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La medusa

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Sono di ritorno dal TBCF (per chi ancora non lo sapesse, Treviso Comic Book Festival) con una shopper rigorosamente di tela piena di cose fighissime. Il festival di Treviso è un po’ così, ci si va più per l’ambiente impregnato di quell’aria fantastica, e si torna a casa con lo zaino pesante e il portafoglio leggero. In particolar modo quest’anno, con gli stand dei privati spostati fuori dal cazzo in una tensostruttura (che è peraltro una parola meravigliosa. Senti come suona: tensostruttura. Tensostruttura) là fuori, lontana dalle cose importanti, per mettere al loro posto la più grande area autoproduzioni che abbia mai visto.

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Quindi sono rientrato a Bologna con mille cosine autoprodotte super cool, da ciclostilati A6 di livello cartotecnico 0 a cose più tiraiole, ma comunque il grosso degli acquisti (mio malgrado) li ho fatti allo stand Canicola. L’editore bolognese infatti portava in anteprima nella cittadina veneta ben quattro titoli, presi tutti e quattro: Amore di Lontano di Martoz, Horses di Pellizzon e i due spillati La medusa e Daniele tra gli alberi, rispettivamente di Roberta Scomparsa e Daniele Faresin.

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Ho avuto tempo, per ora, di leggere soltanto La medusa, quindi vi parlo di quello. Ma già che ci sono approfitto per dire un paio di cose anche sulla collana che lo contiene, dedicata a Henry Darger, che per certi versi rappresenta un cambiamento nell’approccio di Canicola al fumetto.

Partiamo da questo secondo punto per poi lasciarlo e poi ritornarci (oggi mi piacciono le cose contorte). Non sappiamo ancora bene quali siano le intenzioni dietro questa collana, sono usciti solo due albi e non possiamo prevedere il futuro, soprattutto visto che Canicola fa degli annunci di un criptico che Dark Souls spostati.

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Quello che sappiamo è che entrambi gli albi sono di autori molto giovani che vengono dritti per dritti dal mondo dell’autoproduzione e, almeno per quanto riguarda la Scomparsa, classe 1994, si vede.

La medusa si apre con una famigliola in spiaggia. Mamma e due figlie, una adolescente e l’altra ancora bambina. Ancora senza il pezzo sopra del costume, per dire. Le due prendono il sole, la grande messaggia col ragazzo, la piccola gioca. Tette rifatte di una vecchia esibizionista in topless. Poi fanno il bagno. Una medusa fa quello che sa fare meglio. La pipì contiene ammoniaca.

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Non è tanto nella trama in sé che l’albo mi ha colpito. Alla fine abbiamo a che fare con un raccontino di 23 pagine che non regala spazio a divagazioni o riflessioni. Però in quelle 23 pagine c’è, pur sotto una veste meno underground, una sfrontatezza che getta il lettore in un piacevole disagio. Ed è in questo senso che, secondo me, la provenienza dell’autrice da un certo mondo sotterraneo del fumetto si vede eccome.

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Quel disagio, forse addirittura quella morbosità, non sono affatto tipici di una produzione “ordinaria” (intesa come “da libreria”, o comunque “da editore standard” [non che Canicola sia un editore standard, a dirla tutta, ma non è nemmeno una realtà fatta di ciclostilati e cantine umide]). E non so, questa cosa mi è piaciuta molto. È un racconto che suggerisce più che sbattere in faccia, ma comunque riesce ad essere, a suo modo, esplicito.

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Ma se nei temi e nel gusto della narrazione si ritrova quell’aria un po’ strambotta e tutta deviata che si respira pure in Tambler, lo spettacolare spillatino tutto giallino che la Scomparsa ha firmato con il collettivo Doner Club, visivamente si nota l’avvicinamento ad un’estetica, pur molto contemporanea, più tradizionale. Un character design un po’ alla Paolo Cattaneo, linee più morbide, colori…

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Il tutto confezionato in un volume davvero, ma davvero bello. Lo spillato proposto da Canicola è fatto con gran gusto, a partire dalla grafica di copertina che (quantomeno decisamente meglio che nell’ultima sfornata di titoli, L’estate scorsa e Viaggio a Tokyo in primis) fa apparire il comunque pataccoso logo dell’editore piazzato lì in primo piano meno fastidioso. Nonostante la foliazione ridotta all’osso l’albo ha comunque consistenza ed è, in definitiva, un gran bell’oggetto.

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Canicola aggiusta il tiro dopo il radicale, a mio avviso un po’ traballante, cambio di grafiche dell’anno scorso. E tutto, dalla palette cromatica alla carta utilizzata, funziona meglio.

Solo che… minchia 8 euro per uno spillatino di questo tipo, per quanto bello sia fuori che dentro, sono veramente demanding e rischiano di inibire qualunque possibilità di diffusione di un prodotto la cui diffusione è già traballante (non credo che ‘sti spillati vedranno mai gli scaffali della Feltrinelli, per capirci).

Ora. Io non so quale sia la filosofia dietro alla produzione di questa collana. Se cercare di avvicinare l’autoproduzione ad un pubblico più mainstream (per quanto mainstream possa essere un pubblico che anche solo considera di leggere Canicola), se provare ad accaparrarsi giovani e promettenti autori prima che se li freghi qualcun altro, se cercare di farli crescere per formare il futuro del mondo del fumetto. Non lo so. Per quanto possiamo immaginare il prossimo numero potrebbe pure essere di Alan Moore e Alex Ross (dubito).

Di certo la scelta di fare degli spillati, e di farli così costosi (se di scelta si tratta) limita l’appeal che un titolo come questo può avere. Ho paura che, alla fine, a comprarlo e a leggerlo saranno sempre gli stessi quattro gatti che andavano comunque a leggersi le cose della Scomparsa o di Faresin pescandole nelle self area delle fiere più cool dello stivale. E sarebbe un peccato.

La medusa merita una lettura. È una bella storia, sfacciata in quel modo impercettibile (ma alla fine manco troppo) che ti lascia un po’ così, messa dentro a una confezione di tutto rispetto. Costa quello che costa, ma fossi in voi ci farei un pensierino.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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One thought on “La medusa

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