Guanto da Forno d’Oro – Miglior Serie Nuova

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Potete cliccare sull’immagine, vi apparirà a dimensioni reali!

THOR – DIO DEL TUONO

Nonostante le nuove proposte quest’anno non siano di certo mancate sarebbe stato estremamente complicato e pure in un qualche modo ingiusto non tenere conto del più grande progetto editoriale del 2013: Marvel Now!. Del 2013 almeno in Italia, certo. Abbiamo assistito ad una miriade di nuove testate e testatucce, alcune meritevoli, altre brutte in maniera deprimente. Alcune serie nelle quali riponevo una gran fiducia si sono rivelate poi una delusione, mentre altre sono state capaci di sorprendermi nonostante lo scarso appeal iniziale. Tra tutte, tuttavia, ne spicca una che è riuscita a fare esattamente quanto le era richiesto, centrando in pieno lo spirito del rilancio e dando nuova linfa vitale al suo protagonista: Thor – Dio del Tuono, di Jason Aaron e Esad Ribic.

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Finalmente possiamo tornare a leggere le avventure di un Dio del Tuono che è veramente un Dio, non un cretino biondo e palestrato né tantomeno un “semplice” Vendicatore. Aaron è riuscito, nel corso dei relativamente pochi numeri dall’inizio della sua gestione, a intessere una bella trama che parla di divinità e soprattutto di un eroismo più alto, più distaccato e meno umano, come si addice al figlio di Odino. Gorr il Macellatore di Dei è uno degli antagonisti più iconici di Marvel Now! (più per la sua psiche che per il suo design, bisogna ammetterlo) e l’enormità del suo piano di vendetta è giustamente proporzionata alla drammaticità delle conseguenze che porterà con sé e all’eroismo sconfinato dei protagonisti che lo contrastano. Il bell’espediente di utilizzare tre diverse linee temporali che a un certo punto si intersecheranno per mostrare diverse versioni, diversi gradi di maturazione di Thor e metterli a confronto non sarà geniale, ma è estremamente funzionale e si stacca finalmente dal vecchio canovaccio “dio arrogante-punizione-lezione d’umiltà”.

Il tutto ben scritto e soprattutto ben disegnato da un Esad Ribic in splendida forma, che pare essere riuscito a trovare un equilibrio tra il suo stile prettamente pittorico e un tratto più tipicamente da serie regolare, ma senza perdere l’impatto visivo di cui è capace. Una combinazione di idea-testi-disegni che funziona come una macchina ben oliata, una perfetta alchimia che ci regala finalmente una serie regolare dedicata al Dio del Tuono degna di questo nome.

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Anche qui, cliccando, potrete apprezzare in dimensioni reali questo splendido (?) collage fatto da me medesimo con Paint e somma fatica. Perché le dimensioni contano…

Invece per i manga…

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ICHI THE KILLER

Ichi the Killer è un manga sulla violenza. Questa frase potrebbe, da sola, riassumere l’intero contenuto dell’opera. I dieci volumi che la compongono sono una lenta discesa in un mondo vendicativo, depravato e, soprattutto, estremamente violento. Hideo Yamamoto riesce, senza l’arroganza che ha quasi rovinato Homunculus, a scuotere il lettore con un messaggio estremamente forte, per quanto semplice e spesso non condivisibile. La vita di tutti i personaggi che infestano il malandato grattacielo di Shinjuku è segnata dalla violenza più estrema, perpetrata o subita, al punto che essi stessi diventano semplici veicoli di questa forza atavica. Ogni personaggio è l’avatar di una forma di violenza, l’araldo di un modo deviato di approcciare il mondo, e trova soddisfazione e compimento soltanto nella pratica del proprio essere. Sono esseri in un qualche modo puri, i cui comportamenti non sono in alcun modo contaminati o smussati da qualsivoglia morale o dovere, le cui pulsioni sono irrefrenabili e spesso irrimediabili.

