Guanto da Forno d’Oro 2015 – Miglior Scrittore e Miglior Serie

Salve a tutti e ben ritrovati per quest’ultima giornata di premiazioni che chiude, spero degnamente, l’edizione 2015 del Guanto da Forno d’Oro. Abbiamo già premiato le miglior serie nuove, i migliori disegnatori, il miglior evento supereroistico, le migliori ristampe e le migliori graphic novels. Ci rimangono solamente due categorie, in un certo senso le più importanti (almeno nell’ottica di questa premiazione): miglior scrittore e miglior serie. Quindi non ci resta che iniziare, come sempre, ricordando chi erano i nominati per ogni categoria.

Miglior scrittore (americano)

A miglior scrittore 2014-2015

  • Scott Snyder (Batman, The Wake)
  • Alan Moore (Miracleman)
  • Gwendolyn Willow Wilson (Ms. Marvel)
  • Eric Powell (The Goon)
  • Grant Morrison (Annihilator, Multiversity)

Miglior scrittore (manga)

J miglior scrittore 2014-2015

Miglior serie (americano)

A miglior serie 2014-2015

  • Devil (Panini Comics)
  • Batman (RW Lion)
  • Miracleman (Panini Comics)
  • The Goon (Panini Comics)
  • Saga (Bao Publishing)

Miglior serie (manga)

J miglior serie 2014-2015

E adesso che ci siamo rinfrescati la memoria, partiamo con il miglior scrittore americano di quest’anno che, forse, non sarà una grossa sorpresa… Continua a leggere

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Guanto da Forno d’Oro 2015 – Miglior Graphic Novel e Miglior Disegnatore

Salve a tutti e bentornati, pronti a ripartire con le nostre premiazioni che mi è stato chiesto di sospendere per lasciare la giusta visibilità alla notte degli Oscar. Spero che abbiate passato un buon week-end, che le statuette assegnate ai vari Birdman e Grand Budapest Hotel siano di vostro gradimento, e che siate elettrizzati in vista di scoprire i migliori disegnatori e le migliori graphic novel del 2014. A tal proposito, tuttavia, inizierei con una precisazione che riguarda i romanzi grafici.

Come avrete notato non ci sono tate nominations per questa categoria. Ed il motivo è che, banalmente, ho letto decisamente troppe poche graphic novels uscite lo scorso anno per poter fare una selezione. Ciò fa perdere senso all’intera categoria, che il prossimo anno verrà opportunamente riformulata, ma mi sembrava comunque brutto abolirla. Quindi tenete a mente che il titolo de Miglior Graphic Novel, tra tutti, è quello assegnato in modo più personale e arbitrario. Prendetelo più come un consiglio…

Ma basta con le chiacchiere e partiamo, come sempre, rinfrescandoci la memoria sui nominati.

Miglior disegnatore (americano)

A miglior disegnatore 2014-2015

  • Greg Capullo (Batman)
  • J. H. Williams III (Sandman: Overture)
  • Skottie Young (Rocket Raccoon, Il ciclo di Oz)
  • Sean Gordon Murphy (The Wake)
  • Moebius (Silver Surfer: Parabola)

Miglior disegnatore (manga)

J miglior disegnatore 2014-2015

Ed iniziamo con la miglior graphic novel a stelle e strisce dello scorso anno, cioè…

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Guanto da Forno d’Oro 2015 – Miglior Evento/Crossover e Miglior Ristampa

Salve a tutti e ben ritrovati per questo secondo appuntamento con le premiazioni dei migliori fumetti usciti negli ultimi dodici mesi che verranno insigniti del prestigioso Guanto da Forno d’Oro. Ieri abbiamo cominciato con una delle categorie principali di questo concorso, Miglior Serie Nuova, guardando ai fumetti più giovani e promettenti del panorama. Oggi non siamo da meno e proseguiamo con altre due categorie belle cariche: Miglior Evento/Crossover e Miglior Ristampa. Quindi stiamo parlando di run, solitarie o mischioni, particolarmente ispirate di testate supereroistiche e di grandi ritorni dei tempi che furono.

