Top15 delle anteprime di gennaio – Parte 2

E nuovamente bentornati! Nelle prossime righe troverete la seconda parte della classifica delle novità di gennaio che, come vi dicevo, non sono entusiasmanti come al solito. Comunque queste prime cinque posizioni sanno il fatto loro e sono riuscite a risvegliarmi dal torpore fatto di ristampe e riedizioni nel quale ero caduto. Ma prima, come promesso, due parole sull’editoriale di De Fazio e, soprattutto, sull’immancabile Paolo Accolti Gil. Continua a leggere

Top15 delle anteprime di gennaio

ratmanBentornati! Stiamo avvicinandosi alla fine di questo uggioso gennaio e sono finalmente usciti i nuovi numeri di Anteprima e Mega, con il loro carico di novità e allegria. Si fa per dire, perché in realtà questo mese la top15 delle novità è piuttosto scarna, come potrete notare tra qualche riga, con molte serie regolari e poche notizie davvero sugose. Ma… ci sono delle sorprese, com’è giusto che sia. E ci sono comunque moltissime cose da dire, perché questo 2014 fresco fresco si è aperto alla grande e di riflessioni da fare ce ne sono parecchie, forse anche più del solito. Non possono mancare infatti gli sproloqui di Paolo Accolti Gil e i bellissimi editoriali di Raffaele De Fazio (di cui parleremo nella seconda parte della classifica) e soprattutto non possono mancare i commenti alle usuali puttanate messe nero su bianco da Anteprima, e di questo parleremo ora prima di partire con la top. Buona lettura! Continua a leggere

New 52 – Batman

I 52 volti del reboot DC, o almeno della sua First Wave

I 52 volti del reboot DC, o almeno della sua First Wave

Marvel Now!, Marvel Now! e ancora Marvel Now!. Non stiamo parlando d’altro. Per carità, è vero che in parte è anche difficile farlo, con Panini che spinge con tutta la sua forza in questa direzione, sta di fatto che mese dopo mese un paio di articoli alla volta sul “rilancio” non mancano. Ma, prima che altri ci accusino di favoreggiare Marvel o ancora peggio Panini sulle altre case editrici, non dobbiamo dimenticare che Marvel Now! è nato principalmente per tenere testa all’altro enorme, colossale, reboot degli ultimi tempi: New 52. A suo tempo non ne abbiamo parlato semplicemente perché, quando è partita la First Wave, dailybaloon non era ancora nato. Poi i mesi sono passati e mi sono sempre riproposto di buttare giù due righe per parlare della vagonata di nuove testate DC che si cominciavano a vedere i giro, ma tra una cosa e l’altra alla fine non se ne è fatto nulla. Bene. Un po’ per correttezza e un po’ per parlare d’altro il momento è giunto e con questo articolo ha inizio un’altra serie di recensioni “tematiche”. Chiaramente l’idea di fondo sarà differente dalle recensioni sulle testate Marvel Now!, il cui scopo principale è quello di “consigliare” e quindi devono essere abbastanza tempestive (finora sono sempre arrivate puntuali all’uscita del terzo numero della serie in questione); ora si parlerà di testate in corso (le più vecchie) da grossomodo un anno e mezzo quindi la linea guida sarà quella di “riflettere” piuttosto che “consigliare”. Cosa significa questo? Significa innanzitutto che, dato che c’è più materiale, si potranno fare dei ragionamenti un pelo più approfonditi ma anche che me la prenderò un po’ più comoda nel buttare giù questi articoli: tanto non è che bisogna scrivere nulla entro il terzo numero, sono in circolazione da abbastanza. Quindi che dire se non che dopo questa breve introduzione partiamo subito con la prima recensione. Che non poteva che riguardare l’Uomo Pipistrello.

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The Oven Mitt Rises

07

È tornato. Ed è arrabbiato. Ma soprattutto è nuovo.

