E adesso…?

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Stavolta è proprio il caso di dirlo: ben ritrovati. Tra una cosa e l’altra mi sono trovato a trascurare un po’ questo spazio: l’ultimo articolo che ho pubblicato risale al 26 gennaio, segnando il periodo di tempo credo più lungo che abbia mai passato lontano da Dailybaloon.

Non ho avuto nemmeno l’occasione di fermarmi un attimo, il 13 febbraio, per celebrare il quarto compleanno di questo blogghettino nato dal niente nel 2013 e poi cresciuto poco alla volta fino a diventare quello che è ora. Ma c’è una ragione: non mi sono tenuto lontano da Dailybaloon per negligenza, o per un improvviso disinteresse verso il fumetto, un mondo che anzi mi è caro ora più che mai.

Avevamo chiuso il 2016 scambiandoci un sacco di auguri smielosi, di quelli che piacciono a me, ma anche buttando lì con un teaser di quello che stava per accadere. “Cose si sono messe in moto”, dicevo.

E infatti cose si sono messe in moto, prima lentamente e poi sempre più veloce prendendo la ruzzola e decollando, andando a delineare il percorso che ora mi si pone davanti. Un percorso che è la diretta prosecuzione di quei primi passi fatti aprendo Dailybaloon il 13 febbraio del 2013.

Con l’affastellarsi di idee, di voglia di fare e di alzare l’asticella un po’ più su, la dimensione blog non sembrava e non era più sufficiente. Così, assieme a un gruppo di straordinari collaboratori, è nata l’idea di aprire una rivista di riflessione, discussione, approfondimento, critica del fumetto. La potrete leggere online questa primavera. Ed è a questo che ho lavorato e sto lavorando, assieme al resto della ciurma che presto conoscerete. È per me un progetto gigantesco che mi sta assorbendo del tutto: è fin troppo facile perdere la bussola, lasciarsi spaventare, perdere il controllo della macchina e il senso di quello che si sta facendo. Ma alla fine, e la fine è vicina, ne sarà valsa la pena. Ne sono convinto.

Quindi tenete d’occhio il mondo digitale perché presto, molto presto, sentirete di nuovo parlare di noi. E si cominceranno a capire meglio molte cose. Dailybaloon prima o poi tornerà, appena il resto del mondo si sarà un attimo stabilizzato. Nel frattempo… spring is coming.

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Rivalsa culturale con il guanto da forno

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Passate le feste? Tutto bene? Mangiato e bevuto il giusto? Perfetto. Ora che sono finiti i convenevoli, e che è tempo di tornare al lavoro, cominciamo. Con il guanto da forno addosso, che oggi va così e ci sono cose che non vanno di cui vale la pena parlare. E poi, quale modo migliore per cominciare l’anno nuovo di un’invettiva vecchio stampo?

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E anche il …

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Ci siamo, anche quest’anno sta per finire e, come ogni anno, mi piace prendermi un momento per tirare le somme. Spero di essere più ispirato dell’anno scorso.

Il 2016 è stato un anno super pazzo. 12 mesi, per me, di follia e cambiamenti e normalità e di nuovo follia e corse rocambolesche e disperati tentativi di (ri)trovare la strada. S’è visto anche qui sul blog. Tra gennaio e febbraio non ho pubblicato granché perché ho dovuto fare i conti con la fine dell’università. Ne è uscita una tesi di laurea che titolava Vincoli cosmologici dalle distorsioni geometriche della funzione di correlazione (sono dovuto andarmelo a riguardare perché ogni volta mi scordo le parole esatte). A guardarla adesso non è che sia tutta ‘sta gran cosa, c’è un sacco di errori e di sviste, di certo si sarebbe potuto far meglio o di più. Ma se ripenso alla fatica fatta per cacciar giù nero su bianco quella manciata di pagine… Sono contento che sia andata, e sono contento di com’è andata.

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E c’etano tantissimi colori super belli, in quei grafici.

Tornato alla normalità e chiuso il capitolo università sono tornato a dedicarmi in maniera più o meno stabile al fumetto, al blog, alla lettura. E, da questo punto di vista, il 2016 è stato un anno spaziale.

Negli ultimi mesi in particolare ho cercato di stare più sul pezzo, di esser più regolare, di scrivere e leggere di più. E in tutta onestà, pur non avendo centrato del tutto il bersaglio, posso dire d’esserci arrivato abbastanza vicino. Tra un articolo inutile e uno caciarone ho anche scritto i due pezzi di cui, in assoluto, vado più fiero: la recensione de La terra dei figli, l’ultimo capolavoro di Gipi, e una sorta di retrospettiva su Tsutomu Nihei, uno dei miei mangaka preferiti di sempre. Di tutto quello che è stato, è e sarà Dailybaloon di certo questi due pezzi mi rimarranno.

