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Faccia di cu… ehm di cane. Faccia di cane

Salve a tutti e bentornati. Prendiamola alla larga. A leggere questo blog uno si potrebbe fare l’idea, sbagliata, che il mondo del fumetto sia fatto quasi del tutto di opere bellissime e indimenticabili. Questo perché le recensioni che pubblico tendono ad essere, in genere, positive. Il punto è che l’insieme dei fumetti che recensisco è un sottoinsieme di quelli che leggo che già di per sé non è rappresentativo della totalità delle pubblicazioni: ho fondi e tempo limitati, quindi tendo ad acquistare->leggere->recensire titoli per i quali in partenza nutro un certo interesse. C’è un evidente effetto di selezione.

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Le recensioni che trovate qui sono di conseguenza, appunto, generalmente positive, con qualche titolo un po’ meh ma davvero pochi brutti brutti in modo assurdo. Certo, alle volte mi capita di prendere delle cantonate, come nel caso di Prison School o ancora peggio de Il teatro di Yusuke Yamada. Ed è successo di nuovo qualche giorno fa (perché anch’io mi lascio abbindolare) con Faccia di cane di cui vi voglio parlare assolutamente così da sconvolgere chi pensa che tutto ciò che leggo finisce poi per piacermi. Quindi buona lettura!

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Quando venne annunciato, Faccia di cane si presentava un po’ meh già dal titolo che, diciamocelo, suona parecchio male. Non sapevo bene cosa aspettarmi (forse un manga pregno d’umorismo nero/demenziale?) e alla fine non finì nemmeno nella classifica delle anteprime. Sfogliato il primo volume, tuttavia, cominciai a pensare che magari qualcosa di buono poteva uscirne. Rimasi particolarmente stupito, di prima battuta, dallo stile di disegno molto lontano dai canoni del genere umoristico cui mi aspettavo l’opera appartenesse: un character design asciutto e realistico (ben riuscita in particolare caratterizzazione del protagonista) e, in generale, un sacco di dettagli cupi catturarono la mia attenzione.

Così mi porto a casa il primo albo, facendo finta di non leggere la becera frasetta pubblicitaria in quarta di copertina che recita “una legnata nei denti di cattiveria”. Vabé, son ragazzi, cose che si dicono…

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Inizio la lettura e giusto dopo una manciata di pagine mi accorgo che la legnata non mi è arrivata sui denti ma sulle palle. Estrema sintesi della trama. Tizio mezzo uomo e mezzo cane fa una strage e annuncia in diretta tv che l’essere umano è cattivo, che ha sfruttato troppo il pianeta e via dicendo, avete capito l’antifona, e che quindi merita d’esser sterminato. “Animali ribellatevi e ammazzate un po’ chi vi pare”. Gli animali ascoltano e iniziano a seminare il panico nelle strade.

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Fin qua ci potrebbe pure stare. La tematica “dell’ecoterrorista”, del giovane incazzato col mondo che si innalza a giudice supremo, non è un granché come punto di partenza: già vista mille volte e pericolosamente vicina ad un baratro di banalità. Ma vediamo come prosegue che magari… No, magari niente, il resto è una volta e mezza Caporetto.

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Spoiler alert, in caso saltate al prossimo capoverso. In un susseguirsi senza sosta di dialoghi allucinanti e trame che sfidano l’intelligenza del lettore si arriva alla grande rivelazione che in realtà il tizio che abbaia in tv non è un vendicatore il portatore di una giustizia superiore come poteva essere Light Yagami: è un (quoto) verginello che fa tutto ‘sto casino per riuscire finalmente a rimanere da solo con la fighetta di turno che alle medie non lo cagava manco di striscio.

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E via un’altra sequela di situazioni al limite del ridicolo che, per la prima volta dopo tanto tempo, sono riuscite a mettermi in imbarazzo. Questa è la principale sensazione che ho avuto leggendo questa cosa: imbarazzo. Perché Faccia di cane si prende troppo sul serio per dire quello che dice nel modo in cui lo dice. Siamo ben al di sotto del limite della decenza, con soluzioni narrative bambinesche nella migliore delle ipotesi e dialoghi semplicemente inaccettabili.

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Questo, tra tutti, è il mio scambio di battute preferito.

La cosa (amaramente) divertente è che a guardare meglio disegni e regia ci si accorge che manco quelli funzionano. L’unico aspetto azzeccato è la realizzazione del protagonista canino, inespressivo (quasi sempre) e credibile (quasi sempre) nel suo essere più animale che umano. Vederlo parlare con quella faccia di cane (il titolo non mente) fa un certo effetto. Tutto il resto è a malapena sufficiente, scivolando a volte nel “meglio se guardo altrove” con volti sbilenchi e inquadrature completamente a caso.

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Concludendo. Per quanto mi riguarda Faccia di cane è un fallimento su tutta la linea. Forse l’ho preso col piede sbagliato e avrei dovuto riderci su, ma non sono proprio riuscito a vederci alcun lato tragicomico, nessuna risata amara per una situazione drammatica portata all’estremo, nessuna volontà di fare della satira (?) su problemi tanto reali quanto complessi. Problemi che invece sono presi e buttati lì come pretesto per mostrare una tetta qua o un bagno di sangue là.

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Non si salva niente. Sembra scritto da un bambino ipercinetico che non si è fermato un secondo a pensare se quello che vomitava sul foglio aveva un minimo di senso logico. Il risultato e a metà tra il risibile e l’intollerabile.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi (fortunati) proprietari)

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