Premi, premi e ancora premi. È la stagione dei premi fumettistici importanti, almeno per quanto riguarda il mondo statunitense, e così noi ci prendiamo una pausa dalla consueta e rassicurante routine fatta di Anteprima e Mega e di recensioni di Marvel Now per un articolo un po’ più spensierato, ma neanche troppo, che ci faccia magari riflettere un po’ su questa tornata di Eisner Awards e di Harvey Awards. E non si può scrivere un simile articolo senza prima vestirsi adeguatamente. Quindi… È tornato. Ed è arrabbiato. È il guanto da forno. (In realtà non è troppo arrabbiato, era per fare un po’ di scena. Per favore, leggete le ultime tre frasi con la voce dei trailer, potrebbero apparire più fighe.) Continua a leggere

Batman, Bruce Wayne, Ben Affleck e altro ancora

È di qualche tempo fa, ormai, quella che sembra essere la madre di tutte le notizie. Dopo l’annuncio al Comicon dell’esistenza di un progetto cinematografico sul team-up Superman e Batman, annuncio che mi ha costretto a spiegare più volte a profani e “fan” vari che l’accoppiata non è una cosa così assurda, ecco che arriva la mazzata. A interpretare Bruce Wayne nel suddetto progetto sarà Ben Affleck. E qua sono cominciati i problemi. Quelli veri.

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Analisi: Mega di luglio 2013 – RW Lion

Bene, passiamo a sfogliare Mega. Come già detto anche sul fronte RW le novità succose non mancano ma, come di consueto, mi soffermerei un secondo sui vari editoriali, in realtà soltanto su uno, che riempiono le prime pagine del giornale. Due parole su Il Mondo Dentro, di Max Ciotola, che parla principalmente del film Man of Steel e di come sia stato accolto in modi diametralmente opposti dal pubblico. Abbiamo assistito a osannatori e demolitori dell’ultimo film di Superman che, purtroppo, non ho ancora visto quindi non prendete queste righe come un commento al lungometraggio. L’articolo parla in definitiva delle diverse opinioni che ognuno può avere su una qualsiasi opera, e sul suo diritto a comunicare la propria opinione ad altri. Mi ha strappato un sorriso il trafiletto con il riassunto dei commenti degli utenti in rete al film “[…] chi prendeva in giro l’evidente ignoranza dell’utente precedente, che si vede che non ne sa nulla di Superman.” A chi non è mai capitato di dire, pensare o sentirsi dire grossomodo queste parole? Quello che l’articolo non dice è che se da un lato ognuno ha il diritto di pensarla come vuole dall’altro forse, e dico forse, non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Tradotto, qualche volta “l’evidente ignoranza dell’utente precedente” è davvero evidente ed è davvero ignoranza. Non vorrei sembrare eccessivo, ma non sono mai stato un grande fan dell’assoluto relativismo. Semplicemente a volte alcune opinioni sono  semplicemente sbagliate, e se ciò è comunemente accettato per quanto riguarda argomenti politico-sociali, non è così quando si parla di arte o cultura. Parlo per esempio, per tornare ai fumetti, di gente che legge su internet un paio di strisce di armadilli e polpi e si crede depositaria del sapere del mondo fumettistico e grande conoscitrice del genere “graphic novel”, ammesso che sto genere esista; oppure di mediocri disegnatori di fumetti umoristici che si sentono in potere di criticare e deridere il progetto Before Watchmen, manco fossero Alan Moore in persona. Poi per carità, tutta sta gente dirà lo stesso di me e il cerchio si sarà chiuso. Come sempre, se volete dirmi cosa ne pensate sapete dove trovarmi. Continua a leggere

Analisi: Mega di giugno 2013 – RW Lion

Continuiamo a sfogliare le riviste di questo mese passando a Mega, ma prima di immergerci nelle novità RW Lion e Goen diamo un’occhiata rapida ai vari editoriali (che ad essere onesti sono, e sono sempre stati, una spanna sopra a quelli di Anteprima). Continua a leggere

Analisi: Mega di aprile 2013 – RW Lion

Con un po’ di ritardo riesco finalmente a scrivere due righe sulle novità RW. Prima di questo, tuttavia, una piccola postilla all’articolo precedente, quello sugli “altri editori”. La deleteria gestione grafica di anteprima mi aveva nascosto un fumetto parecchio interessante targato Bao Publishing. Scott McCloud è uno dei principali teorici del mondo del fumetto, a lui dobbiamo saggi fondamentali (che purtroppo non possiedo) come Capire il Fumetto. Bè, lo stesso Scott McCloud ha scritto pure lui dei fumetti in passato, tanto per dire che sa di cosa sta parlando. La Bao ci propone questo mese Zot, la raccolta in volume della serie di McCloud che scrisse negli anni 80. Sembra davvero interessante, consigliato.