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Tuttavia non c’è giudizio morale nella rappresentazione delle vicende, nella caratterizzazione dei protagonisti, ed è questo a rendere Ichi the Killer un ottimo racconto. Yamamoto riesce nel difficilissimo compito di non scadere nel pietismo né nel disgusto di fronte a queste creature così complesse eppure così semplici: la loro violenza e la loro disperazione non vengono e non vanno mai confuse con cattiveria o malanimo. Non c’è mai un giudizio verso quanto succede perché quanto succede, ed è qui che personalmente non condivido il messaggio dell’autore, è soltanto la rappresentazione di una (o della) faccia della natura dell’uomo, animale sociale ma anche bestia schiava dei propri stimoli. E tutti i protagonisti hanno di conseguenza questa doppia valenza di vittime e carnefici, di padroni e schiavi della propria condizione. E ciò lo si può ben apprezzare in particolar modo nelle due personificazioni principali ed opposte di questa violenza intesa come forza primordiale che domina l’uomo: Ichi e Kakihara, il sadico e il masochista, le cui strade si incontrano sia per destino che per scelta.

È una lettura forte ed onesta, che non ha paura di dire ciò che ha da dire e che non scende a compromessi. Mai. E questa onestà in un mondo in cui “sconvolgere il fruitore” è o il fine ultimo o un ostacolo da evitare assolutamente va apprezzata. Yamamoto comunica un messaggio, con perizia e spavalderia ma senza arroganza, e per quanto non condivida il cinismo che ne sta alla base riesce comunque far riflettere.

Come deve far riflettere il fatto che a vincere il premio come Miglior Serie Nuova sia un manga scritto quindici anni fa e pubblicato per la prima volta ora. Quindi due domande. Nessuno finora si era accorto di questa perla? E che fine sta facendo il mondo del manga, se non c’è nessuna novità meritevole che sia davvero una novità?

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Così ha inizio

Salve a tutti e bentornati! Siate carichi d’entusiasmo perché, come preannunciato, si comincia. Posticipiamo per un po’ la classifica delle anteprime di questo mese, che peraltro temo sarà piuttosto scarsa, per iniziare la nostra serata di gala.

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Immaginate di trovarvi in una di quelle grosse città americane da telefilm, Los Angeles o New York vanno benissimo. Vi state avvicinando, a bordo della vostra Limo, all’enorme edificio dove la cerimonia più cool dell’anno sta per cominciare. Il Guanto da Forno d’Oro. Siete in ritardo ma non troppo, giusto per sottolineare la vostra presenza e, non appena scendete dall’auto e poggiate il piede destro sul red carpet, venite accecati da un mare di flash e uno scroscio di applausi. Vi guardate fugacemente attorno e vi accorgete di essere al centro di un enorme ciclone fatto di giornalisti, incuriositi e invidiosi passanti e, soprattutto, un macello di star e vip. Ci sono tutti. In un angolo Alan Moore sta intrattenendo Geoff Johns e Joe Quesada con dei trucchi di magia che servono tuttavia a mascherare gli anatemi che sta lanciando contro di loro con l’altra mano. Dall’altra parte Robert Kirkmann gironzola con un drink in una mano e uno zombie al guinzaglio nell’altra. Verso l’ingresso intravvedete un piagnucolante Akira Toriyama che singhiozza “ma nessuno vuole sapere chi sia la mamma di Goku?” riscuotendo tuttavia poco successo. E poi ci sono Warren Ellis, intento a rollarsi una canna, Garth Ennis che picchia un bambino e Inio Asano, depresso come al solito. Insomma, davvero un sacco di gente importante, tutti giunti lì per partecipare alla serata di gala.

Ecco, non è che stia andando esattamente così. Ho provato a scrivere ad Alan Moore che mi ha risposto inviandomi una bambola di pezza con un chiodo nel cuore, mentre l’agente di Kirkmann scrive con molta franchezza che l’artista “ha da fare”. Bene, allora niente premio per te, caro Robert. Solo Toriyama ha confermato entusiasticamente la sua presenza, ma solo a patto che compri tutti gli eventuali seguiti di DragonBall.

Vabè, torniamo nella realtà. Questo è il primo della serie di articoli riguardante i Guanto da Forno d’Oro Awards. Sono super-emozionato. In fin dei conti rimane un evento parecchio importante per Dailybaloon. In queste righe volevo spiegare un po’ quali e perché saranno le categorie premiate, in primo luogo, e magari divagare un po’ se il tempo ce lo permetterà. Quindi cominciamo.

