Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?

In seguito Eiko, coperta di sangue, vagò barcollante in uno stato di semi-incoscienza. Ma nessuno si accorse di lei.

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Salve a tutti e bentornati. Spero che il caldo non vi stia provando troppo e se invece avete la fortuna di trovarvi in un posto fresco… bè, meglio per voi! Oggi vorrei parlarvi di uno dei fumetti più incredibilmente fuori di testa che mi sia mai capitato di leggere, partorito dalla mente di uno dei mangaka più brillantemente visionari ma al contempo più fondamentalmente pazzi che mi sia mai capitato di incontrare. Sto parlando di Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio? di Shintaro Kago. Il titolo dice di per sé molto sulla follia generale che permea l’opera… Vediamo.

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Guanto da Forno d’Oro – Miglior Ristampa

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ALL STAR SUPERMAN

Cosa succede quando la forza inarrestabile incontra il corpo inamovibile?

Per quanto mi riguarda sono due le storie di Superman che rimarranno per sempre negli annali del fumetto. La prima, manco a dirlo, è firmata da Alan Moore e si intitola Cos’è Successo all’Uomo del Domani?, disponibile fino a qualche tempo fa in un bel cartonato antologico della Planeta. Avrei molto da dire a riguardo ma non è questo il momento adatto. Basti sapere che, a mio avviso, il tempo ne ha in parte offuscato lo splendore. La seconda è All Star Superman, di Grant Morrison e Frank Quitely.

All Star Superman è una perla di rara bellezza nel panorama supereroistico, una luce di speranza per tutti quelli che credono che questo tipo di narrativa possa fare di più di quello che spesso si limita a proporre. In dodici meravigliosi capitoli racchiude con raffinatissima eleganza tutta l’essenza di quello che Superman sarebbe sempre dovuto essere e che troppo poco spesso è stato. Superman è qui raffigurato con l’onestà di chi ne ha capito realmente l’essenza in tutta la sua profondità. Perché l’Uomo d’Acciaio è sì il più grande supereroe del mondo, sì l’uomo più potente della Terra, ma è anche un essere terribilmente solo, schiacciato dal peso della propria responsabilità, delle proprie infinite possibilità e delle proprie scelte, costantemente pronto al sacrificio ma desideroso di vivere.

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Non mi era mai capitato, prima di questa lettura, di provare empatia per questo super-essere quasi divino, nemmeno i racconti di Alan Moore per quanto ben scritti ci erano riusciti. Grant Morrison, affiancato da un Frank Quitely allo stato dell’arte, dipinge un affresco indimenticabile dell’eroe più iconico, famoso ed importante della storia, un affresco che entrerà immediatamente ed irrimediabilmente a far parte del vostro immaginario. I due riescono a firmare un’opera che ridefinisce le possibilità e le responsabilità della narrativa supereroistica, dimostrando che anche in questo campo si può far letteratura , non solamente intrattenimento.

Ogni capitolo è fondamentale, ogni capitolo mostra una diversa sfaccettatura di un personaggio incredibilmente complesso ed allo stesso tempo semplice nel suo essere semplicemente “buono”. E tutto ciò raggiunge il suo apice nell’ottavo capitolo, intitolato “Essere Bizzarro”, che presenta la vicenda più toccante di tutto l’albo e uno dei comprimari più profondi e tristi dell’intero genere supereroistico. Indimenticabile.

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EDEN

Eden è una storia strana, magistralmente scritta da un Hiroki Endo debitore per stile grafico e filosofico di molti grandi autori cui spesso si rivolge: da Satoshi Kon a Yu Kinutani a Mamoru Oshii. Da un lato ci sono le tematiche affrontate, presenti in molti manga ma di rado sviscerate così profondamente e con un ruolo così centrale: le riflessioni sull’anima e sulla coscienza, il raggiungimento di un livello superiore di consapevolezza, l’evoluzione dell’individuo e della specie, la definizione stessa di individuo e specie… Dall’altro c’è la narrazione vera e propria e la sua ambientazione. La vicenda prende atto in un mondo particolarmente vivo e credibile, regolato da meccaniche proprie, del quale poco alla volta impareremo ad apprezzare la complessità. Quello di Eden è un mondo allo sbando, profondamente segnato dall’avvento del virus Closer, in cui il degrado economico e sociale è ormai irrimediabile realtà di ogni giorno. L’onnipresente vena cyberpunk aggiunge varietà alla narrazione e l’atmosfera a metà tra vita normale, criminalità organizzata e scenario post apocalittico ne aumenta la profondità.