Ma passiamo alla RW. Dopo la pioggia di novità dello scorso mese non mi aspettavo grandi cose da questo numero di Mega, e in effetti non mi sbagliavo. Tolte le usuali serie regolari rimane ben poco di cui parlare. Per essere più precisi le novità su cui vorrei richiamare la vostra attenzione su 5 ristampe illustri.

RISTAMPA numero 1. Batman: Anno Uno, di Frank Miller e David Mazzucchelli. Questo fumetto ha completamente ridefinito, assieme agli altri Batman di Miller, l’immagine dell’uomo pipistrello, nonché il modo di scrivere storie a fumetti in generale. Imprescindibile. Questo albo è troppo bello, troppo importante, ha fatto troppa storia, per essere lasciato sugli scaffali.

RISTAMPA numero 2. Dopo svariati annunci, smentite, posticipazioni, riannunci, riposticipazioni, dovrebbe finalmente uscire il cofanetto che racchiude i tre Batman di Frank Miller, tutti e tre con copertina variant: Anno UnoIl ritorno del Cavaliere Oscuro Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora. L’edizione sarà limitata, dicono, a 800 copie e il centinaio d’euro del prezzo di copertina non aiuta, ma chiunque non possieda TUTTI E TRE questi volumi ha il dovere morale di prenderli (scherzo, potete fare quel che vi pare, è solo che sono dannatamente importanti). Nota bene che ho parlato di 3 Batman di Frank Miller. Non 4. 3. All Star Batman e Robin è talmente brutto che facciamo finta di non averlo visto.

RISTAMPA numero 3. Lanterna Verde Rinascita. Esaurito da tempo immemore, questo storie risalgono all’inizio della gestione Johns del crociato di smeraldo, parliamo del 2004. Ho un po’ le idee confuse riguardo a quel periodo, ma grossomodo Hal Jordan era stato posseduto da Parallax e aveva combinato un gran casino. Volume fondamentale per tutti i fan di Lanterna Verde, praticamente l’unica serie DC con una continuity vera e propria, che comincia proprio in quegli anni.

RISTAMPA numero 4. Garth Ennis sta avendo ultimamente, non so se solo qui o in tutto il mondo, un boom di successi del tutto senza senso. Ho perso il conto di quante serie sue, o basate su suoi progetti, siano attualmente in corso in Italia; comunque dev’essere l’autore attualmente più pubblicato o giù di lì. In ogni caso torna disponibile Preacher, in 3 maxi volumi da 800 pagine (quelli Planeta, per capirci). Di certo è una delle serie Vertigo più importanti, e se vi piace Ennis questi albi sono da recuperare.

RISTAMPA numero 5. Authority Presenta: Coup d’Etat. Ed Brubaker e Jim Lee. Non ho altro da aggiungere.

Fine delle novità, per questo mese è tutto. Ci vediamo il mese prossimo, sperando sia un po’ più prolifico. Intanto buona lettura, con tutto quanto annunciato il mese scorso ce n’è abbastanza per un bel po’.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Continuity, questa sconosciuta – Parte II

Facciamo un attimo un riepilogo. Ieri abbiamo visto che possiamo “aprire” il concetto di continuity in tre sottocategorie principali: continuity spaziale, temporale e “con il mondo esterno”. Abbiamo anche visto i problemi di pubblicazione legati a quest’ultima tipologia e ci stavamo chiedendo se ci fossero altri problemi, oltre a quello legato si può dire all’età dell’eroe che, come abbiamo visto, non è particolarmente rilevante a conti fatti.