Pronti? Si parte. Ma prima rinfreschiamoci la memoria e rivediamo i titoli a concorso.

Miglior evento/crossover

A miglior evento 2014-2015

  • Avengers Arena (Panini Comics)
  • Infinity (Panini Comics)
  • Il Processo a Jean Grey (Panini Comics)
  • Batman: Anno Zero (RW Lion)
  • Original Sin (Panini Comics)

Miglior ristampa (americano)

A miglior ristampa 2014-2015

  • Y: l’ultimo uomo (RW Lion)
  • Mouse Guard (Panini Comics)
  • 1985 (Panini Comics)
  • Inumani (Panini Comics)
  • Batman: Black and White (RW Lion)

Miglior ristampa (manga)

J miglior ristampa 2014-2015

Partiamo quindi con il miglior evento od il miglior crossover che è stato… Continua a leggere

Guanto da Forno d’Oro 2015 – Miglior Serie Nuova

Salve a tutti e bentornati! Il grande momento è arrivato, è ora di dare inizio alle danze e annunciare i primi vincitori del prestigiosissimo Guanto da Forno d’Oro. Quest’anno, come lo scorso, partiamo da una categoria bella importante: Miglior Serie Nuova. Per questi candidati il requisito fondamentale per essere presi in considerazione, e poi premiati, oltre alla qualità è l’aver visto pubblicato nello scorso anno il loro primo numero. Abbiamo quindi a che fare con titoli nuovissimi, eventualmente non conclusi, che hanno saputo dimostrare grandi cose fin dall’inizio. Inutile dire che se cercate letture fresche di giornata questa è la categoria che fa per voi.

Ma bando alle ciance e cominciamo, ma non prima di avervi ricordato i nominati in concorso.

Miglior serie nuova (americano)

A miglior serie nuova 2014-2015

  • Mind MGMT (Panini Comics)
  • Sandman: Overture (RW Lion)
  • Rocket Raccoon (Panini Comics)
  • Annihilator (Italycomics)
  • Ms. Marvel (Panini Comics)

Miglior serie nuova (manga)

J miglior serie nuova 2014-2015

Ed il primo vincitore del Guanto da Forno d’Oro, quest’anno, è… rullo di tamburi…

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Guanto da Forno d’Oro – Miglior Serie

E siamo giunti alla fine di questa (forse troppo, ma prometto che l’anno prossimo sarà meglio) lunga maratona di premiazioni. Manca solo una categoria, per certi versi la più importante assieme a Miglior Graphic Novel. Quindi rimbocchiamoci le maniche e partiamo verso le due migliori serie di quest’anno. Senza limitazioni. Basta che sia uscito almeno un numero negli ultimi dodici mesi.

saga

SAGA

Nonostante sia sulla bocca di tutti ormai da un po’ di tempo, mi rendo conto solo ora di non aver mai parlato approfonditamente di questo capolavoro. Solo qualche frase buttata qua o sottintesa là a suggerire quanto mi stia piacendo, ma mai una vera recensione. Non la farò nemmeno ora, però due parole le vorrei comunque dire, vista l’occasione. Partiamo da una cosa ovvia. Senza entrare nel merito di questioni filosofico-ornitologiche su uova e galline, Saga non è quello che è grazie ai premi che ha vinto, come molti malignamente si ostinano a pensare. Piuttosto il contrario: Saga ha vinto lo sfracellaio di premi che ha vinto (questo compreso) per via di quello che è, di quello che rappresenta.

saga BANNER

Partiamo dal “cosa rappresenta”. Saga rappresenta, oltre a un superbo prodotto di intrattenimento, la definitiva vittoria del modello editoriale di Image Comics, la cui libertà artistica ed economica che lascia agli autori è il punto di svolta più significativo dell’industria dei comics di questa decade. Con buona pace dei fumetti digitali, che pensavano di essere loro la  vera rivoluzione, e di Alan Moore che si sta mangiando le mani e vorrebbe essere nato vent’anni dopo. L’opera di Vaughan e Staples toglie qualsiasi dubbio sulla validità dell’approccio “creator owner” e ne sancisce la superiorità sull’anacronistico modello corporativo, superiorità morale ma anche qualitativa.

