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Quando la toppa è peggio del buco

Salve a tutti e bentornati. Volevo iniziare l’anno con una recensione, magari di un fumetto bello. Ma il mondo trova sempre il modo per metterti i bastoni tra le ruote e quindi, per quanto la recensione del fumetto bello sia in arrivo a breve, non posso che buttare giù due riflessioni a caldo sul casino che si è abbattuto sul festival d’Angoulême.

Il 5 gennaio viene annunciata la lista dei candidati al Grand Prix, premio internazionale “alla carriera” assegnato durante il festival. 30 nomi. Tutti maschi.

Il Collectif des créatrices de bande dessisée contre le sexism fa notare la cosa, la addita come evidente conseguenza di un sessismo di fondo, chiede di boicottare il premio.

Di lì a poco molti grandi nomi, Daniel Clowes, Charles Burns, Milo Manara, Chris Ware, …, affermano di condividere le perplessità del collettivo e chiedono che venga ritirata la nomina a loro nome.

Ora. Far finta che non sia una questione di sessismo mi riesce davvero difficile: mi riesce difficile, ma per davvero, immaginare che a un comitato di addetti al settore, nel tentativo di buttar giù 30 nomi la cui carriera sia stata in qualche modo degna perlomeno di menzione, non sia venuta in mente nemmeno una donna che rispettasse i requisiti.

Che questa scelta sia stata fatta consciamente o no non lo so, e francamente non credo sia nemmeno così importante (anche se la deliberatezza sarebbe un aggravante mica da poco). Il punto è che una disparità c’è stata.

Ora, se i criteri di selezione fossero stati trasparenti o se il comitato avesse agito nella totale buona fede, la soluzione migliore sarebbe stata fermarsi sulla propria posizione, magari spiegarla, ma fine lì. D’altro canto, se avessero pensato che quei 30 nomi fossero effettivamente quelli giusti, perché cambiarli?

E invece, forse spaventati dalle defezioni (reali o minacciate) o dal danno di immagine o forse colti da un’illuminazione improvvisa, gli organizzatori del premio fanno la cosa peggiore che potevano fare e annunciano che “tranquilli, aggiungeremo anche delle donne”. Il che è evidentemente ridicolo, fatto ora e in questo modo. Un contentino risibile che prende una vicenda in partenza non necessariamente sessista (anche se è effettivamente difficile ammetterlo) e la getta in un baratro dal quale non uscirà più. Dice bene Gipi, in un post su Facebook, “No, dico, fossi una fumettista femmina inserita ora nella lista, ma quanto mi sentirei di mmerda?”. Perché è così, venir inserite adesso non è una questione di merito, è un obbligo imposto per “rimediare” ad un errore.

Quando si dice che la pezza è peggio del buco…

Il festival francese, fosse stato convinto della propria decisione iniziale, avrebbe dovuto semplicemente dire “noi non cambiamo proprio un cazzo per questo questo e questo motivo”. Oppure riconoscere con onestà l’errore,  magari sospendere il premio, e riconsiderare  criteri di selezione per gli anni a venire.

E invece si lancia in una vergognosa specie di ammissione di colpevolezza. Del tipo “ho fatto un buco sperando che nessuno se ne accorgesse, ma se ne sono accorti e ora mi guardano male, mi serve una pezza perché mi sento osservato. Mi dia la più brutta che ha”.

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6 thoughts on “Quando la toppa è peggio del buco

  1. Pingback: Una favola per iniziare bene l’anno nuovo: Il re rosa | dailybaloon

  2. Devo essere sincera: mi sono stupita quando ho letto la notizia, credevo che gli organizzatori del festival di Angoulême fossero colti quel tanto da non commettere simili scivoloni. E invece mi sono dovuta ricredere!
    Trovo quantomeno doveroso, da parte di fumettisti e fumettiste, l’atto di richiedere il ritiro della nomina, così che per il Grand Prix siano costretti a premiare il vicino di casa o i parenti degli organizzatori! Ma che cavolo!!

    La cosa che più mi consola, è leggere che le nuove firme del fumetto indipendente nazionale e internazione sono per lo più femminili… e chissà, magari in futuro ci sarà bisogno di introdurre le “quote azzurre”!! 😀

    • Ormai è andata così, anche se l’ulteriore pezza della “non-selezione” e della conseguente premiazione è forse ancora peggio della pezza di prima, che era peggio del buco.
      Per il futuro bisognerà pensare bene a come agire. Il mondo del fumetto sta cambiando e autrici e disegnatrici, pur rimanendo per adesso una minoranza, sono in numero sempre maggiore. È quindi ragionevole aspettarsi che nomine e premi aumentino di conseguenza.
      Detto questo.
      Personalmente quando compro e leggo un fumetto non mi pongo domande sul sesso dell’autore: non è un fattore che influenza la mia scelta di leggere o no un’opera. Quello che voglio vedere è un criterio di selezione che, allo stesso modo, non si ponga il problema “ma è scritto/disegnato da un uomo o da una donna?”. Che differenza dovrebbe fare? Non vorrei vedere due classifiche separate. Non vorrei vedere “quote”, rosa o azzurre.
      Voglio vedere il miglior autore e il miglior disegnatore, maschio o femmina che sia. Perché d’altro canto che differenza dovrebbe fare?

      Poi oh, questa è la mia opinione, non è che tutti devono vederla in questo modo.

  3. Sappi che nemmeno io guardo il nome dell’autore o dell’autrice come criterio di scelta dei miei acquisti; guardo i disegni, quelli tantissimo, poi dò una letta veloce alla presentazione di quarta di copertina e infine, guardo la casa editrice.
    Eppure, se in tutto questo noto anche che l’autrice è donna, ne sono contenta e mi incuriosisce leggere la sua storia e le sfumature della realtà che avrà da regalarmi.
    Insomma, è innegabile che il mondo dell’intrattenimento sia prevalentemente maschile, io sono cresciuta fino a 26 anni con una narrativa prevelentemente maschile, con un modo di raccontare e disegnare i caratteri dei personggi al maschile… Per questo mi incuriosisce leggere e vedere come questi si trasformano se manipolati da un’autrice 🙂

    E poi ognuno ha le sue cause da combattere: ho conosciuto fumettisti e fumettiste sicilian* che fanno opera di divulgazione dei loro colleghi e colleghe isolan*, amici e amiche gay che spingono autori e autrici gay, idem per autori e autrici anarchici… se per far venire fuori certi nomi e certi titoli c’è bisogno di essere di parte, allora vuol dire che esiste un motivo per cui stare sempre con i campanelli d’allarme accesi! 😀

  4. L’ha ribloggato su I Cantastoriee ha commentato:
    Oggi niente sproloquio. Un po’ l’influenza, un po’ la primavera, un po’ lo studio mi hanno costretto a rimandare ciò di cui vi volevo parlare. Ma non vi lascio senza articolo.
    Ho voluto re-bloggare questo articolo dal blog Dailybaloon sulla questione avvenuta al Grand Prix di Angouleme. Lo so, é roba un po’ vecchia, ma oltre a trovare interessanti i suoi pensieri ne vorrei approfittare per consigliarvi l’articolo che trovate su “Scuola di Fumetto” #102, rivista sui fumetti appena uscita nelle edicole (di cui vi parlerò in un futuro più o meno prossimo). L’ho trovato molto interessante (come tutto il resto della rivista). Se vi piacciono i fumetti ma vi interessa anche conoscerne i retroscena, é una rivista che vi consiglio caldamente.
    Non mi resta che augurarvi buona domenica!

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