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La triste vita del signor Inuyashiki

Ho salvato la vita a una persona… Io ho salvato una vita… Io… sono un essere umano. Ho un cuore… sono umano. Sento di essere vivo.

inuyashiki  cover

Salve a tutti e bentornati. Dopo la terribile esperienza con Faccia di cane, potete recuperare la recensione qui, meglio se torniamo a parlare di qualcosa che mi ha colpito positivamente. Oggi tocca quindi a un altro manga (non preoccupatevi, l’appuntamento annuale con The walking dead arriva, non me lo sono scordato…) sul quale avevo puntato poco, ma che si è rivelato essere una gradevole sorpresa: Inuyashiki.

Premetto che non sono un grande fan di Hiroya Oku: di Gantz ho leggiucchiato l’inizio e poco più, non mi ha preso e l’ho lasciato al suo destino, mentre ho La mia maetel trovato a dir poco imbarazzante.

gantz

Non mi è facile identificare il preciso motivo per cui questo blasonatissimo mangaka non mi va a genio, probabilmente è una commistione di fattori più o meno espliciti, ma se dovessi sbilanciarmi direi che a infastidirmi maggiormente sono i suoi disegni. A fondali quasi fotografici vengono associati personaggi dal character design banalotto e dai volti spesso sghembi, con guance sporgenti soprattutto quando ritratti di tre quarti.

Se a questo aggiungiamo un gusto narrativo generalmente lontano dai miei canoni (anche se La mia matel chiamava bene) capirete perché non sono rimasto rapito dalle sue serie e perché non saltassi dall’entusiasmo all’annuncio di Inuyashiki che, in effetti, si presenta esteticamente molto Oku-style, dai personaggi alla costruzione della tavola a un’espressività facciale che non convince (per quanto riesca ad essere, a tratti, effettivamente comunicativa).

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Tuttavia ho deciso di superare la ritrosia iniziale e di dare comunque a questo primo volume una possibilità: non si sa mai. E per fortuna.

In estrema sintesi la trama, per ora, si potrebbe riassumere così: vecchietto triste e solo viene investito da astronave aliena, il suo corpo viene sostituito con un’unità da combattimento perché sì. Praticamente ora il signor Inuyashiki all’esterno sembra umano, ma dentro è pieno di sorprese. Così dovrà ritrovare sé stesso, o meglio dovrà ridefinire sé stesso, e ritagliarsi un nuovo posto nel mondo.

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Assieme a lui subisce lo stesso trattamento anche un ragazzetto delle superiori, classico figaccione. Probabile finale a mazzate tra i due visto che i figaccioni che diventano macchine da guerra tendono a voler conquistare il mondo a differenza dei cinquantenni malati che invece sono tutti buoni come il pane. Ma non divaghiamo.

Da quando avviene la trasformazione del protagonista in realtà tutto si fa meno convincente, con dialoghi e psicologie più superficiali e una probabile deriva in direzione vecchietto-cyborg vs l’ingiustizia. Ma è quello che succede prima a risultare davvero convincente.

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Nel paio di capitoli introduttivi, che spero non vengano relegati a banale punto di partenza per far partire la fracassonata successiva, l’autore racconta con estrema pacatezza e puntuale disillusione il mondo del signor Inuyashiki pre-trasformazione. E quelle pagine manifestano un’incisività e un impatto emotivo che mai mi sarei aspettato.

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Vediamo il protagonista del tutto inerme di fronte a un mondo brutto, popolato da bulletti; lo vediamo tremare impotente alla vista di piccoli furtarelli; lo vediamo ignorato da una famiglia che si vergogna di lui. Ma lo vediamo anche apprezzare le piccolissime cose, uno sfizio di gola o l’affetto di un cane (suo unico vero amico), immediatamente smorzate dall’opprimente silenzio della sua solitudine.

Senza falso cinismo né eccessivi pietismi Oku dipinge queste scene con naturalezza, senza stare a sottolineare l’ovvio, e a leggerle mi sono trovato addosso un senso di tristezza e malinconia che mi ha preso felicemente impreparato. Quindi se è vero che dalla seconda metà del volume la faccenda si fa più standard, seguendo il classico paradigma scoperta dei poteri->sgomento->assunzione di responsabilità, la prima metà basta e avanza a garantire ad Inuyashiki una possibilità. Sempre nella speranza che quel sapore amarissimo delle prime pagine non vengano relegate a “pretesto/contesto iniziale”: sarebbe un vero peccato.

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Concludendo. Inuyashiki inizia parecchio bene. Anche se, in particolare dal quarto capitolo, si cominciano ad intravvedere i semi della fracassonata vecchietto-cyborg vs l’ingiustizia, per adesso ci voglio credere. Perché l’amarezza di quelle prime pagine è così riuscita che mi fa ben sperare, e non voglio credere che finirà lì.

 (tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

PS: verso la fine del volume c’è una scenetta così pateticamente autoreferenziale che è meglio se faccio finta di non aver visto nulla e non ne parlo.

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Lascio a voi, nel caso i commenti. Con questo è davvero tutto, alla prossima.

 

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4 thoughts on “La triste vita del signor Inuyashiki

  1. Hai avuto le mie stesse sensazioni: ebbene, una chance al prossimo volume diamogliela. Magari oltre alle inevitabili botte ci sarà dell’altro.
    In finale, si è rivelata una sorpresa gradevole (nonostante l’autocompiacimento dell’autore. E quella vignetta in cui, tornati sul luogo dell’incidente, il cane si alza in piedi assieme al padrone… cioè, che cavolo è?)

    • Cavolo al cane che si alza in piedi sai che non c’avevo fatto caso? Wtf!
      Comunque certamente il secondo volume merita merita più di una chance, poi vedremo come proseguirà.
      Grazie del commento!

  2. Pingback: Una gru. Fredda e infreddolita | dailybaloon

  3. Pingback: Commenti un tanto al chilo, episodio 4 | dailybaloon

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