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In questo universo i vari personaggi che conosceremo vivono le proprio vite. Sono personaggi straordinari, di incredibile potenza narrativa, ognuno con un ruolo di spicco nel nuovo ordine mondiale, e noi assisteremo alle loro azioni dalla portata planetaria e al loro parallelo tentativo di vivere una vita normale. La narrazione abbraccia molti anni di storia, nel corso dei quali vedremo personaggi andare e venire, nascere e morire, crescere ed invecchiare, innamorarsi ed allontanarsi. E al di là delle riflessioni filosofiche, al di là delle peripezie dei protagonisti, è nella quotidianità che Eden trae la sua forza e la sua bellezza. Una quotidianità e una normalità certo diverse dalle nostre, perché costantemente minacciate da un mondo crudele e sull’orlo del baratro, ma comunque tali. Sarà impossibile non affezionarsi ai protagonisti, non condividere con loro gioie e dolori, non innamorarsi di loro. Alla fine dei 126 capitoli che compongono l’opera saremo cresciuti con i personaggi che abbiamo letto, camminando per un po’ assieme a loro. Sarà un po’ come averli conosciuti. E se ci resterà qualcosa di questa lettura sarà questa.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Guanto da Forno d’Oro – Miglior Serie Nuova

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Potete cliccare sull’immagine, vi apparirà a dimensioni reali!

THOR – DIO DEL TUONO

Nonostante le nuove proposte quest’anno non siano di certo mancate sarebbe stato estremamente complicato e pure in un qualche modo ingiusto non tenere conto del più grande progetto editoriale del 2013: Marvel Now!. Del 2013 almeno in Italia, certo. Abbiamo assistito ad una miriade di nuove testate e testatucce, alcune meritevoli, altre brutte in maniera deprimente. Alcune serie nelle quali riponevo una gran fiducia si sono rivelate poi una delusione, mentre altre sono state capaci di sorprendermi nonostante lo scarso appeal iniziale. Tra tutte, tuttavia, ne spicca una che è riuscita a fare esattamente quanto le era richiesto, centrando in pieno lo spirito del rilancio e dando nuova linfa vitale al suo protagonista: Thor – Dio del Tuono, di Jason Aaron e Esad Ribic.

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Finalmente possiamo tornare a leggere le avventure di un Dio del Tuono che è veramente un Dio, non un cretino biondo e palestrato né tantomeno un “semplice” Vendicatore. Aaron è riuscito, nel corso dei relativamente pochi numeri dall’inizio della sua gestione, a intessere una bella trama che parla di divinità e soprattutto di un eroismo più alto, più distaccato e meno umano, come si addice al figlio di Odino. Gorr il Macellatore di Dei è uno degli antagonisti più iconici di Marvel Now! (più per la sua psiche che per il suo design, bisogna ammetterlo) e l’enormità del suo piano di vendetta è giustamente proporzionata alla drammaticità delle conseguenze che porterà con sé e all’eroismo sconfinato dei protagonisti che lo contrastano. Il bell’espediente di utilizzare tre diverse linee temporali che a un certo punto si intersecheranno per mostrare diverse versioni, diversi gradi di maturazione di Thor e metterli a confronto non sarà geniale, ma è estremamente funzionale e si stacca finalmente dal vecchio canovaccio “dio arrogante-punizione-lezione d’umiltà”.