In effetti altri problemi ci sono eccome e dipendono dalla componente temporale e da quella spaziale, nonché dalla loro interazione. È chiara, a questo punto, la necessità che direi essere praticamente assoluta di un qualche tipo di coerenza (in particolar modo temporale) all’interno di una testata e, in realtà, tra tutte le altre testate dello stesso universo. Per riprendere l’esempio di ieri, se in quel numero 10 di Batman la nostra Barbara Gordon rimane paralizzata, essa dovrà apparire paralizzata in tutti i numeri successivi non solo di Batman ma anche di ogni altro albo dello stesso universo (Superman, Lanterna Verde eccetera). Questo a meno che un preciso evento non spieghi il motivo di un’eventuale cambiamento di status: se Barbara viene curata, evidentemente potrà tornare a camminare. Ma in questo caso DOVRÀ tornare a camminare in ogni altra testata. Insomma. Bisogna essere coerenti ovunque. E questo, come dicevo ieri, è bene: dà senso di unità e di realismo alle vicende e non confonde il lettore. Tuttavia tutto ciò si tira dietro almeno 3 problemi.

1) Un qualunque scrittore che si trovi a scrivere, per la prima volta o anche dopo anni di lavoro ininterrotto, su una testata dovrà avere una conoscenza titanica di tutto quanto è successo prima del suo arrivo nell’universo in cui quella testata si colloca. Questo problema è in parte (in realtà spesso in maniera fasulla e illusoria) risolto operando delle azioni di reboot più o meno evidenti.

2) C’è bisogno di molta più cooperazione e molto più dialogo tra gli autori che scrivono storie su testate diverse ma che narrano eventi contemporanei. Il rischio altrimenti, e purtroppo molto spesso si vedono cose simili, è che Batman sia simultaneamente impegnato sia a Gotham City che, per dirne una, nello spazio assieme alla JLA. O, giusto per parlare un pochetto anche di Marvel, che Cap stia gestendo il disastro contro gli X-Men e allo stesso tempo sia in una navicella assieme ai Guardiani della Galassia a salvare l’universo da Thanos. Queste incongruenze narrative spesso sono giustificate dagli autori dicendo che la loro storia avviene, per esempio, in un futuro non troppo lontano nonostante sia pubblicata simultaneamente ad un’altra; ma se così fosse sarebbe meglio saperlo prima. Tutto ciò può essere evitato, con sforzo relativamente basso, assegnando la direzione generale delle testate a un editor o a un autore molto competente che dia le linee guida a chi scrive le rispettive testate, anche se ciò limita la libertà d’azione degli autori.

3) Ultimo ma non meno importante, questo problema è una versione del punto numero 1 che riguarda, tuttavia, non gli autori ma i lettori. Qualsiasi persona volesse iniziare a seguire una nuova testata dovrebbe possedere un certo grado di conoscenza di tutta la continuity ad essa collegata. Ad esempio se io volessi cominciare ora a seguire l’universo Marvel, per esempio la testata Avengers, dovrei recuperare e leggere una serie di opere precedenti (diciamo stando strettini da House of M in poi) che coprono pubblicazioni di una decina abbondante d’anni. Questo è economicamente e praticamente impossibile nella maggior parte dei casi. Questo problema viene aggirato dall’inserimento, alle volte forzato, di punti d’ingresso per nuovi lettori in cui magari si fa un riassunto, breve quanto basta, per godere le letture successive degli eventi importanti successi nel passato recente. Inoltre la continuity “ufficiale” viene man mano alleggerita in maniera naturale e quasi invisibile: a meno che un evento non sia incredibilmente importante (per esempio Civil War per l’universo Marvel o Sinestro War per Lanterna Verde) via via che il tempo passa ad esso si fanno sempre meno riferimenti fino a che averlo letto oppure no non influisce in nessun modo sulla fruibilità al lettore dell’opera attuale.

Tuttavia tutti questi “accorgimenti” non bastano: spesso gli autori perdono un po’ il controllo della situazione (quanto detto riguardo i Vendicatori sta succedendo ora) e i lettori, in particolar modo i neofiti, troppo spesso si sentono scoraggiati o restano spiazzati di fronte all’immane mole di conoscenza necessaria a leggere per bene un opera.

