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ARF. Un racconto dalla fiera del futuro

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Come forse saprete, lo scorso venerdì mi sono svegliato presto, ho preso un treno di quelli super veloci e mi sono lanciato verso Roma. Destinazione: ARF festival. È stata una giornata fantastica e volevo quindi proporvi questo breve report per farvi (spero) venir voglia di andarci l’anno prossimo. Perché, che ci crediate o no, occasioni tipo l’ARF sono il futuro delle fiere del fumetto. E mancarle è un gran peccato.

arf 2016

Dicevamo, la giornata di venerdì inizia presto. Un caffè in stazione a Bologna e poi si sale sul treno diretto a Roma. Grazie a uno sconto pescato per caso il viaggio con la concorrenza non ci costa nemmeno troppo, e riusciamo a fare andata e ritorno con meno di 30 euro. Non male.

treno arf

Arrivati a Termini ci muoviamo verso la location scelta per l’evento: l’ex mattatoio del Testaccio. Lungo la strada non mancano occasioni per fare un paio di foto che più turistiche non si può. Però oh, il Colosseo fa sempre un certo effetto.

colosseo

Il Macro di Testaccio (l’ex mattatoio ora gestito da un’istituzione museale di arte contemporanea, fonte Wikipedia) si rivela subito essere una location incredibilmente fascinosa. Ampie sale coperte si alternano a viuzzole e spiazzi più o meno grandi dove sedersi ad un tavolino per tirare il fiato con una buona birretta. Nonostante l’apparente scomodità, ho sempre preferito i festival del fumetto inseriti in contesti urbani nei quali la manifestazione parla con l’ambiente ospitante e viceversa, rispetto a quelli ospitati in padiglioni fieristici sterili e lontani dal mondo civilizzato.

macro testaccio

Una volta entrati la prima cosa che mi ha colpito, già dal primo timido giro tra i banchi degli editori, è stata l’aria che si respirava. Quello stesso clima frizzante e amichevole già vissuto al Treviso Comic Book Festival: tutti conoscono tutti, la gente si saluta, autori e fan chiacchierano tra gli stand per poi spostarsi a prendere un caffè assieme.

C’è quel clima, in eventi come questo, che ti fa immediatamente sentire a casa. Che ti fa capire che è l’occasione buona per conoscere meglio chi i fumetti che tanto ti piacciono li scrive, per scambiare due parole oltre all’usuale “questo lo puoi dedicare a tizio?”. Complice la folla di appassionati sufficientemente cospicua da permeare le pareti col tipico piacevole chiacchiericcio ma non troppo numerosa da rendere la situazione invivibile, girare tra gli espositori è stato un vero piacere.

Finito questo primo giro, e prima di dare libero sfogo al portafogli, ci tuffiamo sulle mostre. Iniziamo da quella di Pratt che, manco a dirlo, è stata un turbinio di emozioni.

hugo pratt incontri e passaggi.jpg

Trovarsi a dieci centimetri da tavole originali di Corto Maltese o di Ernie Pike è una cosa che toglie il fiato. Passeggi lungo questo viaggio attraverso uno straordinario pezzo di storia del fumetto mondiale, leggendo estratti presi da saggi e lettere che contestualizzano quello che vedi, ammiri tavole prese da alcune delle storie che più ti hanno commosso… Davvero una mostra eccezionale, che anche da sola sarebbe valsa il viaggio a Roma. Non è uguale, ma se ve la siete persa e volete rimediare Rizzoli ne ha appena pubblicato il catalogo.

E poi l’arte di LRNZ, da Astrogamma a Golem passando per mille progetti da illustratore e un paio di istallazioni video davvero mica male, per finire con Leo Ortolani e Rita Petruccioli. Ho trovato tutte le mostre parecchio curate e allestite con gusto.

lrnz atom.jpg

Da LRNZ si potevano trovare cosine come questa. Commozione assicurata.

Rita Petruccioli, in particolare, mi ha sorpreso: non conoscevo quest’artista ma l’esposizione mi ha saputo incuriosire e trasportare.

rita petruccioli.jpg

Finito il giro per le mostre è il momento di passare all’area self. Disastro. Che io stia cominciando ad avere un problema con le autoproduzioni è evidente, basta guardare il mio estratto conto, ma certi luoghi sono proprio pensati per indurmi in tentazione. A farla breve, qui è dove ho speso tutti i miei soldi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A vederli così non sembrano nemmeno troppi… Ma vi assicuro che pesavano un bel po’.

Battute a parte (che c’è poco da ridere), ho trovato parecchio azzeccata l’idea di lasciare la self area ad accesso libero: questo stimola e supporta un certo tipo di fumetto, un certo tipo di realtà, dandogli visibilità anche al pubblico più restio a pagare il biglietto d’ingresso. È un gesto probabilmente piccolo, magari pure privo del sottotesto che gli attribuisco, ma lo vedo come denso di significato.

La mia giornata più o meno è finita così: con uno zaino pesantissimo pieno di fumetti bellissimi, un sacco di bei ricordi, un sacco di belle chiacchiere e begli incontri e conclusivo un panino in stazione. Quindi chiudo con due notizie e una considerazione finale.

Le due notizie sono le seguenti. 1. Bianca Bagnarelli ha vinto il premio Lorenzo Bartoli come miglior promessa del fumetto italiano. Vorrei quindi semplicemente complimentarmi con quest’autrice che apprezzo e stimo per il riconoscimento ottenuto.

bianca bagnarelli

Un sacco di bella gente in questa foto! Al centro (circa) di fianco a LRNZ, Bianca Bagnarelli con il suo premio i mano.

2. È nata Flag Press. In sostanza: Ratigher ha fondato una casa editrice internazionale di bandiere a fumetti (o fumetti a bandiera?). Gli autori per ora coinvolti sembrano interessanti (lo stesso Ratigher e Manuele Fior in primis), l’idea mi intriga. Il primo fumetto di tale iniziativa, Teoria, pratica e ancora teoria di Ratigher, è già disponibile sul sito dell’editore. Fateci un giro per saperne di più.

flag press

E quindi non ci resta che la considerazione. In un momento storico in cui anche il paesino di 500 abitanti dall’età media 73 anni ha la sua fiera del fumetto, c’è quantomai bisogno di eventi ispirati. E se dovessi scegliere un aggettivo per descrivere l’ARF di quest’anno, l’aggettivo non potrebbe che ispirato. Si vede, si respira, che è un festival fatto da appassionati per appassionati, che è un festival con tanto impegno, tanta visione e tanto cuore. Non è un caso se i panel tenutisi erano blindati di gente. Non è un caso se le master class proposte sono state un successo. Non è un caso se l’iniziativa Job ARF, che mette in comunicazione editori in cerca di autori e autori in cerca di editori, sta mostrando i suoi frutti. Non è un caso se la gente non andava semplicemente a far la fila per comprare Sandman Deluxe vol 4 ma si girava pure le mostre. Queste cose nascono da un sacco di passione e da altrettanto impegno.

Ringrazio quindi gli organizzatori per averceli messi, quell’impegno e quella passione, e per aver creato dal nulla un festival che già al secondo anno è uno dei più belli a cui sia mai andato, con buona pace di eventi ben più noti e affollati. Continuate così. E ci vediamo l’anno prossimo.

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One thought on “ARF. Un racconto dalla fiera del futuro

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