Il tutto ben scritto e soprattutto ben disegnato da un Esad Ribic in splendida forma, che pare essere riuscito a trovare un equilibrio tra il suo stile prettamente pittorico e un tratto più tipicamente da serie regolare, ma senza perdere l’impatto visivo di cui è capace. Una combinazione di idea-testi-disegni che funziona come una macchina ben oliata, una perfetta alchimia che ci regala finalmente una serie regolare dedicata al Dio del Tuono degna di questo nome.

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Anche qui, cliccando, potrete apprezzare in dimensioni reali questo splendido (?) collage fatto da me medesimo con Paint e somma fatica. Perché le dimensioni contano…

Invece per i manga…

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ICHI THE KILLER

Ichi the Killer è un manga sulla violenza. Questa frase potrebbe, da sola, riassumere l’intero contenuto dell’opera. I dieci volumi che la compongono sono una lenta discesa in un mondo vendicativo, depravato e, soprattutto, estremamente violento. Hideo Yamamoto riesce, senza l’arroganza che ha quasi rovinato Homunculus, a scuotere il lettore con un messaggio estremamente forte, per quanto semplice e spesso non condivisibile. La vita di tutti i personaggi che infestano il malandato grattacielo di Shinjuku è segnata dalla violenza più estrema, perpetrata o subita, al punto che essi stessi diventano semplici veicoli di questa forza atavica. Ogni personaggio è l’avatar di una forma di violenza, l’araldo di un modo deviato di approcciare il mondo, e trova soddisfazione e compimento soltanto nella pratica del proprio essere. Sono esseri in un qualche modo puri, i cui comportamenti non sono in alcun modo contaminati o smussati da qualsivoglia morale o dovere, le cui pulsioni sono irrefrenabili e spesso irrimediabili.

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Tuttavia non c’è giudizio morale nella rappresentazione delle vicende, nella caratterizzazione dei protagonisti, ed è questo a rendere Ichi the Killer un ottimo racconto. Yamamoto riesce nel difficilissimo compito di non scadere nel pietismo né nel disgusto di fronte a queste creature così complesse eppure così semplici: la loro violenza e la loro disperazione non vengono e non vanno mai confuse con cattiveria o malanimo. Non c’è mai un giudizio verso quanto succede perché quanto succede, ed è qui che personalmente non condivido il messaggio dell’autore, è soltanto la rappresentazione di una (o della) faccia della natura dell’uomo, animale sociale ma anche bestia schiava dei propri stimoli. E tutti i protagonisti hanno di conseguenza questa doppia valenza di vittime e carnefici, di padroni e schiavi della propria condizione. E ciò lo si può ben apprezzare in particolar modo nelle due personificazioni principali ed opposte di questa violenza intesa come forza primordiale che domina l’uomo: Ichi e Kakihara, il sadico e il masochista, le cui strade si incontrano sia per destino che per scelta.

È una lettura forte ed onesta, che non ha paura di dire ciò che ha da dire e che non scende a compromessi. Mai. E questa onestà in un mondo in cui “sconvolgere il fruitore” è o il fine ultimo o un ostacolo da evitare assolutamente va apprezzata. Yamamoto comunica un messaggio, con perizia e spavalderia ma senza arroganza, e per quanto non condivida il cinismo che ne sta alla base riesce comunque far riflettere.

Come deve far riflettere il fatto che a vincere il premio come Miglior Serie Nuova sia un manga scritto quindici anni fa e pubblicato per la prima volta ora. Quindi due domande. Nessuno finora si era accorto di questa perla? E che fine sta facendo il mondo del manga, se non c’è nessuna novità meritevole che sia davvero una novità?

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(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

Cyber Force, rinascita mancata?

Salve a tutti e bentornati! L’assenza della rete nella mia nuova casa mi sta uccidendo e spero davvero di riuscire, in breve tempo, a sistemare la cosa e ricominciare dunque a pubblicare con una certa regolarità. Nel frattempo… bè, spero siate stati bene e che vi stiate divertendo, e spero anche di esservi mancato almeno un pochetto. La recensione di oggi potrebbe forse giungere inaspettata. Parliamo di Cyber Force, primo volume, che qualche mese fa si era ben piazzato nella classifica delle anteprime. Le aspettative saranno state ripagate? Vediamo.