Poi c’è la questione “quello che è”. E Saga è null’altro che una meraviglia. Vaughan, che non a caso si porta a casa anche il premio di Miglior Scrittore, è una fucina di idee vincenti e di dialoghi perfetti. Prende con la facilità dei grandi geni una vicenda trita e ritrita quale la storia di Romeo e Giulietta e la modernizza rendendola genuinamente al passo coi tempi. Perché se volessimo ingiustamente sminuire Saga potremmo dire che è soltanto una versione moderna di Romeo e Giulietta. O comunque del classico gioco dell’amore proibito. Solo che non si limita a questo. Le situazioni che i due innamorati si troveranno ad affrontare per la salvezza del loro rapporto e della propria figlia, oggetto del desiderio delle due potenze in guerra e non solo, sono eroiche e tragiche nel senso classico del termine, dotate di una profondità e di una forza notevoli. Non si fermano al misunderstanding finale né allo scontato pietismo cui spesso siamo abituati leggendo opere di questo tipo, ma suscitano riflessioni e sentimenti complessi e duraturi.

Il tutto è circondato da un mondo incredibilmente vivo e straordinariamente credibile per quanto estremizzato. Un mondo in cui ogni luogo rappresenta un concetto semplice, ma analizzato con chiarezza e puntualità anche se spesso con poche parole. E soprattutto un mondo popolato di persone e creature indimenticabili. La vera forza di Saga risiede, in ultima analisi, in questo.

saga COLLAGE

C’è qualcosa di magico nella perfetta armonia con cui Brian K. Vaughan e Fiona Staples sono riusciti a delineare un insieme di personaggi così memorabili. Dai protagonisti ai comprimari fino alle comparse, ogni personaggio dal primo all’ultimo entra nel cuore del lettore e ci rimane impresso. Da Robot IV a Volere e Segugio, da Gatto Bugia alla scoiattolina infermiera che appare solamente in quel flashback, da Alana e Marko ad Izabel e Hazel, voce narrante e cardine della storia.

Saga è un’opera indimenticabile, popolata da personaggi indimenticabili che compiono gesta indimenticabili. In questo lavoro risiede quella potenza espressiva tipica dei veri capolavori che riesce a prendere un universo di pura finzione e farlo entrare di prepotenza nell’immaginario personale e, col tempo, collettivo. Leggetene un capitolo e vi sembrerà di conoscere i suoi protagonisti da una vita intera, vi innamorerete di loro e non potrete fare a meno di leggerne un altro.

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BUONANOTTE, PUNPUN

Da dove cominciare? Buonanotte, Punpun è un manga sulla depressione e sulla disperazione. Parla di persone depresse che cercano di vivere la propria vita, vita che prende inevitabilmente una piega tragica ma che nonostante questo prosegue indifferente alle loro sofferenze. È la prima serie lunga di Inio Asano che riesce, come suo solito, a mettere in scena una vicenda drammatica e senza speranza, solo che questa volta il periodo temporale cui siamo spettatori  è molto più esteso. Talmente esteso che il cinismo alla fine si trasforma in disperazione, e la ricerca di una qualche forma di un’impossibile redenzione è futile e senza futuro.

