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Ode alle tette

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Oggi parliamo di tette.

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Lo so che ora vi aspettate che dica una cosa del tipo “e ora che ho la vostra attenzione, invece, parleremo di una cosa pallosissima tipo diritto ecclesiastico del ‘600 o filologia latina, ho detto tette perché altrimenti non avreste mai aperto il post”. E invece no. Oggi parliamo proprio di tette, di culi, di peni, di sesso (ovviamente nei fumetti).

Qualche giorno fa, non ricordo bene per quale motivo, mi sono ritrovato a pensare al primo volume di Low, quel bel fumetto subbaqquo che mi ero sperticato per consigliarvi. E mi è venuta in mente questa immagine qui.

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Questa doppia paginata, posta praticamente in apertura di volume, ritrae la futura protagonista della serie mentre parla col marito dopo una sonora scopata che ci viene soltanto raccontata. La tizia è ovviamente e deliberatamente nuda, cosa che non aggiunge nulla né alla narrazione della scena né alla caratterizzazione del personaggio, ma una serie di schermi olografici che fanno tanto futuro copre opportunamente tutto quello che c’è da coprire.

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Poche cose mi infastidiscono di più (in ambito letterario) di scene di questo tipo. Tavole in cui il disegnatore, per strizzare l’occhio al giovanotto in crisi ormonale che leggerà il volume, infila dei blandi riferimenti sessuali di per sé del tutto ininfluenti allo scorrere degli eventi, ma non ha le palle per arrivare fino in fondo. E quindi ecco magici schermi olografici o provvidenziali bolle di sapone inspiegabilmente opache posizionate ad hoc per coprire una tetta, un culo, una vagina.

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Quest’immagine viene invece da All Star Superman. Lois Lane quella doccia se la doveva far per forza.

Ora, il mio disappunto non sta nella delusione (comunque presente) provocata da un capezzolo negato. Un giovane d’oggi sa che ci sono altri modi per sfogare tali pulsioni. È più una questione di onestà, di integrità creativa se vogliamo: non è necessario infilare a forza in una storia una scena di sesso, o uno scorcio di una doccia, quindi se non hai le palle di farlo per bene lascia stare. Tanto più che i modi ed esempi per mostrare corpi nudi ma farlo con dignità e buon gusto non mancano.

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Il problema forse sta nel fatto che ci piace autoproclamarci (sia personalmente che come società) progressisti e a proprio agio col sesso, ma in realtà non lo siamo affatto. Qualunque riferimento sessuale è visto come un mezzo tabù al quale si può strizzare l’occhio, magari dandosi delle ammiccanti pacche sulle spalle che ci ricordano quanto siamo spigliati, ma sempre stando bene attenti a non andarci troppo vicino. D’altro canto ne parlavo giusto ieri sera con un amico, viviamo in un mondo in cui è percepito come lecito sparare in testa alla gente in Call of Duty (pure se hai tredici anni), ma non appena in GTA si accenna al sesso in modo un po’ meno garbato succede un porcaio mediatico.

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Torniamo ai fumetti. Questa cosa di suggerire della sensualità, ma coprirla immediatamente per bene in modo da esser salvi da qualunque imbarazzo, mi urta i nervi. Ma proprio un bel po’. Perché non è una cosa elegante dettata dal buon gusto, è da pusillanimi che vogliono mostrarsi grandi (niente grida più “adulto” quanto una tetta o una scopata ben piazzate). Un po’ come i ragazzini che discutono nei bagni delle medie su chi ce l’abbia più lungo senza mai tirarlo fuori. Trovo per esempio fastidioso al limite dell’offensivo l’usanza becera di proporre punti macchina improbabili per mostrare le mutande della lolita di turno per poi incastrarsi in punti macchina altrettanto improbabili per evitare scene troppo esplicite. Cos’è, ci fomentiamo per l’intimo ma abbiamo paura di quello che ci sta sotto?

Non siamo a nostro agio col sesso. Vogliamo far vedere che lo siamo, sentiamo il bisogno di gridarlo ai quattro venti (e se la cosa ci fa vendere un paio di copie in più tanto meglio), ma ci sentiamo irrimediabilmente in imbarazzo. Così non è insolito trovare scene di nudo, anche quando non necessarie o funzionali, ma queste vengono immediatamente placate.

Abbiamo un rapporto bipolare con la rappresentazione della sessualità, al contempo sputtanata in ogni pubblicità di profumi che si rispetti e abilmente poco più che suggerita da dietro un velo di disagio in certa narrativa. Velo abbastanza sottile da farci sentire cool ma sufficientemente opaco da non doversi mai veramente mostrare. Chiunque lasci cadere quel velo fa una certa notizia. Basti pensare a Sex Criminals, gran bel titolo Image di Fraction e Zdarsky il cui merito più grande è forse quello di non aver avuto paura di parlare di sesso per davvero.

Sex Criminals 003 (2013) (Digital) (Darkness-Empire) 016

Oppure basti pensare a com’è stato accolto da certo pubblico La ragazza in riva al mare, miniserie in due volumi di Inio Asano dalla durezza e bellezza rara.

È naturale che un fumetto come La ragazza in riva al mare provochi nel lettore un senso di disagio, quello stesso disagio che si prova di fronte a film tipo Nynphomaniac o Shame. Solo che il disagio non deve, o quantomeno non dovrebbe, derivare dalla presenza di una sessualità esplicita, quanto piuttosto da ciò che questa comunica.

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A questo punto ho completamente perso il filo quindi tiro le somme. È normale rapportarsi al sesso narrato con un certo imbarazzo: la sessualità è forse la più personale, intima, delle esperienze. E ci sta pertanto che vederla spiattellata senza pudore metta a disagio. Quello che non ci sta è fare i progressisti che “I’m totally fine with it” e poi non essere “fine” per niente (fuori o dentro). Quello che non ci sta è cacciare a forza una scena di nudo perché fa figo, fa adulto, fa autore senza peli sulla lingua, ma poi non aver le palle di andare fino in fondo.

Quindi, autore x e disegnatore y, la prossima volta fatemi un favore: tirate fuori le palle e uscite le tette (guarda qua che slang gggiovane) oppure ambientate le vostre scene in cucina a colazione che non c’è una legge che obbliga per forza mostrare una scopata o una doccia almeno una volta per volume. Insomma, fate quello che volete, ma non pigliatemi per il culo.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Ode alle tette

  1. Fa stranissimo personaggi femminili che si svitano per mostrare contemporaneamente seno, chiappe e cosce mentre i personaggini maschili hanno della luce tattica che li fa sembrare dei ken di barbie, meglio tutti nudi quando serve, o tutti in pigiama al massimo :3

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