C’è inoltre un’altro problema, questo collegato prevalentemente all’aspetto spaziale di continuity, che è del tutto economico. Ogni volta che c’è un crossover, o un maxievento come dicono alla Marvel, esso toccherà più o meno pesantemente tutte le testate di quell’universo. Per leggere e comprendere a fondo un evento come AvX, per esempio, non sarà quindi sufficiente leggere soltanto la miniserie omonima, perché è troppo ridotta e dà soltanto una visione generale degli eventi. Bisognerà necessariamente leggere anche Capitan AmericaThorIron Man, Avengers, X-Men e Wolverine e gli X-Men, nonché AvX Versus per essere pignoli. Facendo anche solo una stima è evidente come la spesa mensile diventa in questo modo molto consistente, e anche questo può spaventare il lettore per esempio di manga abituato a comprare un albo contenente tutto quanto serve per la comprensione della storia.

Ma allora perché, se tutto è così complicato, qualcuno dovrebbe voler infilarsi in questo mondo? Per entrarci bisogna leggere un sacco di roba preliminare per farsi una cultura di base, leggersi le principali opere del passato dei vari personaggi per poter comprendere il loro comportamento attuale, comprare moltissime testate tutte intrecciate tra loro per apprezzare a fondo le varie sfumature di ogni opera, tenersi informati anche sulle testate che non si seguono perché potrebbe succedere qualcosa di importante, e infine stare attenti agli “errori” che alle volte gli stessi autori commettono. La risposta alla domanda “ne vale la pena?” secondo me, come ovvio, è affermativa anche se le motivazioni possono essere sfaccettate.

Il manga, come genere letterario, è paragonabile a un libro (nonostante sia tipicamente a puntate e, in alcuni casi, sia smodatamente lungo). Ha un inizio e una fine, e forma una trama completa in sé stessa. Il comic americano è del tutto differente, per tutto quello che abbiamo detto prima. Tuttavia riesce a fare una cosa che il manga non fa (e badate bene che non è né un merito né un demerito, usano semplicemente strumenti diversi): prende il lettore e lo lancia in un universo dalla notevole complessità e in continua evoluzione, un po’ come il mondo reale se vogliamo. Quindi secondo me vale la pena almeno provare a fare tutta quella fatica perché, una volta fatta, il fumetto supereroistico (in realtà non il fumetto stesso, ma la continuity che c’è dietro) dà delle sensazioni completamente diverse da ogni altro. È per me molto appagante, quando leggo un albo nuovo, riuscire a cogliere qua e là riferimenti a opere passate; riuscire a comprendere quali eventi passati di quel personaggio lo hanno portato lì e ora a fare quello che sta facendo; riuscire a intuire le ripercussioni che un arco narrativo può avere, anche a lungo termine, sull’universo di cui fa parte.

Grazie per l’attenzione durante questa tirata infinita e, temo, abbastanza noiosa. In questi due articoli ho cercato di spiegare cos’è la continuity, perché è importante (e piacevole) e che problemi si porta dietro. Quindi, in definitiva, i lettori affezionati di manga che seguono questo blog non siano timidi o preoccupati e provino a immergersi in questo mondo, se ne hanno la possibilità. Più avanti pensavo di affrontare una serie di speciali sulle varie saghe Marvel che ci hanno condotto a leggere le storie che leggiamo ora, un po’ per ricapitolare per quelli che le conoscono e un po’ per rimettere in pari chi volesse provare ad espandere i propri orizzonti dal Giappone all’America.

In realtà mancherebbe da rispondere a un’ultima domanda che avevo posto alla fine dello scorso articolo, ovvero come si trasmette la continuity nel processo di traduzione e pubblicazione estera, ma ne riparleremo più avanti. Grazie ancora di aver letto fin qua e alla prossima.

