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Commenti un tanto al chilo, episodio 2

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Dopo la recensione dell’incredibile (ma drammaticamente poco estivo) Unflattening, dovevo farmi perdonare passando a qualcosa di più leggero. D’altro canto siamo tutti con la testa al mare e abbiamo voglia di fumetti da portare in spiaggia, non di mattonazzi sulla profondità delle nostre percezioni.

Quindi eccoci qua, con il secondo appuntamento con Commenti un tanto al chilo, la rubrica in cui vi racconto brevemente un fritto misto di letture alle quali magari non dedicherei una recensione completa, ma sulle quali vale comunque la pena spendere due paroline. Oggi vi beccate una bella informata, con titoli per tutti i gusti buoni da leggere sotto l’ombrellone. Buona lettura!

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Valen il Guerriero

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Non faccio segreto d’esser stato attirato da questo titolo principalmente per i disegni di Matteo Scalera che, su Black Science, mi sta facendo praticamente impazzire. Così mi son preso i due volumi che compongono la miniserie, portata in Italia da Editoriale Cosmo ad un prezzo più che onesto, e (anche se non subito subito) me li son letti al volo. E sono un pochettino deluso.

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Matteo scalera è sempre lui e sa farsi apprezzare ma, forse complice la pessima resa del colore sulla carta che compone ‘sti volumetti da edicola (capiamoci, sempre meglio che in bianco e nero, eh), l’impatto generale è un po’ meh. A questo si aggiunge una trama che è poco più di una pretestuosa collezione di eventi random, tutti dal respiro cortissimo, e un character design (sia visivo che psicologico) di livello zero. Il risultato è una miniserie che, per quanto mi riguarda, sfiora pelo pelo la sufficienza e risulta buona giusto come riempitivo da spiaggia.

Poi oh, se siete in astinenza da fantasy e siete disposti a rinunciare ad ogni raffinatezza in favore di “mazzate al re dei non morti” è probabile che qui troviate da divertirvi.

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Il Barone Rosso

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Rimaniamo in terra Editoriale Cosmo con un albo autoconclusivo dedicato a Manfred Albrecht von Richthofen, aka Barone Rosso, asso dell’aviazione tedesca.

Per quanto non sappia praticamente nulla di questo personaggio arcinoto (la mia conoscenza a riguardo viene quasi esclusivamente dall’interpretazione di Snoopy), questo figuro mi ha sempre affascinato, col suo aeroplano rosso e le sue incredibili skill di volo. Così quando i cosmonauti annunciarono il volume a lui dedicato, complici anche dei disegni super accattivanti, decisi di fare un tentativo.

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Il risultato? Una lettura piacevole, bella in primo luogo visivamente, che racconta la sua storia romanzando la figura del buon (?) Manfred e seguendone le gesta dall’accademia all’ultimo volo. In queste 160 pagine c’è un po’ tutto quello che serve per una storia di questo tipo: l’arroganza, le rivalità, il formicolio guerraiolo, la vernice rossa. Viene perfino data una giustificazione al talento quasi sovraumano del pilota: l’abilità effettivamente sovraumana di percepire pensieri ed emozioni del nemico. Tocco narrativo probabilmente inaccurato dal punto di vista storico ma capace di tenere vivo il racconto.

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In definitiva Il Barone Rosso è una buona lettura, forse troppo prolissa nel prendere il volo e troppo sbrigativa nella sostanza, con pochi combattimenti aerei (mannaggia!) e tante chiacchiere, ma comunque godibile. I disegni sono poi una bella sorpresa, con un piglio molto fotografico e un’ottima gestione del colore che, contro ogni previsione, rende bene anche sulla carta di quarta categoria della quale il volume è composto.

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Il giorno prima dell’estate

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De Il giorno prima dell’estate avevamo parlato anni che furono anche qui (in una recensione che non vi linko perché a leggerla adesso è a dir poco imbarazzante). Ho finalmente trovato la voglia di leggere il volume conclusivo della serie e devo dire d’esser tutto sommato rimasto soddisfatto. Permangono alcuni problemi di leggibilità, in parte dovuti (a sentimento) ad una traduzione talvolta approssimativa, ma il risultato generale mi sento di dire che sia tutto sommato buono.

Sullo sfondo il mondo della pittura, la volontà di esprimere la propria arte, la (finta?) disillusione della giovinezza. In primo piano una storia d’amore parecchio atipica per un manga “mainstream” (tra virgolette perché sì): lui sta con lei ma è innamorato di un’altra, e questo si traduce in una serie davvero ben gestita di indecisioni e drammi interiori nei vari personaggi.