E mi rendo conto che questi due articoloni di cui vado tanto fiero non li avrei potuti scrivere prima di adesso. Se riguardo alla cronologia delle letture di questi ultimi quattro anni non posso che sorridere pensando a quanto si sia evoluto il blog di per sé (che è adesso un luogo quasi accettabile, a rileggere i primi articoli provo quell’imbarazzo che si prova riguardando i vecchi album di foto con te da piccolo) e a quanto sia cambiato io stesso. I miei gusti, così come le mie conoscenze, si sono evoluti in questo periodo passato a chiacchierare di fumetto assieme in un modo che non pensavo possibile. Quando capita, nei momenti di maggior stanchezza, che mi ritrovi a pensare che alla fine non è servito a niente mi dico che, senza Dailybaloon, oggi di certo non sarei – se non la persona – il lettore che sono diventato. E questa cosa mi fa sorridere.

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Ma parlando di fumetto, la cosa più grossa e incredibile che mi è capitata quest’anno e che ha totalizzato la mia vita negli ultimi mesi è stata partecipare all’organizzazione della decima edizione di BilBOlbul, il festival del fumetto e dell’illustrazione di Bologna.

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Ci sono arrivato quasi per caso, nell’ufficio di Hamelin in via Zamboni sotto i portici di Santa Cecilia, senza sapere cosa ci avrei trovato, come ci sarei entrato, cosa mi sarei trovato a fare. E sono stato risucchiato in un vortice di persone meravigliose e di entusiasta e febbricitante alacrità. Collaborare alla curatela della grossa retrospettiva su Marco Corona, gestire e archiviare le migliaia di fumetti ordinati per il bookshop, lasciar libero di sfogarsi il grammar nazi che è in me, spostare (non senza una certa angoscia) degli assurdi lastroni di vetro; ma anche solo mangiare tutti assieme, o discutere della politica di Frank Miller, o andarsi a prendere una birretta ridendo (amaramente) di quanto fosse brutto quel fumetto che tutto sapevamo essere brutto ma tutti abbiamo letto ugualmente… È stata un’esperienza incredibile che mi ha fatto sentire, come mai prima, parte di qualcosa di davvero bello, di davvero grande, di davvero sentito.

Non posso che ringraziare tutte le persone meravigliose che ho incontrato durante questo percorso, che mi ha fatto capire molte cose e mi sta facendo riflettere su molte altre. Una delle cose che, almeno credo, di aver capito è che questa è la direzione che intendo prendere, il mondo in cui voglio vivere, quello che voglio fare. Così nella fucina di eccitazione, di chiacchiere e di riflessioni che è stata BilBOlbul, cose si sono messe in moto.

Ora, io sono uno che tende a perder la testa partendo per la tangente, con caparbietà spesso poco misurata. Ma ‘sto giro voglio fare le cose per bene. Quindi non mi faccio prendere la mano e non mi lancio in grandi annunci o in dichiarazioni d’intenti, ci sarà tempo per tutto ciò. Ma, ripeto, cose si sono messe in moto. E il prossimo anno si avvicina. È già qui.

L’anno scorso vi avevo lasciato con un augurio fattomi dal mio relatore di tesi. Un augurio che, ancora oggi, trovo splendido: “buon anno nuovo, che sia l’anno giusto”. Per me il 2016 non è stato l’anno giusto, affatto; ma ha visto la fine di un percorso, la nascita di tante amicizie, un turbinio di idee, la fucina di fatica ma anche d’entusiasmo che è stata BilBOlbul; e tutte queste cose assieme mi proiettano verso l’anno prossimo, con tutti i progetti, le incertezze, le speranze, le gioie e le difficoltà che si porterà dietro. Per cui non lo so se il 2017 sarà l’anno giusto. Di certo sarà un anno intenso.

Quindi ragazzuoli, buon anno nuovo. Che sia, se non l’anno giusto, un anno intenso.

Lo spiegone: novembre 2016

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati allo spiegone: un breve sommario di fine mese per raccogliere tutti nello stesso posto gli articoli pubblicati negli ultimi trenta giorni. Così non dovete temere di perdervi pezzi per strada.

Dopo esser stato completamente assorbito, lo scorso mese, da BilBOlbul e le sue mille attività, che mi hanno trascinato in un vortice di magia senza precedenti (ne riparleremo), torniamo con lo spiegone giusto in tempo per ripartire a pieno regime nei prossimi giorni.

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Quindi, di cosa abbiamo parlato a novembre?

Abbiamo recensito tre titoli It Comics: Il male nero, che mi ha fatto davvero paura, The believers, steampunk complottaro dalle buone potenzialità e Sladkiy, puccettoso ma commovente; è toccato poi a Chrononauts, deludentissima avventuraccia made in Mark Millar, e a Die Wergelder, il ritorno in grande spolvero di un Hiroaki Samura finalmente in forma.