Assistiamo alle “normali” gesta di Punpun Onodera, un ragazzo “normale” la cui vita prende uno botta dopo l’altra fino a cadere in un baratro dal quale non riuscirà più ad uscire. La complicata situazione familiare, l’assurda relazione di amore e odio con Aiko-chan, il complesso rapporto con una sessualità disturbata e con un mondo altrettanto disturbato spingeranno il protagonista a trasformarsi dal bambino buono che è inizialmente al giovane idealista fino all’adulto macchiato da colpe imperdonabili. Non c’è speranza per i personaggi di questa serie, non c’è possibilità di redenzione. Sono esseri tristi e vigliacchi le cui vite hanno preso strade irrimediabilmente sbagliate dalle quali non riescono tornare indietro. E nonostante questo, nonostante la drammaticità teatrale ed irrealistica di alcune vicende, sono personaggi veri e credibili, per quanto miserabili. La loro condizione suscita nel lettore sentimenti contrastanti, dalla pena alla rabbia all’odio, perché spesso ci si troverà nella posizione di non poter appoggiare, né talvolta comprendere, le loro scelte. Ma anche questo è uno dei punti di forza di Inio Asano. La disperazione di tutti i protagonisti, che vivono vite mediocri tormentate dalle ossessioni in un mondo indifferente, è descritta in modo terribilmente reale, terribilmente crudo. Talmente reale che spesso, appunto, non potremo condividere le loro sofferenze, così lontane ed incomprensibili, e ci limiteremo a guardarli mentre si amano, si fanno del male, si uccidono.

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Anche in Buonanotte, Punpun come in Saga la forza sta nella perfetta e profondissima caratterizzazione dei personaggi. A partire dai familiari di Punpun, che rappresentano la prima influenza negativa, agli amici d’infanzia, ad Aiko e Nanjo, simboli rispettivamente di perdizione e redenzione. Ognuno di loro avrà le proprie vite e talvolta assisteremo alle loro storie, anche quando non hanno direttamente a che fare con il protagonista, imparando a conoscerli e a giudicarli. Assisteremo a momenti di epica drammaticità e ad istanti di gioia, una gioia sempre fugace e temporanea, in linea con la poetica di Asano.

Anche dal punto di vista tecnico l’opera presenta la consueta raffinatezza dell’autore. Lo stile di disegno espressivo e realistico abbinato a sfondi semi-reali, le tavole completamente nere con solo il testo e i piani lunghissimi con i paesaggi desolanti del nuovo Giappone sono caratteristiche tipiche di Asano che ritroviamo anche qui. Con due eccezioni. La prima è appunto l’inconsueta lunghezza della serie, che ha permesso all’autore di approfondire notevolmente i personaggi e la loro evoluzione in un periodo di tempo notevolmente lungo, la seconda è la figura del protagonista. Punpun non parla mai direttamente e, pur essendo un ragazzo normale (almeno) dal punto di vista fisico, viene rappresentato per la maggior parte del tempo con le fattezze di un uccellino stilizzato, e in generale con sembianze dalla natura simbolica. È una novità assoluta nello stile di Asano, una scelta di stile importantissima che aggiunge profondità e possibilità di interpretazione ad un protagonista che è e simultaneamente non è come appare. Non lo è per gli altri personaggi che lo vedono “normalmente”, ma di fronte ai nostri occhi è assolutamente nudo, spogliato del filtro con cui si pone al mondo. E così il lettore diventa anche giudice dei fatti, perché può comprenderli a un livello cui i personaggi non possono arrivare, e questo lo pone immediatamente su un piano differente fatto di superiorità, giudizio e riflessione più che di pietà ed empatia.

Buonanotte, Punpun è un manga dalla rara bellezza e dalla rarissima durezza. Come di consueto Asano non si risparmia e non ha timore di raccontare vicende difficili e temi complessi, che non tengono per mano il lettore portandolo in mondo rassicurante. Perché il mondo di Punpun non è rassicurante. Anzi. È un mondo senza speranza, fatto di rimpianti, scelte sbagliate a tanto, troppo odio. Un mondo in cui gli unici ad avere speranza sono volutamente rappresentati come dei pazzi, che non si rendono conto di come sia la realtà attorno a loro. Non è di certo una lettura facile, ma d’altro canto questo non è mai stato un aspetto negativo.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Guanto da Forno d’Oro – Miglior Disegnatore e Miglior Scrittore

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MIGLIOR DISEGNATORE – FACUNDO PERCIO