Continuity, questa sconosciuta

Uno dei principali motivi per cui molto spesso i lettori abituali di manga faticano ad avvicinarsi al mondo del fumetto statunitense, in particolar modo al genere supereroistico, è quel concetto complicato e mai del tutto capito che è la “continuity”. Ma cos’è la continuity? Una semplice ricerca su Wikipedia ci fornisce una prima definizione di tale concetto e un buon punto di partenza su cui fare alcune riflessioni. Cito. Nei fumetti la continuity è l’unità di tempo, luogo e azione in cui si svolgono gli eventi, il termine serve a creare una linea spazio-temporale consistente in cui l’azione si svolge. Cosa significa questa frase? Significa in soldoni che ogni supereroe di una data casa editrice appartiene allo stesso universo cui appartengono gli altri eroi della stessa casa. Per esempio Batman pur operando a Gotham City appartiene allo stesso universo narrativo cui appartengono Superman, Wonder Woman, Lanterna Verde e compagnia bella giustificando, in questo modo, l’esistenza dei vari crossover tra le testate come, per restare in tema DC, le vicende della JLA. Chiameremo questo concetto “continuity spaziale”. Ma la questione non si limita a questo: esiste anche una sorta di “continuity temporale”. Essa serve a mantenere una sorta di coerenza storica tra le vicende attuali, quelle narrate anni fa e quelle a venire: l’idea è che se succede qualcosa di irrimediabile, per esempio la morte di un personaggio, tale evento influisca sulle vicende future. Esempio: se, nel numero 10 di Batman, Barbara Gordon rimane paralizzata e viene costretta in carrozzella, in tutti i numeri successivi lei dovrà essere in carrozzella (a meno che non venga esplicitamente curata) per coerenza con quanto successo in quel numero.

Un altro aspetto di continuity è la “continuity con il mondo reale”.  E qui cominciano i problemi. Se da un lato uno spillato mensile di 24 pagine NON copre effettivamente un mese di vita del personaggio, è evidente che le vicende sono sempre in un qualche modo attuali, calate nella realtà odierna. Ma erano calate nella realtà odierna anche venti, trenta, quarant’anni fa: ciò dovrebbe significare che Batman ora come ora dovrebbe avere una settantina d’anni, qualcuno di meno forse. L’idea di continuity, nata per mantenere una coerenza storica e narrativa tra gli eventi riguardanti non solo un dato personaggio ma tutto l’universo a cui appartiene, possiede insita nella sua natura la necessità di continui reboot e aggiornamenti dei personaggi. Rendendo in un certo senso vano lo stesso scopo per cui è nata.

Mi spiego meglio con un esempio. Nel 1939 nasce Batman ad opera di Bob Kane e Bill Finger. Il personaggio ha le sue origini e la sua vita precedente l’inizio della narrazione. A quel punto, quando la prima storia ha inizio, la continuity temporale (che al tempo non esisteva, ma facciamo finta, per amor di esempio) impone che le vicende dell’uomo pipistrello siano coerenti in modo che leggendole di fila si abbia come l’impressione di avere per le mani la biografia di un personaggio reale. E questo è buono, perché rende più verosimile lo scorrere della storia che, si spera, in questo modo dovrebbe presentare meno incoerenze. In un modo ideale tutto procede quindi bene, con coerenza e senza contraddizioni fino a quando, diciamo dopo 50 anni di pubblicazioni, qualcuno si rende conto che Bruce Wayne sembra avere la stessa età o giù di lì da un sacco di tempo, e questa è la prima incoerenza grossa. E l’unico modo per aggirare il problema è fare un reboot del personaggio: nel modo più semplice immaginabile vengono riscritte le sue origini traslandole ad un’epoca più recente. Dal punto di vista del lettore, in ogni caso, questi paradossi sono forse il problema più trascurabile dato che non snaturano la natura del personaggio e non creano danni alla vicenda singola.

I danni grossi cominciano, per un lettore più smaliziato e più “anziano”, quando ogni arco narrativo fa riferimento a diverse linee narrative, con diversi eventi passati, a seconda del gusto dell’autore. Per esempio in una storia Barbara Gordon è sanissima, mentre in un’altra pochi mesi dopo è in carrozzella. Ciò accade quando si comincia a mettere in discussione la necessità di continuity di questo modo di fare fumetti che è tipicamente endless o a lunghissima pubblicazione. E a questo punto arrivano Crisi sulle Terre Infinite Crisi sulle Terre Multiple che aggiustano la situazione ribadendo a chiare lettere: ogni storia di ogni testata appartenente allo stesso universo deve essere coerente con sé stessa e con tutte le altre affinché non sorgano dei problemi, in caso contrario deve essere chiaro che si tratta di una storia “fuori continuity”. Ma questo è sufficiente a evitare ulteriori problemi? O c’è qualcos’altro, sempre insito in questo concetto, a dar fastidio? E ci sono, come sembra, soltanto lati negativi e limitazioni? E come si trasmette tutto questo nella traduzione e nella pubblicazione in altri Paesi? A queste domande cercheremo di dar risposta nel prossimo articolo.