Top10 delle anteprime di gennaio

Salve a tutti e bentornati. No, non sono morto. Né sono stato rapito dagli alieni. È un periodo incasinato, la scrittura della tesi sta assorbendo tutte le mie energie creative e senza accorgermene mi sono trovato a non aver mai tempo/voglia/forze di scrivere di fumetti.

ufo

Sto pure leggendo poco, ma le recensioni riprenderanno non appena le acque si saranno un po’ calmate, ché qualche lettura intrigante l’ho incontrata anche in questi giorni indaffaratissimi. In ogni caso eccoci qua con una snella classifica delle anteprime di questo gennaio che si avvia alla conclusione, sperando (ma senza farsi troppe illusioni) che febbraio sia un po’ più tranquillo e che ci si veda qui un po’ più spesso di quanto non ci sia visti nelle ultime settimane… Intanto non mi resta che augurarvi buona lettura!” Continua a leggere

Una favola per iniziare bene l’anno nuovo: Il re rosa

Navigavano in compagnia di un centinaio di bricconi dannati e di qualche imbecille trascinato a tradimento sul grande bastimento della disperazione. Nella solitudine del quadrato, fatta di mappamondi e di bussole, studiavano le carte navali, alla ricerca dello scoglio che li avrebbe liberati.

Lo scoglio che li avrebbe fatti affondare verso la morte… la morte senza leggenda… l’eterno riposo.

il re rosa

Salve a tutti e bentornati! Dopo lo sfogo di ieri è bene fermarsi, fare un passo indietro. Non vorremo mica cominciare l’anno nuovo con la bile in bocca, vero?

Quindi ecco qua la prima recensione dell’anno, scritta per i ragazzoni di Concretabook, che parla come promesso di un bel fumetto.

Il re rosa, di David B., è un sorprendete libricino di 44 pagine, trovato per caso in uno scaffale nascosto di una fumetteria e subito acquistato. Una storia poetica e leggera, che ti coglie alla sprovvista sia per i testi che per le splendide tavole. Ve lo consiglio sinceramente. Come al solito trovate qui la recensione completa. Buona lettura e alla prossima!

Quando la toppa è peggio del buco

Salve a tutti e bentornati. Volevo iniziare l’anno con una recensione, magari di un fumetto bello. Ma il mondo trova sempre il modo per metterti i bastoni tra le ruote e quindi, per quanto la recensione del fumetto bello sia in arrivo a breve, non posso che buttare giù due riflessioni a caldo sul casino che si è abbattuto sul festival d’Angoulême.

Il 5 gennaio viene annunciata la lista dei candidati al Grand Prix, premio internazionale “alla carriera” assegnato durante il festival. 30 nomi. Tutti maschi.

Il Collectif des créatrices de bande dessisée contre le sexism fa notare la cosa, la addita come evidente conseguenza di un sessismo di fondo, chiede di boicottare il premio.

Di lì a poco molti grandi nomi, Daniel Clowes, Charles Burns, Milo Manara, Chris Ware, …, affermano di condividere le perplessità del collettivo e chiedono che venga ritirata la nomina a loro nome.

Ora. Far finta che non sia una questione di sessismo mi riesce davvero difficile: mi riesce difficile, ma per davvero, immaginare che a un comitato di addetti al settore, nel tentativo di buttar giù 30 nomi la cui carriera sia stata in qualche modo degna perlomeno di menzione, non sia venuta in mente nemmeno una donna che rispettasse i requisiti.

Che questa scelta sia stata fatta consciamente o no non lo so, e francamente non credo sia nemmeno così importante (anche se la deliberatezza sarebbe un aggravante mica da poco). Il punto è che una disparità c’è stata.

Ora, se i criteri di selezione fossero stati trasparenti o se il comitato avesse agito nella totale buona fede, la soluzione migliore sarebbe stata fermarsi sulla propria posizione, magari spiegarla, ma fine lì. D’altro canto, se avessero pensato che quei 30 nomi fossero effettivamente quelli giusti, perché cambiarli?

E invece, forse spaventati dalle defezioni (reali o minacciate) o dal danno di immagine o forse colti da un’illuminazione improvvisa, gli organizzatori del premio fanno la cosa peggiore che potevano fare e annunciano che “tranquilli, aggiungeremo anche delle donne”. Il che è evidentemente ridicolo, fatto ora e in questo modo. Un contentino risibile che prende una vicenda in partenza non necessariamente sessista (anche se è effettivamente difficile ammetterlo) e la getta in un baratro dal quale non uscirà più. Dice bene Gipi, in un post su Facebook, “No, dico, fossi una fumettista femmina inserita ora nella lista, ma quanto mi sentirei di mmerda?”. Perché è così, venir inserite adesso non è una questione di merito, è un obbligo imposto per “rimediare” ad un errore.

Quando si dice che la pezza è peggio del buco…

Il festival francese, fosse stato convinto della propria decisione iniziale, avrebbe dovuto semplicemente dire “noi non cambiamo proprio un cazzo per questo questo e questo motivo”. Oppure riconoscere con onestà l’errore,  magari sospendere il premio, e riconsiderare  criteri di selezione per gli anni a venire.

E invece si lancia in una vergognosa specie di ammissione di colpevolezza. Del tipo “ho fatto un buco sperando che nessuno se ne accorgesse, ma se ne sono accorti e ora mi guardano male, mi serve una pezza perché mi sento osservato. Mi dia la più brutta che ha”.