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Largemouths e la poetica cangiante di un mondo che fu

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati (ragazzuoli sta diventando la mia parola preferita, ergo la sentirete spesso [e non mi interessa se il zelante correttore di Word me la segna immancabilmente in rosso, la userò lo stesso]). Un paio di mesi fa finirono nella classifica delle novità, che ogni mese vi segnala le uscite da non perdere, due titoli targati Hollow Press: Fobo di Gabriel Delmas e Crystal Bone Drive di Tetsunori Tawaraya.

hollow pressAllora vi dissi che non mi capacitavo di non avervi parlato di volta in volta di alcun titolo Hollow Press e che avrei presto rimediato. Quindi eccoci qua. Procederemo in ordine sparso ma nei prossimi mesi aspettatevi di sentir parlare parecchio su questi lidi di questo editore fantastico. Partiamo dunque subito, e partiamo da Largemouths, del già citato Gabriel Delmas.

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Largemouths è diverso. Diverso, con ogni probabilità, da qualunque fumetto vi sia mai capitato di sfogliare. Di certo diverso da qualunque fumetto abbia mai sfogliato io. Si presenta al lettore come un oscuro parallelepipedo, spesso e pesante, dalla copertina gommata, composto da 700 pagine di un bianco e nero assordante senza parole. Senza una parola.

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Delmas dipinge con una maestria che non ve lo sto nemmeno a dire un mondo ancestrale. Prima di tutto, prima anche dell’invenzione (scoperta?) della lingua. Un mondo governato da una natura bellissima e tiranna, in costante mutamento, nella quale si aggirano proto-umani fianco a fianco con creature che oggi riteniamo leggendarie: folletti, fate, centauri, fauni, giganti.

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È un universo violento, quello di Largemouths, in cui si lotta o si viene divorati. Certe volte si lotta e si viene divorati comunque. Un universo nel quale ogni essere sembra governato da una sorta di intelletto primordiale fatto da istinti da soddisfare mentre attorno il mondo cambia, repentinamente.

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Per tutta la durata del volume si respira un’atmosfera strana, quasi si stesse davvero osservando un mondo antichissimo dove magia e superstizione, così come le componenti più animalesche dell’esistenza, non sono ancora state mitigate o soppresse dalle sovrastrutture della civiltà. E così seguiamo le vicende di questi giganti dalla fame insaziabile, alle volte distogliamo lo sguardo dallo scorrere degli eventi solo per scorgere un raduno di creaturine cangianti o l’inarrestabile forza di una tempesta, lasciandoci trasportare dal sempiterno mutamento che si dipana davanti ai nostri occhi.

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Ed il tutto è immerso in un silenzio che rimbomba tra le pagine. Come dicevo non ci sono parole ad accompagnare le immagini, non ci sono nemmeno onomatopee (tranne nel finale) a sottolineare la violenza ed il mutamento. Ma il rumore pre-linguaggio si avverte eccome e passa attraverso la sapiente scelta delle inquadrature, un ritmo sfuggente che accelera e poi pare fermarsi per poi lanciarsi di nuovo, le figure plastiche mosse da una sorta di tensione estetica, il tratto così aggressivo.

Seguire lo svolgersi degli eventi non è sempre facile, collegare cause ed effetti secondo la logica della nostra razionalità (frutto di anni d’evoluzione che in Largemouths devono ancora venire) quasi impossibile. Delmas si lascia andare in digressioni, introduce figure nuove solo per perderle di vista un attimo dopo, guidando l’attenzione del lettore da un’istantanea ad un flusso d’azione ad un’altra istantanea.

Il tratto coinvolge e la magistrale regia non permette di distogliere lo sguardo. A discapito della mole impressionante il volume si lascia leggere (e va letto) tutto d’un fiato, per non spezzarne i ritmi e l’esperienza. Non a caso nell’introduzione e in svariate recensioni che potete pescare online si parla di graphic poetry, poesia grafica, e non di graphic novel. E come ogni poesia Largemouths ha la sua struttura e la sua metrica che non può (o non quantomeno non dovrebbe) venir frammentata. La sua espressività si fonda più sulle emozioni viscerali che scaturiscono da ogni veduta più che da un articolato susseguirsi di eventi.

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Sono stato travolto dalla lettura dell’opera di Delmas, autore che in queste settecento pagine si dimostra capace di prendere il lettore con forza e di trasportarlo in un mondo così alieno, così antico, così grezzo ma al contempo puro, affascinante nel suo essere così selvaggiamente spurgato da ogni possibile sovrastruttura. Un mondo che peraltro non è che il nostro, solo prima che arrivassimo noi.

In senso assoluto Largemouths non costa poco, anche se il prezzo è più che comprensibile se rapportato alla natura underground delle produzioni Hollow Press: parliamo di 30 euro (che comunque per un libro di 700 pagine, realizzato peraltro con incredibile cura cartotecnica, non sono nemmeno una follia). Dicevo. Il libro non costa pochissimo, ma mi sento di consigliarvelo comunque. Magari per molti risulterà troppo ostico, troppo duro nel suo rifiuto categorico della lingua, troppo evanescente nello scorrere degli eventi. Ma se cercate qualcosa di diverso e soprattutto se siete pronti a farvi travolgere da una narrazione incredibile che sfugge alle regole del mondo in cui viviamo… bè, è l’albo che fa per voi.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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4 thoughts on “Largemouths e la poetica cangiante di un mondo che fu

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