in questi termini:

C’è un editore che controlla tutta la distribuzione nelle librerie specializzate. L’anti trust non se n’è mai occupato, ma è una cosa pesantissima.

A questo Foschini aggiungeva

Tutto origina dal nocciolo centrale che sono i problemi distributivi.

In quest’ottica il cambio di distributore avrebbe ben poco a che fare con una politica di favoreggiamento delle fumetterie (politica che, in ogni caso, fatico a credere reale) quanto più con una presa di posizione appunto “politica” atta a modificare gli equilibri di mercato (che, per carità, non c’è mica niente di male, basta non menare il can per l’aia).

In alternativa si potrebbe pensare che Bao stia puntando tutto sul mercato delle librerie di varia nel tentativo di staccarsi ed elevarsi definitivamente da quelle altre librerie, quelle specializzate che chiamiamo fumetterie, popolate da nerd che si esaltano per i supereroi e i manga, quei nerd che il mondo della letteratura “alta” non prenderà mai sul serio.

Sarò cinico e malfidente io, ma non riesco a mettere a tacere una vocina nella testa che mi continua a ripetere che quello spezzone d’intervista non sia che una qualche rassicurazione posticcia e pretestuosa per rassicurare quelli che da questa manovra potrebbero rimaner fregati. E cioè le fumetterie (e il loro pubblico).

Ma non finisce lì, perché su Comicus il discorso continua con

Per motivi che prescindono dalla volontà degli editori, nel sistema che usavamo in precedenza era molto difficile garantire la disponibilità ai negozi degli arretrati. In pratica, quando un titolo veniva lanciato la prima volta era facile ordinarlo, ma dal primo riordino le cose si facevano complesse e i tempi quasi biblici. Non potevamo continuare a lavorare in questo modo.

E pure questa frase è parecchio strana soprattutto se messa vicino ad un post comparso sulla pagina Facebook di Bao giovedì 5 novembre per promuovere l’imminente uscita di Nimona di Noelle Stevenson.

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Il punto cruciale è, evidentemente, “avete tempo fino al 21 novembre per ordinarlo alla vostra fumetteria se volete riceverlo appena esce”.

Per quanto tutto ciò potrebbe banalmente venir catalogato come marketing, una semplice frase per spingere i preordini che tengono in piedi tutta la baracca, una domanda sorge spontanea. Ma se il passaggio a Messaggerie dovrebbe facilitare la reperibilità degli arretrati, per quale motivo “se voglio riceverlo in tempo” devo ordinarlo “entro il 21 novembre”? Che succede se non lo faccio? Che mi tocca aspettare? Ma se tutto sto casino è pensato [anche] per ridurre i tempi di riordine… Qualcosa, francamente, non mi torna.

La chiudo qui, perché ho già parlato abbastanza. Quello che mi preme ribadire è che il mercato del fumetto sta cambiando, è giusto e inevitabile. Per la maggior parte delle volte sta cambiando in meglio, e vedremo cosa questo cambiamento d’equilibri porterà con sé. È pure giusto che ogni editore prenda le decisioni che ritiene più opportune per massimizzare la diffusione e i guadagni derivati dai propri prodotti.

Quello che non mi va giù è che una mossa così drastica, un cambio di direzione così netto, da parte di due delle maggiori case editrici italiane venga fatto passare per qualcosa che non è. Perché quando un editore che da sempre guarda al pubblico generalista più di chiunque altro prende una decisione simile spacciandola per interesse per il pubblico specializzato, qualche dubbio può sorgere. E se si spendono così tante parole per far passare un messaggio vago, a tratti contraddittorio, che giustifichi una scelta che non dovrebbe necessitare di alcuna giustificazione, qualche altro dubbio si accoda ai primi.

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4 thoughts on “Avete sentito il terremoto?

  1. Ciao!
    Rompo solo per dire che anche io avevo avuto quasi le tue stesse impressioni, sebbene io ne capisca decisamente meno di distribuzione ed economia, quindi spero di non dire stupidate… A questa aggiungo l’impressione (ma solo mia personale, quindi tremendamente soggettiva) che da mesi si intenda arrivare in libreria per raggiungere il pubblico che non andrebbe mai in fumetteria ( molto spesso infatti sento lettori dei volumi bao che leggono i loro ‘libri’, non fumetti), forse è anche dovuto al fatto che in città molto piccole è più facile trovare una libreria che fumetteria. Questo perchè anche se siamo nel 2015 la fumetteria viene ancora vista come qualcosa di tremendamente settoriale e da sfigati da chi non le frequenta, oltre al fatto che ormai sono pochissime le librerie indipendenti: quindi se hai la clientela che non val al negozio specifico, tanto vale raggiungerla in un posto che si sa che frequenta. È un tipo di pubblico molto diverso e probabilmente più remunerativo, quindi giustamente un’azienda lo sta puntando. Non so nemmeno io capire se sia bene o male, spero solo che non cambi in peggio per voi e alle altre fumetterie!

    • Una cosa del tipo “se Maometto non va alla montagna”…
      Condivido. Credo che buona buona parte delle scelte di un certo tipo di mondo del fumetto sia fatta in quest’ottica. Non poche volte ho sentito da editori o rappresentanti di case editrici robe del tipo “abbiamo deciso di non entrare nelle fumetterie ma di rimanere nelle librerie per non correre il rischio di venir paragonati a “quelle robe là””.
      Sul fatto che raggiungere un pubblico più vasto ed abituarlo, poco alla volta, al fumetto sia un bene non ho dubbi. Credo però che parte del motivo per cui ancora oggi il fumetto e soprattutto la fumetteria come luogo sono visti in un certo modo è questo tipo di discorsi. Discorsi del tipo “i fumetti che trovate in libreria sono una cosa, quelli che trovate in fumetteria sono sciocchezze infantili”. E purtroppo è un approccio tenuto da persone interne al settore, il che mi infastidisce ancora di più.
      Detto questo rimane da capire quali siano le reali motivazioni dietro il recente passaggio di testimone a Messaggerie perché, ribadisco, qualcosa non torna.

  2. Un aggiornamento rapido rapido. Sfogliando Anteprima, oggi, ho potuto constatare che mentre la pagina Bao è del tutto scomparsa (come aspettato) è rimasta la sezione Bonelli che presenta però i soli albi da edicola.
    Quindi, se non ci saranno ulteriori sorprese nei prossimi mesi, credo che Pan continuerà a distribuire (con i soliti sei mesi d’attesa) i bonellidi “da edicola”, mentre i volumi da libreria sono passati assieme al catalogo Bao a Messaggerie.

  3. Pingback: Tope10 delle anteprime di novembre | dailybaloon

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