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The Walking Dead, tre anni dopo

Salve a tutti e bentornati. È giunto il momento del nostro appuntamento annuale su The Walking Dead, per fare due chiacchiere su questa serie più che centenaria (in America è da poco [o sta per uscire?] il centocinquantesimo albo) e provare a tirare qualche somma. In realtà sono un po’ in ritardo all’appuntamento, che sarebbe dovuto essere praticamente un mese fa, ma che ci volete fare? È un periodo super incasinato, sono successe cose, abbiamo parlato d’altro…

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Solito disclaimer prima di cominciare. Questo articolo, così come i due precedenti (se li volete recuperare li trovate qui e qui), fa riferimento all’edizione formato bonellide della serie di Kirkman. Ci fermiamo questa volta al numero 36, quindi alla fine di Guerra Totale: fatevi i vostri conti per evitarvi spoiler indesiderati. Detto ciò le premesse sono finite. Pronti via.

Rick e compagni si sono definitivamente (più o meno) installati a Hilltop, una cittadina fortificata dove iniziare una vita normale. Le cose sembrano andare abbastanza bene, e una parvenza di società civile comincia a prendere forma. Ovviamente tutto ciò, manco a dirlo, dura molto poco.

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Il gruppo viene infatti a conoscenza di almeno altri due centri abitati, Alexandira e “Il Regno” (!), nelle vicinanze, entrambi soggiogati al volere di un pazzo furioso che conosceremo a breve: Negan. Se quella col Governatore era poco più che una schermaglia, una scazzottata tra bande, quella in arrivo è una vera e propria guerra.

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Tutto ruota attorno all’eccentrica figura di Negan, capo fuori di testa di un gruppo di gente fuori di testa che si definiscono “Salvatori” ma in realtà vanno in giro a fare un po’ come gli pare. I Salvatori sono tanti, ben organizzati e ben armati e, soprattutto, sono guidati da un megalomane violento al punto giusto. Non è difficile immaginare le circostanze che li hanno visti assurgere a dominatori praticamente incontrastati della regione.

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Fondamentalmente funziona che se tu hai una cosa ne devi dare metà a Negan, altrimenti lui ti ammazza e se la prende tutta. O meglio, non ammazza te, ma quelli che stanno attorno a te. In questo modo manda un messaggio forte e chiaro e la prossima volta la sua fottuta metà non gliela nega nessuno.

Ne avevamo già parlato lo scorso anno ma è bene ribadirlo. Potete ben immaginare come una situazione simile a Rick, che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, non vada esattamente a genio. E infatti iniziano le prime schermaglie con Negan, i primi battibecchi. Solo che Rick ci mette un po’ a realizzare che stavolta non ha di fronte un cretino qualunque con una pistola e un macete, ma uno svalvolato vero parecchio consapevole di come gestire il suo territorio.

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Rick inizialmente le prende, contrattacca e le prende di nuovo (più volte), si piega alla volontà di Negan ma in realtà no, era solo una copertura per preparare la prossima mossa e… BAM! Colpisce durissimo e la spunta pure stavolta. La trama grossomodo è questa qua, ma ormai abbiamo ben capito che quando si parla di Kirkman ed in particolare di The Walking Dead non è tanto la storia in sé a tirare il carro, quanto piuttosto i suoi personaggi.

Anzi a ben guardare la successione di eventi di per sé non è nemmeno questo granché, con morti alla George R.R. Martin e un finto plot twist verso la fine che mi ha fatto vivere attimi di terrore riportandomi alla mente Civil War. Ma tutto scorre bene perché i personaggi lo fanno scorrere.

Quindi parliamo di personaggi. Partendo da Rick.

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Rick ormai è il capo assoluto. Un capo con dei dubbi, che si pone delle domande, ma pur sempre un capo. Si fa quello che dice lui. Punto. Abbandonata del tutto l’aria da capo riluttante l’ex poliziotto di provincia si è trasformato in una specie di generalissimo capace di articolate tattiche di guerra e sotterfugi di vario genere. Il ragazzotto tuttavia mostra anche, inaspettatamente, una certa visione di come dovrebbero andare le cose, ha le idee ben chiare su come vuole che sia il mondo post-ricostruzione e lotta per i suoi ideali (che per la maggior parte sono piuttosto condivisibili). Tutto ciò lo rende più credibile e funzionale, è più facile immedesimarvisi: è sempre meno “se non fai come dico io ti meno perché si fa come dico io” e sempre più “si fa così perché è giusto”. Un’evoluzione personale, per quanto prevedibile, niente male.

