Home » Speciale » Riflessioni col guanto da forno » Rivalsa culturale con il guanto da forno

Rivalsa culturale con il guanto da forno

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Passate le feste? Tutto bene? Mangiato e bevuto il giusto? Perfetto. Ora che sono finiti i convenevoli, e che è tempo di tornare al lavoro, cominciamo. Con il guanto da forno addosso, che oggi va così e ci sono cose che non vanno di cui vale la pena parlare. E poi, quale modo migliore per cominciare l’anno nuovo di un’invettiva vecchio stampo?

guanto da forno.jpg

Dunque. Prendiamola un pelo larga, ma nemmeno troppo. Spesso [troppo o troppo poco spesso, a seconda dei punti di vista] ci si trova a rimuginare sul perché il fumetto sia sempre un passo indietro, su cosa lo renda agli occhi dei più un medium ed un linguaggio di serie b. L’annosa questione della rivendicazione culturale. È una faccenda lunga e complessa, che affonda le sue radici in vecchiaggini storiche e sociologiche, ed è una questione che prima o poi bisognerà risolvere. Perché prima o poi bisognerà risolverla: chiunque millanti che il fumetto sia socialmente arrivato, e non abbia più bisogno di alcun “discorso a parte” per farsi guardar bene e accettare dalla “cultura [riconosciuta] alta”, mente.

Ma perché stare a parlare di rivalsa culturale ora, quando in effetti il fumetto è più sotto i riflettori di quanto non sia mai stato?

zerocalcare-feltrinelli

Bè, in primo luogo perché star meglio di ieri non vuol dire essere arrivati e un momento vale l’altro per parlarne. Ma in secondo luogo perché in questi giorni mi sono imbattuto in due cose che hanno 1) fattomi girare le balle in maniera preoccupante e 2) fattomi ripensare alla questione “rivendicazione culturale” o, in altre parole, al modo in cui il fumetto viene percepito da chi, dei fumetti, non gli frega [cioè la gran maggioranza dell’universo conosciuto].

Perché se è vero che c’è e c’è stato un profondo pregiudizio e una altrettanto profonda ignoranza verso la letteratura disegnata, è anche vero che il mondo del fumetto stesso non è stato praticamente mai capace [perlomeno negli ultimi anni] di trovare risposte adeguate alle risate di scherno o alle occhiate di indifferenza. C’è un problema nel modo di porsi, di comunicarsi, di vendersi; un problema grosso. Anche qui è un discorso lungo e complesso, che probabilmente non ho le competenze per affrontare, quindi lo lascio ad un’altra sede. Ma vi parlo di quelle due cose che dicevo qualche riga fa, spiegandovi perché [secondo me] non vanno e in che modo si collegano alla questione.

Cosa numero 1. Nicola Pesce Editore lancia una collana da libreria con le opere di Sergio Toppi. Ne avevamo già parlato qualche classifica delle anteprime fa.

sharaz de.jpg

Fin qua tutto bene. Anzi: splendido! Toppi è un grande maestro e una collana monografia, organica, ragionata, è quello che ci voleva. Fumettologica, a riguardo, scrive:

Si tratta di una serie di 30 volumi cartonati, in bianco e nero e a colori, proposti con cadenza bimestrale, per un’iniziativa che mira a riportare sugli scaffali delle librerie i grandi classici dell’autore milanese, così come le opere meno conosciute o fuori catalogo da ormai diversi anni.

E diavolo se è un’iniziativa degna di nota, di rispetto, di ammirazione. “Riportare sugli scaffali delle librerie i grandi classici”, ma non solo, anche “le opere meno conosciute o fuori catalogo da diversi anni”. Meraviglioso. A nessuno piacciono i titoli che vanno fuori catalogo. Giusto? Sbagliato. Fumettologica continua descrivendo il primo volume della collana, intitolato (ma voi lo sapevate già se leggete le classifiche delle anteprime) Sharaz-de:

Il volume […] sarà distribuito in fumetteria e libreria a partire dal 26 gennaio prossimo, con una tiratura limitata di 1.500 copie al prezzo di 29,90 euro.