Partiamo subito dicendo che, di tutti i premi (tranne uno), ve ne sono due versioni: una per i manga e una per il comic americano. All’inizio pensavo di fare un unico premio per categoria, ma poi ho pensato che confrontare mele e biscotti non aveva poi molto senso, e così eccoci qua. Abbiamo già il doppio dei premi, ma credo che questo sia un procedimento più onesto. Ho anche deciso di lasciare fuori il fumetto europeo e quello sudamericano perché, francamente, ne so fin troppo poco e ne leggo fin troppo pochi per esprimere un giudizio vero. Sarebbe andata a finire che l’unico fumetto francese che ho letto quest’anno avrebbe vinto tutti i premi disponibili solo perché era l’unico i concorso, e non mi pareva giusto. Quindi niente Orfani in gara, fumetto di cui a malincuore dovremo riparlare a breve, e soprattutto niente Zerocalcare, fuori dalle scatole.

Piccola chiosa. Il tempo. Il tempo un tempo, era un valzer moderato… Il periodo di tempo preso in considerazione è approssimativamente l’anno solare che va da febbraio a febbraio, e tutte le pubblicazioni che hanno visto la luce in questo lasso di tempo sono state prese in considerazione. In virtù di ciò non ci saranno nomination, mi spiace, considerate in nomination qualsiasi fumetto uscito nell’anno passato.

Quindi, dicevamo, categorie. Per manga e comics abbiamo Miglior Serie Nuova e Miglior Ristampa. La prima premia la miglior serie il cui primo numero sia uscito negli ultimi dodici mesi anche non necessariamente terminata, mentre la seconda semplicemente il miglior fumetto dell’anno che sia almeno alla seconda stampa in Italia. Viene considerata soltanto l’opera in sé, mentre per nessuno dei due casi viene presa in considerazione la qualità “tipografica” dell’edizione che invece rientra in… Miglior Edizione, ovviamente. Abbiamo poi Miglior Miniserie/Graphic Novel, premio unico che tiene conto di entrambe le categorie perché spesso distinguibili soltanto per la scelta dell’editore di stamparle in volume piuttosto che in albi. Anche qua stesse regole di prima: lavori pubblicati nell’ultimo anno e per i quali si è considerato soltanto il contenuto dell’opera, e non la sua veste editoriale.

Ed ora tocca all’unico premio esclusivamente americano, senza la controparte nipponica. Miglior Evento/Crossover. Tradizione del fumetto supereroistico e pratica incredibilmente abusata dagli accoliti di Topolino, almeno negli ultimi dieci anni, il crossover è comunque un momento carico di tensione, un ciclo narrativo che abbraccia più testate che si intrecciano dando talvolta vita ad affreschi profondi ed interessanti. Questo premio non avrebbe avuto senso nel campo manga, ma credo che per il fumetto americano sia piuttosto interessante, quindi eccolo qua a rompere la bella simmetria che avevamo finora. E siamo quasi alla fine. Si avvicinano i tre premi davvero importanti. Primo: Miglior Disegnatore, che credo riserverà delle sorprese. Chi vincerà tale premio lo farà per un lavoro in corso di pubblicazione negli ultimi dodici mesi ma anche per la sua carriera in generale, quindi nella descrizione mi riferirò prevalentemente ad un opera ma senza escludere sguardi al passato che ci permetteranno di fare confronti e ricamare riflessioni, quando possibile. Stesso identico ragionamento per Miglior Scrittore, che seguirà lo stesso modus operandi.

Ed eccoci qua. Il premio più importante, o almeno quello che considero tale. Verrà assegnato per ultimo e sarà… rullo di tamburi. Miglior Serie. Senza nessuna limitazione. Basta che ne sia uscito almeno un numero nell’ultimo anno. Questo, assieme a Miglior Grapphic Novel in realtà, è il premio che considero più rilevante perché mi rendo conto che, probabilmente, i vincitori come Miglior Serie Nuova non sarebbero nemmeno sul podio se avessero dovuto confrontarsi con un gruppo di avversari più ampio. Miglior Serie è il premio che definisce, tolte le Graphic Novel che hanno appunto una categoria a parte, i due migliori fumetti dell’anno, quelli che consiglio assolutamente, che ritengo meritevoli sul lungo periodo, che hanno saputo essere nel corso del tempo opere mature capaci di superare la prova dello scorrere dei mesi, vincendo la noia con idee resistenti ed intriganti.

Con questo direi che abbiamo finito la carrellata. Chiaramente se avete dei dubbi o se non condividete le categorie o il modo in cui sono intese trovate qua sotto la finestra dei commenti nella quale potete, anzi siete invitati, a dire la vostra. Spero di avervi messo almeno un po’ di curiosità che, comunque, sarà soddisfatta a breve! Spolverate lo smoking, la serata di gala sta per avere inizio.