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Chrononauts. Pew! PAM! Boom! Quanta figaggine

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. In The Binding of Isaac, che è un videogioco super figo nel quale sono completamente impedito (ma proprio completamente), c’è una feature che in questi giorni mi ha dato da pensare: la win streak. Praticamente è un contatore che ogni volta che vinci una partita il numerino sul suddetto contatore aumenta di uno. Appena perdi si azzera tutto e si riparte da capo. È un po’ un modo per tener conto dei tuoi successi e amplificare la sensazione d’aver perso tutto al primo errore.

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Questa cosa mi ha fatto sorridere, ultimamente. Immaginiamo di trasportare il concetto di win streak alle letture a fumetti. Ogni volta che c’azzecchi e leggi un fumetto bello: più uno. Appena leggi una ciofeca imbarazzante si riparte da zero. Se avete letto il mio ultimo commenti un tanto al chilo (e, se non l’avete fatto e volete rimediare, lo potete trovare qui) potete immaginare a che numero stava la mia win streak la scorsa settimana. Molto basso.

Poi ho letto Big Questions, ne abbiamo parlato nell’ultimo Da terre lontane…; capolavoro pazzesco che vale almeno un +2 in win streak. Inizio della risalita? Ma figuriamoci. Perché in questi giorni mi son dovuto leggere Chrononauts. E si riparte da zero. Di nuovo.

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Dunque. Premessa. Come sapete ho un rapporto un po’ così con Mark Millar, quel ragazzone autore di molti fumetti di successo e anche di qualcuno bello (questa l’ho già usata ma è sempre vera). Tuttavia dopo il convincente Jupiter’s Legacy (chissà se vedremo mai il seguito della storia, comincio a dubitare) un po’ di fiducia se l’era conquistata. Così quando Panini annuncia Chrononauts, da lui sceneggiato e disegnato da Sean Gordon Murphy, non posso che essere un po’ galvanizzato. Murphy mi fa impazzire, la Image (l’editore originale) sta facendo un sacco di belle cose, quanto male può fare Millar, anche provandoci?

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As it turns out, un bel po’. Storia: due tizi inventano il viaggio nel tempo. E cosa ci vogliono fare (oltre a diventare super ricchi e famosi)? Andare a filmare lo sbarco di Colombo nelle indie occidentali. Ma devono stare attenti, che se si fanno beccare nel passato le conseguenze possono essere catastrofiche. Avete presente? La faccenda trita e ritrita del paradosso temporale.

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Bene, si parte. Ma qualcosa va storto e uno dei due si perde nel flusso temporale. Solo che sono grandi amicici, e l’altro si getta incurante del pericolo al suo salvataggio. Il tutto condito da frasette e gag di un livello talmente basso da essere irripetibile.

Insomma. Siamo nel passato e, in barba al paradosso temporale, il primo naufrago temporale è tipo diventato imperatore del mondo. Di ogni epoca del mondo, per essere precisi, perché compare qua e là accumulando potere, fama e ricchezze. Nel 1500 conquista Samarcanda a suon di smitragliate, per dire. Oppure si fa un giro nel Giappone feudale in auto da corsa.

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Ovviamente questo è inaccettabile (ricordate la faccenda del paradosso temporale?) e così viene inviata una squadra di soppressione. Che fa almeno altrettanto casino, con bazooka, mezzi anfibi, tanks, e qualsiasi altra cosa dovreste evitare di mostrare a chiunque sia nato prima del 1600.

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Ma ovviamente finisce tutto bene. Il presente è lì al suo posto, Millar ci infila una serie di banalità sulla possibilità di raddrizzare la propria vita, e tutto termina con una di quelle scenette da sitcom di serie b che lasciamo perdere. Sapete quelle sitcom che avevano la sigla in cui tutti cantano felici e sorridono anche se la loro vita fa schifo… Quelle là.

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Ahhhh, lo scienziato triste che ha sacrificato tutto per la sua carriera. Quanta freschezza…

Chrononauts richiede al lettore una sospensione dell’incredulità titanica. Il soggetto poteva anche funzionare, ma a livello di scrittura siamo ben oltre il limite della decenza. Personaggi ridicoli nella caratterizzazione e nel comportamento, battute di rara tristezza e ancor più rara superficialità e, soprattutto, una trama che non sa essere manco coerente con se stessa.

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Con battute di rara bruttezza intendo robe tipo questa. Due appunti. 1) leggendo questa scena avevo esattamente la stessa faccia del cammello. 2) scrivendo questa scena Millar aveva esattamente la stessa faccia del biondo: la faccia di uno convinto d’aver detto la cosa più cool di sempre.

Ah, e ovviamente tanta gustosissima (se hai 12 anni e vivi in un quartiere disagiato) spacconaggine millariana, con tanto di battaglia finale tra i cattivi e un esercito misto fatto da: vichinghi, spartani, francesi della prima guerra mondiale, falangi romane, esercito regolare cinese, carri armati, jet e samurai. La sbruffonata per il gusto della sbruffonata, e poco altro.

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Capiamoci. La spacconaggine ci sta pure, se fatta con gusto è una di quelle cose capaci di metterti addosso un’adrenalina pazzesca. Voglio dire, pensate a Kung Fury. O, ancora meglio, a Mad Max. Esci dal cinema con la voglia di prendere a cazzotti qualcosa (ma poi non lo fai perché sei una persona per bene). Ma serve gusto, serve intelligenza, serve non lasciarsi prendere la mano. Millar invece perde il controllo a pagina due e diventa un ragazzino che confeziona una sceneggiatura che mi aspetterei, appunto, dai vaneggiamenti di un ragazzino. Mi sta bene il mash up di tamarrate, ma voglio uscirne gasato, non infastidito. Se ne esco infastidito vuol dire che hai sbagliato qualcosa.

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A ‘sto povero tirannosauro dev’essere successo qualcosa di terribile.

Per fortuna che a tenere in piedi la baracca ci sono i sempre ottimi disegni di Sean Murphy. A parte qualche tavola un po’ così [tirannosauro scemo in primis] il disegnatore sa il fatto suo e riesce a star dietro allo sceneggiatore quindicenne nei suoi deliri, conferendo loro (talvolta) un certo corpo.

Murphy è sempre lui, è difficile non volergli bene, faticoso non tirar fuori un mezzo sorriso di fronte a certe splash page spaccone (la cui potenza però è presto annullata dalla stupidità del contesto). E infatti Chrononauts è parecchio figo da guardare, molto meno figo da leggere.

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Millar, sei ufficialmente tornato nella mia lista nera. Murphy, ci si rivede sulle pagine di Tokyo Ghost.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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2 thoughts on “Chrononauts. Pew! PAM! Boom! Quanta figaggine

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