Ora. Decidere la tiratura di un volume e la politica di ristampe è legittima prerogativa dell’editore, così come è sua facoltà delineare strategie di marketing che involvano o meno il diffondere informazioni su tirature e ristampe. E rilanciare queste informazioni è compito, altrettanto legittimo, degli organi di informazione del caso. In questo senso, sia chiaro che non ce l’ho con Nicola Pesce, che fa quello che può in un mercato asfissiato da cerebrolesi del segno del tramonto. E non ce l’ho nemmeno con Fumettologica, che fa il suo lavoro informando e promuovendo un’iniziativa di tutto rispetto.

tramonto.jpg

E tu, di che segno sei?

Quello che non va, tuttavia, è l’advertising dell’ora o mai più, delle “tirature limitate”: il messaggio veicolato da questo tipo di pubblicità e il substrato cultural-economico che sottintende è quanto di più dannoso si possa immaginare per un linguaggio e un sistema culturale che, ancora oggi, faticano a farsi prendere sul serio.

Perché dobbiamo, dobbiamo, uscire dalla mentalità “arraffa e scappa” che sempre ha accompagnato il modo in cui il fumetto viene veicolato, promosso e venduto. Se vogliamo creare una cultura del fumetto che sia organica, profonda, incisiva e duratura bisogna smettere di guardare al collezionista come unico cliente. Chiudiamo questo periodo di edizioni ultra rare, di memorabilia dalla vita cortissima, di cover variant, di feticci da collezionisti. Infiliamo questa mentalità in un cassetto e muoviamo oltre, ripensando a questo periodo del marketing del fumetto come a un errore di gioventù di cui non andiamo fieri.

star-wars-variant

Perché se il “compralo prima che sia troppo tardi” può pure andare bene per l’ennesimo inutile super evento di fantocci in costume, o per l’ennesima libretto usa e getta da leggere in treno e poi lasciare sul sedile, o per l’ennesimo merdosissimo manga fatto di splash page riempite di fanservice e giochetti mentali da seconda media, la stessa mentalità non va bene se si sta cercando di fare un’operazione culturale. Un’operazione culturale, come è (o dovrebbe essere) la ristampa integrale delle opere di un grande autore come Toppi, deve viaggiare su altri binari. E questo in particolar modo in un momento in cui il fumetto guarda alle librerie con una libidine che manco il giardiniere nei film porno guarda così alla milf che fa yoga davanti alla porta finestra, adattando modi forme e temi per accalappiare il “pubblico generalista”.

giardiniere-porno

Se vogliamo che il fumetto faccia quel passettino in più, se vogliamo che coinvolga nuovi lettori, che faccia loro scoprire un modo di raccontare e un linguaggio completamente diverso da quello che conoscevano, se vogliamo imbastire un discorso culturale mirato e a lungo termine… dobbiamo ragionare su altri tempi e altre modalità senza sfruttare (e così facendo legittimandola) la fruizione del fumetto unicamente come oggetto da collezione. Non possiamo aspettarci di educare e [far] riflettere con la logica dell’arraffa e scappa prima che sia troppo tardi. Non possiamo nemmeno sperare di venir presi sul serio se, noi stessi, parliamo in termini di “tirature limitate”. Ma ve lo immaginate se ‘sta cosa succedesse con Tolstoj, per dirne uno? “Finalmente una grande ristampa dell’opera del maestro russo. Si inizia con Guerra e Pace, che tornerà finalmente disponibile dopo vent’anni di irreperibilità. Ah! Dimenticavo: ne stampiamo una tiratura limitata: affrettatevi”.

guerra e pace.jpg

Non possiamo sperare che il nuovo potenziale lettore di fumetti entri in libreria nell’esatta finestra di tempo in cui il nostro albo super figo e mega importante è “ancora disponibile”. Quel nuovo potenziale lettore entrerà in libreria e ci troverà i classici della letteratura russa, che non vanno mai fuori catalogo, o i libri di Baricco, sempre disponibili in attesa del Nobel. E poi ci troverà Il suono del mondo a memoria, perché potete scommetterci che quello sì che sarà ristampato finché ci saranno alberi da tagliare per far della carta. È questo il futuro a fumetti che immaginiamo, che vogliamo, per i nostri figli?

Cosa numero 2. Sai che c’è? È tardi e questo articolo è venuto già troppo lungo. Della cosa numero due ne parliamo venerdì.

alita.jpg

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Annunci

3 thoughts on “Rivalsa culturale con il guanto da forno

  1. Pingback: Alita, un manga (bello) che ti piglia per il culo (?) | dailybaloon

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...