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Da terre lontane… Big Questions

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. È il secondo venerdì del mese, quindi è giunto il momento di un nuovo appuntamento con Da terre lontane…, la rubrica che usiamo come scusa per chiacchierare di fumetti che in Italia ancora devono arrivare.

Il fumetto di questo mese è Big Questions, di Anders Brekhus Nilsen, pubblicato nel 2011 da Drawn&Quarterly e inspiegabilmente (e imperdonabilmente) non ancora tradotto in italiano. Capiamoci subito, Big Questions è uno di quei capolavori che capita di rado di leggere. Un tomo voluminoso per contenuto e per dimensioni, di una raffinatezza sia estetica che concettuale notevolissima. Insomma, una di quelle [poche] cose che bisognerebbe realmente leggere.

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La scena si apre mostrando i protagonisti del racconto: una colonia di fringuelli in un posto sperduto in mezzo al nulla. I pennuti passano il tempo a mangiare, a svolacchiare qua e là. E nel frattempo parlano, di cose effimere ma anche (e sempre di più al passare del tempo) di cose importanti. Inizialmente tutto è calmo, il paesaggio è un’idilliaca distesa d’erba nella quale dimorano, oltre ai suddetti fringuelli, una vecchia signora ed un ragazzo ritardato, uniche presenze umane.

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La normalità viene però presto sconvolta da due eventi improvvisi ed imprevedibili: una bomba caduta dal cielo e lo schianto del bombardiere che la trasportava. Questa rottura dell’equilibrio sconvolge la placida serenità dei filosofeggianti fringuelli che si trovano, dal nulla, costretti a confrontarsi con una realtà enorme, del tutto al di fuori della loro comprensione. Immediatamente c’è chi dice che la bomba è un uovo, e come tale va protetto. Poi forse l’uovo è la carcassa dell’aereo, e l’uomo che ne striscia fuori in stato confusionale non può che esserne il pulcino. Quello che è certo, chiaro (quasi) a tutta la comunità, è che si deve trattare di qualcosa di divino, di talmente importante da segnare per sempre il destino del mondo.

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Così iniziano le grandi domande. Qual è il significato di questi eventi? In che relazione bisogna mettere la propria piccola esistenza di fronte all’immane portata della storia? Il nostro contributo è rilevante? A quanta abnegazione dobbiamo rassegnarci in nome di qualcosa di più grande, per quanto incomprensibile? Come trattare chi è refrattario alla grandiosità?

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Procedendo nella lettura le domande si fanno sempre più grandi, più profonde, ma anche più vicine. La morte ed il fanatismo entrano di slancio nella vita della piccola comunità di quel piccolo mondo e lo sconvolgono, forse irrimediabilmente.

Al contempo, nella miriade di storie “secondarie” (passatemi il termine, che è di un inappropriato che non avete idea ma facciamo finta che vada bene lo stesso) che si diramano e si reintrecciano con gli avvenimenti dell’aereo, troviamo personaggi che si confrontano con le grandi domande e angosce della quotidianità: la ricerca di una compagna smarrita, la costruzione di una fiducia difficile, l’accettazione dei propri sbagli e della propria finitezza, la difesa delle proprie convinzioni anche di fronte ad avversari ben più forti e consapevoli di sé.

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Big Questions, nelle sue 588 pagine, è una disamina lucidissima e lacerante sul nostro rapporto con la religione e con la spiritualità, con il mondo che sta al di là della nostra comprensione e sul modo che abbiamo di rapportarci con esso.

Il disegno, dal tratto netto e pulitissimo, accompagna la narrazione/riflessione splendidamente riuscendo a comunicare, attraverso una regia e una struttura della tavola tra le più attente che abbia mai incontrato, sia il movimento che l’immobilità, l’incedere inesorabile del tempo così come la sua lentezza. E soprattutto un mare di sensazioni e di emotività, quasi completamente trasmesso da uccelli dal volto e dalla fisionomia (quasi) immutabili eppure così espressivi.

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Non voglio dilungarmi oltre, che in ogni caso Da terre lontane… vorrebbe essere una rubrica un po’ più compatta delle altre, ma di Big Questions si potrebbe discutere per giorni, analizzandone ogni situazione, sviscerando ogni parallelismo, approfondendo i suoi aspetti onirici. È una sorpresa continua, un libro denso di contenuti e strabiliante nel modo di raccontarli.

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Per tornare all’inizio, quindi, ribadisco: è un peccato che non sia tradotto in italiano. Perché è un libro bellissimo, di certo uno dei miei fumetti preferiti di sempre, e ho avuto modo di scoprirlo poco più che per caso. Invece meriterebbe un posto in ogni libreria, una menzione in ogni lista di “N libri da leggere prima di morire”, una distribuzione in ogni fumetteria e libreria. Rendere disponibile e diffondere un titolo di questa caratura è (o almeno dovrebbe essere) una responsabilità culturale.

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Dalle terre lontane è tutto per questo mese, non mi resta che salutarvi. So long.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Da terre lontane… Big Questions

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