Questa è stata, onestamente, la decisione più difficile di tutta la premiazione. Durante l’anno passato i disegnatori talentuosi non sono mancati, anzi: Marvel Now! è stato, tra le altre cose, una vetrina di artisti talentuosi che vanno da Ribic a Opeña, da un sorprendente Immonen alla certezza Chris Bachalo all’incursione mordi e fuggi di Coipel; e pure la DC non è rimasta a guardare con dalla sua pezzi grossi quali Greg Capullo, David Finch e Ivan Reis; per non uscire dal terreno seminato e andare a scomodare Staples e compagni Image. Insomma, è di certo stato un anno quantomeno “bello da vedere”, con tutto questo talento preso e messo lì in bella mostra, e scegliere un solo nome non è stato per nulla facile.

2914328-facundoTuttavia pensandoci bene c’è stato un artista che, tra tutti, mi ha colpito particolarmente. Un disegnatore che non conoscevo, che non avevo mai sentito nominare, che mi ritrovo lì ad illustrare quel capolavoro intitolato Fashion Beast. Sto chiaramente parlando di Facundo Percio, i cui disegni li avete potuti ammirare (se non avete letto la meraviglia di cui sopra) nel collage che trovate nel corso della premiazione per Miglior Graphic Novel.

Avrei voluto, per giustificare questa assegnazione, dedicare un collage anche a lui come artista ma poi mi sono reso conto che le uniche due pagine che avrei voluto postare avrebbero spoilerato senza pietà la fine dell’opera. Non so come spiegarlo, ma guardare affiancate la prima e l’ultima pagina di Fashion Beast fa correre un brivido lungo la schiena. E questo non solo per la circolarità della trama, per tutto ciò che quelle due scene raccontano e rappresentano, ma anche e soprattutto per la loro realizzazione, per la bravura di chi le ha disegnate.

Facundo Percio non è certamente il più grande talento che il mondo dei comics abbia mai visto, probabilmente non si avvicina neppure a buona parte dei nomi citati prima, eppure… Eppure Fashion Beast è un capolavoro di e sull’estetica anche grazie a lui e al suo stile. Uno stile che all’inizio paragonavo a quello di Coipel il quale tuttavia, ragionandoci a mente fredda, non avrebbe potuto fare altrettanto bene su quest’opera. Quindi il miglior disegnatore di quest’anno è proprio lo sconosciuto Facundo Percio, l’artista giusto sul fumetto giusto, che con il suo indimenticabile lavoro su Fashion Beast mi ha più volte fatto tremare (in senso buono, ovviamente).

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MIGLIOR DISEGNATORE – TSUTOMU NIHEI

tsutomu-niheiLa scelta qui è stata estremamente più facile, lo ammetto. Perché tra tutte le cattiverie, alcune anche ingiustificate, che si possono dire a Nihei la più insensata è “non sa disegnare”. L’autore di Blame si è negli anni costruito uno stile unico di enorme impatto visivo, stile che giunge al suo culmine ora con Knights of Sidonia (per quanto per certi aspetti lo preferissi in altre opere).

Per riassumere la potenza delle tavole di Nihei basterebbero poche parole: grandezza, vastità, profondità. Nessun disegnatore riesce quanto lui a trasmettere l’idea di un mondo così vasto, di un salone così ampio, di un edificio così imponente, di un baratro così profondo. Nessuno riesce a delineare architetture così esplicitamente aggrappate su sé stesse, che diano da sole l’idea della super-città che ricopre ogni cosa, costruita pezzo su pezzo. E d’altro canto Nihei nasce come architetto ed è solo in un secondo momento che si dedica all’arte del manga. “E si vede” diranno i più malevoli. E per certi versi potrei anche essere d’accordo. Il miglioramento più evidente, nel corso del tempo, è stato la parziale risoluzione dei più grossi problemi nella narrazione ma non si può non notare anche una profonda evoluzione nello stile grafico, segno indiscutibile di una grande crescita artistica. Dal buio opprimente di Blame, che di certo aiutava a descriverne la vastità, siamo approdati ora alla Sidonia i cui interni luminosissimi si alternano alle gelide profondità dello spazio. E non dimentichiamo il talento di Nihei anche nel mecha e monster design che, per quanto si rifaccia alle volte al canone fantascientifico di HR Giger, è notevole.

