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Jupiter’s Legacy, il fumetto di supereroi 2.0 di Mark Millar

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. È il momento di una nuova recensione, e questa volta tocca al buon Mark Millar e al suo Jupiter’s Legacy, appena (?) approdato in Italia con il bollino giallo nero e rosso di Panini Comics. Dunque dunque, da dove partire? Bè, come sempre, dal principio.

jupiter's legacy 1

mark millarDato di fatto: Mark Millar è diventato una specie di superstar del fumetto made-in-usa. I suoi lavori, da un bel pezzo a questa parte, respirano quell’aria poppettosa e a tratti finto sfrontata, ma mai davvero esagerata, che ultimamente attizza produttori hollywoodiani e fruitori assatanati di cinecomics (che peraltro è un neologismo di una bruttura senza fine).

Quindi sì, l’estetica millariana (ammettendo che si possa parlarne in questi termini) funziona. Negarlo è sinonimo di miopia o di malafede. Tuttavia, e questo è un discorso del tutto personale, da un certo punto in poi Millar non mi è più andato giù (e, beninteso, mi sto riferendo solamente al Millar creator-owner, non al Millar sceneggiatore per la Marvel o per chi altri [che meriterebbe un discorso a parte]). Molte delle sue ultime opere mi hanno lasciato nel migliore dei casi indifferente, una su tutte quel Secret Service del quale tuttora non riesco a cogliere il fascino.

Mark Millar The Secret Service_Mark Hamil

Meh

Ma non divaghiamo. Come dicevo, per quanto Millar sappia il fatto suo, sono un po’ stanchino e ammetto che se questo Jupiter’s Legacy non fosse stato disegnato da sua maestà Frank Quitely o se non fosse edito da Image (quella maledetta i attira sempre la mia attenzione) probabilmente l’avrei skippato a piè pari. Ma siccome Quitely e Image ci sono eccome… eccoci qua. Fine del preambolo.

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Potremmo dire che Jupiter’s Legacy sia, sostanzialmente, una storia di supereroi 2.0: una di quelle storie in cui la figura del supereroe non viene più data per scontata, nemmeno dagli eroi stessi, un po’ come accadeva (per citare grandi nomi) nel Watchmen di Moore, o nei vari Batman di Miller, o in alcune opere di Alex Ross come Kingdom Come o la trilogia di Terra X. Questi titoli altisonanti, con tutte le loro diversità sia estetiche che semantiche, hanno in comune quel retrogusto che ti fa immediatamente capire che lì, in quelle pagine, non hai a che fare col solito gruppo di buonissimi col mantello che menano il solito super cattivo che vuole (vorrebbe) diventare l’imperatore del mondo.

Qui i supereroi sono fallibili, hanno una rotondità psicologica maggiore (o per lo meno diversa) e le loro azioni non sono guidate da una sorta di moralità assoluta e indiscutibile ma da traumi interiori, conflittualità irrisolte e visioni politiche dettate dal compromesso (o dalla negazione dello stesso, ma quella riflessione, comunque c’è).

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In Jupiter’s Legacy in particolare, un po’ come accadeva in Kingdom Come o nel To Be Continued di Lorenzo Ghetti, la prima generazione di eroi, quelli duri e puri, è vecchia e morente e le generazioni successive capitano in un mondo che di gente super forte e super veloce non ha poi così bisogno. E soprattutto in un mondo che li vedrà per sempre all’ombra dei loro illustri genitori.

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In To be continued si parla di supereroi più o meno con lo stesso approccio che vediamo in Jupiter’s Legacy. Se l’argomento vi intriga, oltre alla recensione, qui trovate una bella intervista a Lorenzo Ghetti, creatore della serie.

Questo fino a che un vegliardo della vecchia guardia si lancia in quello che praticamente è un colpo di stato portandosi dietro il figlio manipolabile e bisognoso d’attenzioni del Superman di turno. È l’inizio di un’epoca buia, in cui i metaumani devono registrarsi e lavorare per/con il governo o vivere da fuggiaschi. Governo peraltro completamente allo sbando perché capitanato da gente che sa fare a cazzotti molto bene, ma la politica è un’altra cosa.

