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Vita, vita, e ancora vita

Salve a tutti e bentornati. È ora di cominciare a spulciare la pila di acquisti lucchesi, tra i quali non mancano cosine parecchio interessanti. Diciamo che, tra l’annuncio di Indieversus (che meritava una comunicazione tempestiva) e la classifica delle anteprime, questo momento è stato rimandato anche troppo a lungo. Quindi partiamo senza ulteriori indugi, e lo facciamo con un volume che mi ha particolarmente colpito: Vita, di Simone Prisco.

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Piccola premessa. Prima di Lucca Simone Prisco non lo conoscevo. Ero passato allo stand di Douglas Edizioni attirato dal terzo attesissimo (almeno da me) volume di Mors Tua (serie che per quanto mi riguarda merita molto nonostante la periodicità parecchio dilatata, ma magari ne parliamo un’altra volta). Sfogliando un po’ di proposte al banchetto dell’editore (le realtà piccole, che in fumetteria ed in generale si vedono meno, portano regolarmente in fiera un sacco di lavori interessanti, #faccicaso) mi imbatto in questi fumetti che mi colpiscono per i loro disegni, graffianti e incisivi. Faccio un paio di conti e alla fine riesco a prendere solo Vita. Me ne pento quasi subito e quindi prometto a me stesso che gli altri li recupererò alla prima occasione.

A quel punto Simone arriva allo stand, mi dedica l’albo e, non pago, vi aggiunge un acquerello meraviglioso su un foglio a parte. Mi allontano con una buona sensazione addosso: sarà una banalità, ma io me ne sarei andato contento pure solo con la firma sull’albo, o anche senza se non ci fosse stato modo d’ottenerla. Quell’in più, quel piccolo acquerello da incorniciare, mi ha davvero fatto piacere, un gesto gratuito ma sentito. Bello come tutti i gesti gratuiti e sentiti.

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Premesse a parte, non sapevo bene cosa aspettarmi da questo Vita che mi si presentava con un titolo parecchio imponente e delle tavole dure ed affascinanti. Quindi qualche giorno fa, quando finalmente mi sono seduto per iniziarne la lettura, l’ho fatto a mente sgombra spinto più che altro da una curiosità genuina e non direzionata. Che probabilmente sarebbe il modo migliore con cui affrontare ogni libro: senza preconcetti né aspettative.

Arrivato alla fine delle 65 pagine che compongono il volume ero senza parole e senza fiato. L’ho immediatamente riletto una seconda e una terza volta, cosa che non mi capita spesso. All’inizio Vita sembra una raccolta di racconti, una serie di piccoli episodi di vita vissuta di quelli che ognuno di noi ha sepolti nella memoria.

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Tuttavia già a metà del volume si comincia ad intravedere il filo rosso che lega ogni capitolo, fino al finale in cui tutto diventa chiaro. E sarà inevitabile provare il desiderio di ricominciare daccapo, di rivedere ogni pagina sotto la nuova luce e di stupirsi per quel dettaglio che sembrava irrilevante e invece no.

Vita è un racconto che nasce in un modo e poi, lentamente e quasi impercettibilmente, evolve in qualcosa d’altro, di più profondo. E quando finalmente i pezzi vanno a posto non si rimane con quel senso di eccitazione per esser riusciti a comporre un puzzle difficilissimo, creato apposta per disorientare, ma si comincia a capire il perché di alcune scelte, di alcune parole. E quelle scelte e quelle parole acquistano maggior peso, ed è una sensazione bellissima.

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Forse questo è l’aspetto, assieme ai disegni sui quali torniamo tra un secondo, che maggiormente ho apprezzato di questo libricino di poco più di sessanta pagine ma che è stato capace di lasciarmi più di tanti tomi voluminosi. Forse perché è più genuino, più spontaneo, più personale, forse addirittura più sentito. Non lo so… sta di fatto che anche dopo la terza lettura quell’albetto mi è tornato in mano, anche solo per essere sfogliato o leggiucchiato a pezzetti, per riportare alla mente questo o quel momento. E, di nuovo, non è cosa che mi capita spesso.

Un secondo è passato, quindi spendiamo un paio di parole sui disegni che, per primi, mi hanno incuriosito e spinto all’acquisto. Tavole colorate ricoperte da pennellate carnose e materiche, che talvolta rappresentano volti o dettagli che hanno la forza di uno schiaffo in faccia, si alternano a tormentate immagini a penna solcate da definitivi tratti oscuri. La tranquillità dei ricordi più sereni si mischia all’angoscia dei momenti più bui in una bellissima dissonanza visiva. I pochi testi che fanno capolino qua e là dicono tutto quanto c’è da dire senza sprecare una parola di troppo garantendo così al volume un sapore ermetico ma mai criptico, denso d’emozioni sussurrate.

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In conclusione, Vita è un volume che potrebbe (ingiustamente) passare inosservato: è pubblicato da una casa editrice piccolina e poco distribuita, è scritta da un giovane autore italiano nell’epoca dei grandi fumettisti che sono pure figure mediatiche/personaggi pubblici… Tuttavia al suo interno cela disegni notevolissimi e una storia davvero molto intima. Talmente intima e personale che ci si potrebbe chiedere, e di certo i più maligni lo faranno, se ci sia davvero il bisogno di leggerla, se non fosse qualcosa che Simone Prisco poteva tenere per sé.

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Il punto è che una bella storia, sia questa un libro o un fumetto o un film o qualunque altra storia, non sono prodotti costruiti sui bisogni del pubblico, non rispondono alle esigenze del fruitore. Sono creature nate dalla necessità dell’autore di raccontare qualcosa che ha dentro di sé, di condividerla, per quanto privata sia. L’esigenza è sua. E sono molto felice che Simone abbia deciso di condividere con noi questa storia, perché vale la pena di leggerla.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Vita, vita, e ancora vita

  1. Pingback: La scelta di prendere un’altra strada, di raccontare un’altra storia | dailybaloon

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