Poi c’è Carl.

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Del tutto incomprensibile. Il ragazzo ha preso la testa. Letteralmente. Ok, prometto che il prossimo anno la smetterò con questa battuta stanca. A parte gli scherzi, Carl mostra un cinismo cupo che (volutamente) cozza con il suo essere ancora un bambino. Il senso di straniamento che genera nel lettore funziona, ma talvolta si ha l’impressione che faccia e dica cose completamente a caso.

Michonne.

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Mi chiedo se Michonne, agli occhi del lettore medio di The Walking Dead, sia il personaggio tosto e profondo che vorrebbe essere o se sia semplicemente “quella con la katana”, oggetto che, si sa, rende istantaneamente fighi.

Jesus e Andrea.

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Entrambi molto vicini a Rick, sono i suoi nuovi bracci destri. Poco alla volta (soprattutto Jesus) ed in modo incredibilmente vero passano da essere dei semplici consiglieri a dei veri e propri compagni/amici/amanti, a dimostrazione di quanto i rapporti tra i personaggi in questa serie siano più ragionati e profondi delle scazzottate.

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Re Ezekiel.

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Sto tizio s’è creato attorno una società medievaleggiante della quale lui è il sovrano. La gente gira a cavallo e si riferisce a lui come se fossero in un film in costume. Il tutto sembra una sorta di versione riuscita di Doomsday (ve lo ricordate quel filmaccio?).

Ah, Ezekiel ha pure una tigre. Una tigre vera. Che funziona.

Amenità a parte credo che Ezekiel sia il mio personaggio preferito di questo ciclo. Non solo le riflessioni che si porta dietro sul proprio ruolo e la propria responsabilità verso il suo popolo sono tutt’altro che banali, con la spiegazione della maschera che indossa in pubblico che è uno dei dialoghi più riusciti della serie, ma anche la sua evoluzione personale (per quanto compressa) è ben poco scontata. Promosso a pieni voti.

Ed infine Negan.

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Negan è di certo il personaggio centrale di questa serie di eventi. È il principale antagonista di Rick e ad ora il migliore sotto vari punti di vista. Il dubbio iniziale che si trattasse semplicemente di un governatore 2.0 viene quasi immediatamente fugato dalla realtà dei fatti: Negan è tutt’altra cosa.

Mi riesce difficile dire qualcosa di sagace su questo personaggio, che peraltro devo ancora capire se mi è piaciuto davvero o no. Il punto è che non è (o quantomeno non vorrebbe essere, anche se qualche volta soprattutto all’inizio ci scivola) il cattivo che fa le cose cattive perché sono cattive. Negan è un pazzo, egomaniaco in maniera sottile, che davvero ha una concezione falsata di bene e male. Forse proprio per il modo in cui la sua mente funziona risulta particolarmente difficile comprenderne il comportamento e capire quindi se sia un personaggio “credibile” o no.

Ma di certo il risultato è folgorante. Un miscuglio così riuscito di lucida follia, di scorrettezza ed arroganza, rende Negan la perfetta nemesi di Rick, la sua antitesi. Tanto il primo è un cane randagio con la capacità di fare ciò che vuole, senza freni, tanto il secondo si mette costantemente in discussione e anche nei momenti meno luci non deraglia mai nel delirio di onnipotenza. Lo stesso rapporto che il capo dei Salvatori ha con Lucille, la sua mazza da baseball, è allucinato e ben descrive la sua visione del mondo.

Lo scontro inevitabile tra queste due forze opposte corre veloce verso un finale altrettanto inevitabile, nel quale Rick si conferma come portatore di un certo tipo di ordine sociale che non cede alle provocazioni del male incarnato.

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Direi che anche per quest’anno è tutto. Guerra Totale è un ciclo che riesce davvero a farsi apprezzare, anche nonostante le sue sporadiche cadute di stile e i suoi momenti morti, per cui valuto quest’anno di The Walking Dead in maniera molto positiva. La diluizione delle uscite non si è fatta troppo sentire e la lettura, che ormai è diventata una piacevole abitudine, delle avventure di Rick e compagni procede (pur più lentamente) in maniera piuttosto fluida e non eccessivamente rarefatta. Fatemi sapere cosa ne pensate, per il resto ci vediamo l’anno prossimo.

PS: avete notato che non ho detto “zombie” neanche una volta?

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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