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Dopo un capitolo introduttivo che ci mostra lo status quo pre-rivoluzione metaumana l’attenzione si sposta su una famiglia di fuggitivi (lei figlia di supereroi [quelli veri], lui di supercriminali [quelli veri] ed il loro pargolo stranamente equilibrato nonostante i presupposti) e sull’inizio della resistenza al regime.

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E che regime sarebbe senza cieli grigi e dirigibili dalle forme improbabili che solcano l’aria in cerca di fuggitivi e cospirazioni?

Si sente già odore di ex-criminali che diventeranno i nuovi eroi, di cambi di fronte e di botte da orbi (per ora gestite, anche visivamente, con molta classe, va detto).

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E, manco a dirlo, l’ennesima opera di Millar funziona (solo che, sorpresa, ‘sto giro riesce a piacere pure a me). Funziona perché c’è un po’ tutto quello che serve, senza strafare ma al contempo senza risparmiarsi dal buttare altra carne al fuoco: la riflessione, di certo non nuova ma non ancora stantia, sugli eroi di seconda generazione, se vogliamo sul cosa fare quando hai dei poteri ma il mondo non ne ha bisogno; la riflessione sul perché Superman non diventa il re del mondo e la fa finita con la pantomima del mantello sotto la camicia; la rivalsa dei cattivi-non-così-cattivi; la lotta al potere costituito che, bisogna ammetterlo, scatena nel lettore quel brivido di piacere da rivoluzionario da divano e pantofole (nulla fa saltare sulla sedia come l’agente di un governo corrotto che viene smembrato dal buono oppresso che a un tratto decide che “adesso basta”).

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E soprattutto funziona perché riesce a mettere insieme tutte queste cose facendo comunque “soltanto” dell’intrattenimento. Siamo lontani anni luce dalla criptica complessità (che, per quanto affascinante, lo rende quasi inaccessibile) di Terra X, o dalle riflessioni filosofico-politiche di Miracleman e Watchmen, o dalla complessa e aggressiva analisi sociale del Batman di Miller.

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Per quanto incredibilmente affascinante, Terra X è una lettura che non ha problemi a presentarsi come incredibilmente ostica.

Jupiter’s Legacy colpisce nel segno perché non è una lettura banale ma al contempo si lascia leggere senza troppe pretese, riuscendo sì a far riflettere ma soprattutto a divertire ed emozionare (come non succedeva, lasciatemelo dire, in quel maledettissimo Secret Service [che vi devo dire? L’ho odiato.]).

E poi i disegni. Frank Quitely non ha bisogno di presentazioni. Né di commenti, in realtà. È uno di quegli artisti che sembrano andare bene in qualsiasi cosa facciano. Dalla costruzione delle tavole ai dettagli delle singole scene non c’è niente fuori posto. Caratterizzazione ed espressività dei personaggi funzionano, il ritmo regge bene sia nelle scene tranquille e dialogate che nelle sezioni più movimentate e le tavole risultano sempre chiare e godibili.

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Sarà che il primo fumetto di Frank Quitely che ho letto mi è piaciuto alla follia anche grazie al disegno, alla sua caratterizzazione dei personaggi, al suo tratto che sembra traballante ma che in realtà sa molto bene quello che fa. Sta di fatto che ogni volta che apro un albo disegnato da lui mi corre un brivido lungo la schiena. Mi piace, e non ci posso far niente.

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Per esempio il modo in cui viene rappresentata la prigionia del cattivo di turno in un costrutto mentale è fenomenale.

Quindi. Jupiter’s Legacy è una lettura da consigliare senza troppo timore (a meno che non vi spaventiate di fronte a un paio [giusto un paio] di morti abbastanza aggressive [ma non troppo]) sia a chi è cresciuto a pane e mantelli e magari vuole una variante di quei supereroi che conosce bene sia a chi è digiuno del genere. Il lavoro di Mark Millar non aggiunge niente di nuovo alla discussione e non sto a rifarvi l’elenco di titoli scritto sopra ma molto di Jupiter’s Legacy lo si può trovare altrove. Ma rimane un fumetto godibilissimo, ben orchestrato, in grado di divertire ed intrattenere come i migliori prodotti mainstream ma strizzando l’occhio a un certo tipo di narrativa supereroistica 2.0 spesso interessante ma altrettante spesso ostica (vero Alex Ross?).

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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4 thoughts on “Jupiter’s Legacy, il fumetto di supereroi 2.0 di Mark Millar

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