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Low, avventure subacquee dagli abissi di un mondo morente

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Prendete un bel respiro e poi trattenete il fiato che stiamo per tuffarci nelle profondità del mare: è il momento di una nuova recensione. Il fumetto di cui vi parlo oggi è Low, titolo Image firmato da Rick Remender e Greg Tocchini e portato in Italia da Star Comics. Una bella sorpresa.

low - cover

Come accade regolarmente da un po’ di mesi, ormai, Low attira la mia attenzione prevalentemente per il fatto d’essere un fumetto Image. Lo so che sto diventando una specie di fanboy esaltato della casa editrice di Eric Stephenson ma, che volete che vi dica, sono fatto così: mi lanciano addosso due tre quattro titoli luccicanti e io perdo la testa. Non ci posso far nulla. Ma non divaghiamo.

Dicevo. All’annuncio considerai l’acquisto di Low in buona parte perché era un titolo Image. A mente fredda mi rendo conto che se fosse stato di qualsiasi altro editore con buona probabilità avrei glissato. Perché occhei Rick Remender, che su Black Science sta facendo tanto bene. Occhei pure Greg Tocchini che, da quanto potevo vedere cercando distrattamente su Google, sa il fatto suo. Però siamo onesti, la trama generale con cui il titolo era stato pubblicizzato non sembrava esattamente qualcosa di straordinario. Aggiungete che non sono troppo entusiasta dalle edizioni Star Comics di questo tipo… Insomma, ero un po’ perplesso.

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Black Science, l’altra serie (sempre Image) di Rick Remender attualmente in corso (pubblicata in Italia da Bao).

Per qualche motivo decido, nonostante la sinossi traballante, di prenotare comunque il volume. E poi me ne dimentico (qualche volta capita). Così quando mi arriva la mail dalla fumetteria per informarmi che la mia copia di Low è là che mi aspetta, una mezza imprecazione non riportabile (siamo in fascia protetta) mi dev’essere pure sfuggita. Ma ormai il danno era fatto. Mica potevo fuggire in Messico pur di non comprare quel volume desiderato solo a metà (vi sarebbe parsa una reazione equilibrata?). Così vado in fumetteria e lo compro. E lo leggo. E per fortuna che l’avevo ordinato.

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Ho divorato questo primo volume di Low, dall’appropriato titolo Il delirio della speranza (mammamia quanto non mi piace l’abitudine di dare i titoli ai singoli volumi…), e ne sono rimasto più che soddisfatto. Narrativamente parlando Rick Remender è sempre molto riconoscibile: un’idea di fondo semplice e mirata su cui poggiare un world building affascinante e una discreta attenzione ai dettagli e alla caratterizzazione dei personaggi.

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Siamo ben lontani dai nostri giorni, nel futuro del nostro pianeta. Il sole è alla fine del suo ciclo vitale, si espande e si fa più rosso ogni anno che passa, e la Terra è ormai inabitabile. In un estremo tentativo di sopravvivere, l’umanità si rifugia in grandi città-cupola sotto l’oceano (o si dice dentro l’oceano?) mentre attende il ritorno di sonde spaziali lanciate alla ricerca di nuovi mondi ospitali.

Quando dopo millenni di peregrinazioni una di queste sonde si schianta al suolo, un manipolo di wannabe eroi (alcuni inizialmente riluttanti, ma comunque sotto sotto wannabe) parte per il viaggio che potrebbe porre fine alla miserevole condizione umana: salire in superficie, recuperare la sonda e si suoi dati per partire alla volta del futuro.

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Scegliere come causa di tutti i mali la naturale evoluzione della nostra stella, e non il solito conflitto nucleare, è per quanto mi riguarda un tocco di classe mica da poco. Non solo contribuisce a dare quel senso di inevitabilità definitiva alla fine imminente, ma solleva i protagonisti (e il lettore) dal senso di colpa che affligge (o dovrebbe affliggere) la nostra specie per aver “ucciso il pianeta”.

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Dopo un primo capitolo pilota, che introduce al lettore i personaggi e la precarietà di una situazione fatta di caccia al calamaro gigante e filtri per l’aria non funzionanti, la storia accelera bruscamente. Nel centinaio di pagine che seguono avvengono mille cose tutte molto in fretta, al punto alle volte da disorientare e far quasi perdere il filo di una narrazione solo apparentemente articolata (per la maggior parte delle volte infatti i “colpi di scena” sono posticci e prevedibili).

