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Paranoid Boyd, la nuova creatura di Edizioni Inkiostro

Maledetta ragazzina… perché sei nata? Troppi fastidi, cazzo… PERCHÉ SEI NATA?

paranoid boyd 1

Salve a tutti e bentornati. Novembre volge al termine ed il clima ci tiene a ricordarci che le mezze stagioni non esistono più e che ormai siamo in inverno. Maledetto clima appassionato di luoghi comuni. Ma basta parlare del tempo (per quanto sia sempre un buon incipit) dato che abbiamo di certo cose più interessanti per la testa.

Quello di oggi sarà un articolo atipico, almeno per i miei standard, a metà recensione e a metà riflessione estemporanea. Comincerei dicendo due paroline su un altro dei miei acquisti lucchesi Paranoid Boyd, che aspettavo da un po’.

Quando Paranoid Boyd venne annunciato la copertina mi colpì a sufficienza da smuovere il mio interesse senza bisogno di altri stimoli: quel mostro tettuto che faceva così tanto Slaanesh e quel titolo, Sulle scogliere della rovina, così lovecraftiano, erano più che sufficienti.

Acquistato il volume a Lucca, nella sua cover variant (quindi non quella che tanto mi aveva colpito) perché ogni tanto quella febbre lì mi riassale, l’ho letto qualche giorno fa e, per quanto siamo ancora solo all’inizio dell’inizio dell’inizio, ve lo segnalo e ve lo consiglio.

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Ed ecco la cover variant di Blake Malcerta. Apprezzabile, peraltro, la scelta di modificare il layout dei testi rendendolo più snello, così da esaltare ancora di più lo splendido artwork.

Il protagonista di questa strana vicenda è William Boyd, tossicodipendente, vagamente paranoico, vita a pezzi. È stato segnato da piccolo quando sua mamma invece di un fratellino normale ha partorito un mostro assurdo. E vorrei ben vedere.

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Della storia in realtà non direi altro, anche perché non c’è molto altro da dire. Questo è solo l’antipasto, e fa il suo lavoro a dovere. Spero soltanto che i tempi tecnici per la realizzazione dei capitoli successivi non dilatino troppo l’esperienza rendendola eccessivamente singhiozzante: questo primo volume scorre velocissimo, ad un ritmo serrato a dir poco, e saper di dovere aspettare dei mesi prima di leggere il seguito (per quanto comprensibilissimo) mi preoccupa un po’.

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Nel frattempo si è vista la cover del numero 2, anche questa spettacolare…

I testi di Andrea Cavaletto sono asciutti e graffianti, con un paio di scambi di battute davvero azzeccati. Per il resto è tutto, per ora, character design, intreccio di personaggi e definizione delle atmosfere in un mix che coinvolge e funziona.

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Ai disegni invece troviamo Renato Riccio nel primo capitolo, intitolato Il doppio castigo di Adamo ed Eva, e Francesco Biagini nel secondo, che dà il titolo all’albo. Entrambi svolgono egregiamente il loro lavoro, ma Biagini merita una menzione speciale. Le tavole a lui affidate sono potenti e incisive in un bianco e nero quasi milleriano e, nonostante un montaggio a volte troppo serrato (colpa forse dello spazio limitato a disposizione), convincono per quanto riescono ad essere evocative e assordanti.

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Commento finale riguardo Paranoyd Boyd. Bel volume, promette molto bene e vi consiglio caldamente di dargli un’occhiata. Magari poi ne riparliamo tra qualche numero quando avremo capito meglio che direzione prenderà il tutto, ma per adesso le premesse ci sono.

Fine della prima parte, inizio delle seconda parte. A questo punto fare un complimento a Edizioni Inkiostro è quantomeno doveroso. La casa editrice di Rossano Piccioni and company si sta, lentamente ma nemmeno troppo, ritagliando uno spazio sempre più cospicuo negli scaffali di fumetterie e appassionati. Sembra passato un botto di tempo da quei primi numeri di The Cannibal Family e, anche se in realtà non siamo così lontani da quei giorni, ne è passata di acqua sotto i ponti.

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La serie ammiraglia, The Cannibal Family appunto, ha abbandonato ogni indugio e si è affermata come quel capolavoro di audacia e sfrontatezza che sarebbe dovuta essere fin dall’inizio. Ma non solo. Facendosi forza di una certa  uniformità estetica e “semantica” (che alcuni malfidenti potrebbero scambiare per mancanza di idee ma, fidatevi, non è così) che la rende riconoscibile, Ed Ink sta ampliando il suo palinsesto con titoli interessanti (come il succitato Paranoid Boyd, per dirne uno) che dimostrano come Piccioni e soci siano ben lontani dall’esaurire le idee.

Quindi, per quanto personalmente non condivida tutte le iniziative di Edizioni Inkiostro (come la febbrile proposta di memorabilia da collezionare per avere altri memorabilia e via discorrendo), non posso che fare i miei complimenti. Complimenti perché le cose stanno funzionando, perché ogni tanto fa bene ricordarsi che si può raccontare questo tipo di storie anche senza essere dei puristi dell’underground più nascosto e, soprattutto, perché tutti le possono leggere, senza remore né vergogna alcuna. Continuate così.

Con questo direi che ho detto tutto quanto avevo per voi, ora vi saluto. Correte a leggere Paranoid Boyd che, se siete come me (che non so se sia una cosa che mi sento d’augurarvi, in realtà), non ne rimarrete delusi. Anzi ne vorrete ancora, e presto, come quando vi portano l’antipasto e poi dovete aspettare il piatto principale. Che si preannuncia buonissimo.

 (tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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