Abbiamo avuto poi il terzo episodio di Commenti un tanto al chilo, nel quale si è parlato di Ut, Diciottovoltevirgolatre, Mater Dolorosa, Archie e, soprattutto, di quel capolavoro incompreso che è Il suono del mondo a memoria.

Ma non è finita qui. A seguito di Lucca vi ho lanciato addosso un po’ di riflessioni su quelle che secondo me sono le criticità più evidenti della fiera del fumetto più importante d’Italia. Ne è scaturita poi una discussione interessante nei commenti, quindi andatevi a ripescare l’articolo che la questione fiere/distribuzione/pedagogia del fumetto è (e sarà sempre di più nei prossimi anni) centrale.

Per la rubrica Da terre lontane abbiamo parlato, questo mese, di Big Questions. Capolavoro assoluto, di quelli che se ne incontrano pochi.

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Invece il webcomic di questo mese non è esattamente un webcomic (non in senso stretto, almeno): trattasi infatti di Oz di Paolo Massagli, rivisitazione in chiave massagliana del classico della letteratura di Frank L. Baum che troverete l’anno prossimo in edizione cartacea grazie ai tipi di La piccola volante.

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Niente classifica delle anteprime, che sarebbe dovuta uscire venerdì. Non ce l’ho proprio fatta. Ma recupereremo presto. Vi lascio, ormai come di consueto, con un’immagine figa, un video altrettanto figo e una playlist di pezzi super fighi che mi hanno accompagnato negli ultimi trenta giorni e che, spero, vi potranno tener compagnia nei giorni a venire. Nonché al fumetto del mese.

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Video del mese:

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Playlist del mese:

  1. I believe, Christina Perri
  2. Travel is dangerous, Mogwai
  3. Cold, At the gates
  4. Elk, This town needs guns
  5. 7 billion people all alive at once, And so I watch you from afar
  6. Galvanize, Chemical Brothers
  7. Old school Hollywood, System of a down
  8. Feeling the endless flow, Artificial Waves
  9. Big river man, Overhead, the albatross
  10. Il mondo prima, Tre allegri ragazzi morti
  11. I lie, Torino Vocalensemble
  12. Contact, Daft Punk

Fumetto del mese: Big Questions

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Al prossimo spiegone!

Il mago di Oz secondo Paolo Massagli

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. È il terzo venerdì del mese e questo significa… webcomic. In un certo senso.

Il fumetto di questo mese è Oz, nella sua reinterpretazione di Paolo Massagli. Conta solo a metà come webcomic (il che non riduce il suo valore, ma solo la sensatezza dell’appartenenza a questa rubrica, ma anche chissene) perché, anche se attualmente si trova (parzialmente) online qui, è un progetto che nasce cartaceo e tornerà a breve ad esserlo grazie a La piccola volante, che grazie al cielo pubblicherà l’anno prossimo la versione integrale.

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Comunque, siccome per adesso si può leggere quasi tutto online e quindi rientra almeno in parte nei canoni di questa rubrica, BAM. Il webcomic di questo mese è Oz. Continua a leggere

BilBOlbul, un festival da vivere.

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Dopo il post super polemico (ma in realtà nemmeno troppo, ne sono scaturite delle conversazioni interessanti) su Lucca e sul ruolo culturale che una manifestazione di quella portata [per me] potrebbe e quindi dovrebbe avere, torniamo sull’argomento.

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La prossima settimana inizia la decima edizione di BilBOlbul, il festival di fumetto di Bologna organizzato dall’associazione culturale Hamelin. Festival che è, se vogliamo, per molti versi agli antipodi della fiera toscana per approccio e intenzioni. Ve ne parlo un attimo facendo degli highlights su cose che ritengo parecchio interessanti, così magari vi invoglio a farvi un giro a Bologna e a vedere una mostra che non sia Brugel e i maledettissimi fiamminghi.

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Pensieri a voce alta da Lucca 2016

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Come sapete lo scorso fine settimana c’è stata la fiera di Lucca, quel baraccone infernale capace di mangiarsi centinaia di migliaia di sedicenti appassionati, fagocitando l’intero sistema-fumetto italiano in quello che sta diventando una sorta di gigantesco temporary store (su sta cosa ci torniamo poi).

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Comunque. Ho avuto la fortuna di recarmi in quell’amena cittadina della Toscana schivando i giorni peggiori e trovandomi in una situazione affollata ma comunque gestibile. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di andarci da espositore, avere un banchetto dove poggiare le cose e tutto il resto. E questo mi ha dato la spinta per qualche riflessione. Quindi ecco una sorta di report dell’edizione 2016 di Lucca Cosplay & Graphic Novels. Buona lettura! Continua a leggere