collage

Tsutomu Nihei è un artista unico nel panorama fumettistico mondiale. Il suo stile è esclusivamente suo, soprattutto per quanto riguarda architetture e sfondi, e non può non essere preso in considerazione quando si pensa ai “big” del fumetto, quantomeno giapponese. La sua gestione dello spazio, la continua alternanza di claustrofobia e spazi sconfinati, di architetture distopiche tipicamente cyberpunk e scorci naturali, la perizia nella caratterizzazione di luoghi e personaggi, la perfetta impostazione delle tavole… Tutto ciò contribuisce a rendere Nihei quello che è: un talento visionario troppo spesso snobbato e trascurato, quando non offeso e deriso.

briank

MIGLIOR SCRITTORE – BRIAN K. VAUGHAN

vaughan 3Qui c’è ben poco da dire. È l’uomo del momento. È la nuova speranza del fumetto americano. È l’impero che colpisce ancora con ogni nuova serie (anche se lui di solito non si lascia esplodere). Grande scrittore, ma soprattutto l’uomo del momento. Con buona pace di Robert Kirkmann. Brian K. Vaughan è un talento nella scrittura come se ne vedono sempre meno. Geniale narratore, bravissimo ideatore di luoghi e situazioni e soprattutto superbo character designer. Le sue storie, i suoi mondi e in particolar modo i suoi personaggi vi entrano nel cuore e ci rimangono, e questo da solo basterebbe a garantirgli l’onorificenza massima che è il Guanto da Forno d’Oro. E poi è l’autore di Saga

 inioasano

MIGLIOR SCRITTORE – INIO ASANO

Ricordo come se fosse ieri quando uscirono i primi albi della collana Manga San, per Kappa Edizioni. Autori sconosciuti, niente spade o amori tra i banchi di scuola, formati di pregio come allora non ne esistevano nel mondo dei manga. Il mondo non sarebbe più stato lo stesso.

Manga San creò una bolla di consapevolezza e, per certi versi, di disillusione che chi visse quel periodo ne sente tutt’oggi gli effetti. Quella collana dal titolo così innocuo dimostrò in una volta sola ed irrimediabilmente che il manga poteva e doveva essere qualcosa di più dell’appiattimento cui si era arrivati, scuotendo la sensibilità di più di un lettore che si trovava spiazzato di fronte al mostro della modernità. Era come fare un balzo e trovarsi d’improvviso al passo con un mondo avanzato troppo velocemente, che ci aveva lasciato indietro. Ora Manga San non esiste più (con somme imprecazioni), ma parte di quel movimento perdura ancora.

asano 3Inio Asano è il primo esponente, per importanza, di una new wave nel fumetto giapponese arrivata troppo tardi e con troppa poca risonanza e veemenza; ed è forse questo ritardo ad aver così estremizzato la sua poetica. È un autore che non ha paura di dire ciò che ha da dire, di esprimersi e di farsi capire. Anche quando farsi capire significa spaventare, infastidire e turbare quella grossa fetta di lettori che non è ancora riuscita ad oltrepassare la fase “cheffigata al quarto livello diventa una scimmia”. Perché la disillusione e il cinismo che permeano ogni sua opera sono tematiche e approcci cui il lettore medio non è abituato e alle quali non si vuole abituare.

Eppure ogni lavoro di Asano, anche i più discutibili, ha molto, moltissimo da dire. C’è davvero tanto su cui riflettere, non ultimo lo stato generale in cui versa il fumetto giapponese. In un mondo di manga recenti ma comunque vecchi, di meccaniche consolidate, di temi facili, di steroidi e feromoni a mille Asano è uno dei pochi, se non l’unico, a perseguire una modernità e una maturità troppo a lungo evitate. E lo fa con una schiettezza disarmante, con un estremismo che tocca e spesso turba profondamente il lettore assopito nel torpore di ciò che lo rassicura da quando aveva dodici anni.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)