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Ah! E ci sono i pirati. Pirati sottomarini. Quanto sono cool.

Tuttavia nonostante la linearità alla Game of Thrones, con personaggi che muoiono o che prendono inaspettate decisioni drastiche sorprendendo il lettore solo in superficie, Low funziona. E anzi, per molti versi funziona anche meglio di Black Science e della sua cervellotica macchinosità (comunque affascinante e più che godibile) fatta di versioni alternative degli stessi mondi e personaggi che interagiscono. Per quanto a conti fatti il volume letto e finito sia poco più che un’introduzione ad un’avventura che si preannuncia molto classica, infatti, non c’è tempo di annoiarsi né di tirare il fiato e Remender riesce a intrattenere senza troppe pretese ma con buona efficacia.

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Particolarmente interessante la caratterizzazione della protagonista, madre di tre figli dispersi (fisicamente o psicologicamente) e vedova del capoccia di una delle succitate città-cupola. Stel, questo il suo nome, è animata da un ottimismo religioso quasi estremista ed è convinta che se si è abbastanza fiduciosi che una cosa avverrà questa accadrà davvero. Questa sua caratteristica primaria, che avrebbe fin troppo facilmente potuto condannarla allo scherno del lettore o peggio a diventare una sorta di macchietta stile Candido di Voltaire, è invece descritta, giustificata e gestita benissimo. Così un dettaglio caratteriale potenzialmente scomodo viene trasformato in un conflitto interiore che aggiunge profondità e credibilità al personaggio.

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Il tutto, già di per sé piuttosto positivo, è condito dai disegni di Greg Tocchini. Mi trovo a pensare che chiunque altro avesse disegnato Low, non sarebbe stata la stessa cosa (sì, nemmeno Sean Murphy, che al momento è la mia seconda fissazione quando si parla di fumetto americano [la prima è la Image, ve lo foste scordati]).

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Il tratto pastosissimo di Tocchini, che suggerisce forme ed espressioni più che sottolinearle, conferisce ai personaggi un’aura sensuale e a tratti statuaria. Il sapiente uso del colore crea la giusta atmosfera e la composizione e regia delle tavole, ahimé non sempre chiarissima, riesce comunque a tenere gli occhi incollati sulla pagina nel tentativo di cercare dettagli nascosti o anche solo per godersi il gusto dell’insieme.

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Ma è nella rappresentazione dei campi lunghi, dei fondali, che l’artista dà il meglio di sé. L’universo rappresentato è variopinto e meraviglioso, ed è capace di catturare l’immaginazione del lettore nonostante la scarsa originalità delle premesse (il mondo di Low non è, alla fin fine, nulla più del solito mondo sommerso del futuro popolato da pesci giganti e bestie di varia natura). Osservare il tripudio di vita dell’oceano incontaminato, ma anche le mille razze che abitano le città sommerse così come l’imponenza delle navi-sommergibile che solcano i fondali in cerca di tesori, è un piacere per gli occhi che da solo giustifica l’acquisto del volume.

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Low si dimostra una lettura d’intrattenimento d’ottima fattura, riuscendo a convincere anche chi (come me) si poneva scettico nei confronti di quella che poteva essere un’avventura senza infamia ma soprattutto senza lode. Remender tiene a freno la voglia caciarona di salti temporali e universi alternativi e confeziona un mondo fantasy-fantascientifico piuttosto classico nel quale ambientare una storia altrettanto classica di salvezza e redenzione. Tuttavia l’azzeccata caratterizzazione dei personaggi, il buon ritmo che non lascia spazio alla noia e soprattutto il connubio con il notevole impatto grafico delle tavole e dei colori di Tocchini lasciano il segno, consegnando alle stampe un volume più che soddisfacente.

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Per il contenuto prezzo di copertina (15 euro per 140 pagine) ve lo consiglio. Anche solo per rifarvi gli occhi soprassedendo all’occasionale confusione della narrazione e all’edizione italiana non splendida (ma comunque passabile).

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Low, avventure subacquee dagli abissi di un mondo morente

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