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Buon intrattenimento, leggero ma non superficiale, sfiziosi i disegni, tanti sentimenti e il coraggio di infilare un paio di scene di sesso qua e là. Perché i rapporti di coppia (pure quelli complicati) sono fatti anche di questo (anche se il manga medio non lo dice e perde tempo a raccontarvi di “quando si sono dati la mano per la prima volta”).

il giorno prima dell'estate


Cinquemila chilometri al secondo

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La quarta di copertina recita “il ritratto di una generazione precaria anche negli affetti”. Non so se sarei capace di trovare parole migliori.

Se c’è una parola che, meglio di ogni altra, può descrivere la generazione dei “giovani d’oggi” è di certo precarietà. La mancanza di punti fissi, di vincoli, dovuta di certo in parte alle infinite possibilità (e altrettanti stimoli) offerte dal mondo globalizzato, ma in larghissima misura dalla mancanza di stabilità, di prospettive, dall’apparente impossibilità di conciliare soddisfazione personale e realizzazione professionale.

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Manuele Fior racconta, in libro delicatissimo e durissimo al tempo stesso, l’impossibile storia di due ragazzi che si avvicinano e poi, inevitabilmente, si riallontanano. Di cinquemila chilometri.

In un turbinio di colori che virano dalle tinte acide dell’estate italiana al freddo della Norvegia al caldo soffocante dell’Egitto, la storia si dipana lenta ma intensa fino ad un finale che (sarò sensibile io) è una botta allo stomaco da rimanerci per un paio di giorni. Cinquemila chilometri al secondo è una storia imperdibile raccontata con grande maestria. E, se non è certo necessario che sia io a venirvi a dire quanto Manuele Fior sappia il fatto suo, posso comunque consigliarvela. Caldamente.

cinquemila chilometri al secondo


TobecontinuedStagione 2

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Per prepararmi all’uscita di Millennials, spin off cartaceo (in arrivo questo autunno) scritto dal buon Lorenzo Ghetti e disegnato da Claudia Nùke Razzoli del più bel webcomic della storia dell’universo, mi sono riletto per intero e con calma la seconda stagione di Tobecontinued. E lasciatevelo (riba)dire: è grandiosa.

A differenza della prima, questa stagione si presenta come una storia di supereroi più classica, con supercattivi e salti temporali e piani malvagi articolatisimi. Ma come sempre la fanno da padrona gli ottimi personaggi scritti dal Ghetti che riescono a rendere una situazione, che sarebbe potuta tranquillamente risultare banale e già sentita, elettrizzante. Non mancano poi i gustosi effetti speciali da webcomic 2.0 che già avevamo apprezzato lo scorso anno, a donare al tutto quel qualcosa in più. E il finale! La stagione si conclude con un cliffhanger che Game of Thrones può accompagnare solo. Promosso a pieni voti.

Ah, e poi c’è Particlaire, che mi ha fatto innamorare subito e fortissimo. Non so bene perché.

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È semplicemente un personaggio troppo figo. Come fate a non lasciarle il cuore?

Tirando le somme, Tobecontinued si conferma irresistibile. Correte a leggerlo (lo trovate a questo indirizzo) perché ne vale la pena ed è meglio di ogni altro fumetto di supereroi attualmente pubblicato dai soliti noti. Se poi volete approfondire la faccenda vi rilancio la bella intervista a Lorenzo Ghetti, nella quale parliamo di tante cose interessanti.

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E anche per quest’episodio è tutto. Spero abbiate trovato spunti interessanti che vi aiutino a trascorrere le lunghe ore sotto il sole in spiaggia. Poi nel caso fatemi sapere se qualcosa vi intriga particolarmente, se vi è piaciuto, se vi ha fatto schifo. Alla prossima!

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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5 thoughts on “Commenti un tanto al chilo, episodio 2

  1. Piccola premessa:
    Non ho letto Baron Rouge (non ancora).
    Detto ciò,
    penso che la Cosmo sia una delle novità più belle degli ultimi anni. Da bravo quarantenne mi ritengo orfano delle riviste Comic Art e L’Eternauta che, illo tempore, proponevano un fumetto altro e alto. Con la comparsa della Cosmo sembra di essere tornati a quelle atmosfere un po più mature (fatti i dovuti paragoni, ovviamente) e ricercate. Vero anche che il formato bonellide non rende giustizia alla maggioranza delle tavole ma meglio questo che un dito in un occhio.
    E niente, spero di recuperare l’albo e di farti sapere se sono in linea con le tue conclusioni.
    C.

    • Purtroppo in effetti il formato non sempre aiuta, ma ci si può ancora lavorare: Cosmo si sta distinguendo bene negli ultimi tempi.
      Aspetto di sapere il tuo parere sul Barone Rosso!

  2. Pingback: Millennials, il nuovo che avanza | dailybaloon

  3. Pingback: Una gru. Fredda e infreddolita | dailybaloon

  4. Pingback: Super saldi Coconino. Qualche consiglio | dailybaloon

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