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Loki

Salve a tutti e ben ritrovati. L’ultima recensione pubblicata non era proprio proprio positiva, quindi per farmi perdonare eccomi qua a parlare di una cosa bella. Forse. Mi riferisco a Loki, rieditato da poco da mamma Panini, miniserie raccolta con l’orrendo titolo Thor – Loki: Fratelli di Sangue. Autori Robert Rodi ed Esad Ribic, che spero abbiate già sentito nominare. Quindi partiamo con la recensione di oggi.

Il titolo originale era solamente Loki. Decisamente più azzeccato.

Il titolo originale era solamente Loki. Decisamente più azzeccato.

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Top15 delle anteprime di gennaio – Parte 2

E nuovamente bentornati! Nelle prossime righe troverete la seconda parte della classifica delle novità di gennaio che, come vi dicevo, non sono entusiasmanti come al solito. Comunque queste prime cinque posizioni sanno il fatto loro e sono riuscite a risvegliarmi dal torpore fatto di ristampe e riedizioni nel quale ero caduto. Ma prima, come promesso, due parole sull’editoriale di De Fazio e, soprattutto, sull’immancabile Paolo Accolti Gil. Continua a leggere

Top15 delle anteprime di gennaio

ratmanBentornati! Stiamo avvicinandosi alla fine di questo uggioso gennaio e sono finalmente usciti i nuovi numeri di Anteprima e Mega, con il loro carico di novità e allegria. Si fa per dire, perché in realtà questo mese la top15 delle novità è piuttosto scarna, come potrete notare tra qualche riga, con molte serie regolari e poche notizie davvero sugose. Ma… ci sono delle sorprese, com’è giusto che sia. E ci sono comunque moltissime cose da dire, perché questo 2014 fresco fresco si è aperto alla grande e di riflessioni da fare ce ne sono parecchie, forse anche più del solito. Non possono mancare infatti gli sproloqui di Paolo Accolti Gil e i bellissimi editoriali di Raffaele De Fazio (di cui parleremo nella seconda parte della classifica) e soprattutto non possono mancare i commenti alle usuali puttanate messe nero su bianco da Anteprima, e di questo parleremo ora prima di partire con la top. Buona lettura! Continua a leggere

The Walking Dead, un anno dopo

Cambiamo un po’ genere e parliamo, vagamente alla leggera, di qualcosa d’altro. È trascorso ormai un anno da quando The Walking Dead è comparso nelle fumetterie italiane. Boiata gigante perché anche in Italia il fumetto esce da molto più tempo. Per essere del tutto onesti è trascorso un anno da quando il suddetto fumetto è apparso nelle EDICOLE e, coincidenza delle coincidenze oppure no, è trascorso un anno da quando ho cominciato a seguirlo spinto più che dal mio gusto personale dal mostruoso, abnorme e vagamente preoccupante successo che l’opera non morta di Kirkmann stava riscuotendo. Insomma, non nego di essere rimasto piuttosto indietro rispetto ai puristi che si gettarono anni fa a capofitto e (forse) alla cieca su questa lettura, ma magari da qualche parte c’è qualcuno che ha come me approfittato della ristampa “economica” (o per meglio dire “rateizzata”) e che quindi è fermo ai primi dodici mesi di uscite. In ogni caso, è giunto il momento di buttare giù qualche pensiero a riguardo. Forse.

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Passato, Prossimo. Viaggi nel tempo. Storie d’amore.

Buonasera a tutti. Lo so, lo so… Mi sono fatto di nebbia e non ho scritto nulla per tipo una decina di giorni, e me ne scuso: tra impegni vari, il ponte, le lezioni et cetera multa non ce l’ho proprio fatta. Spero vi siate divertiti in questo lungo week end appena passato, week end carico di Lucca alla quale non sono, alla fine, nemmeno riuscito ad andare. Mannaggia. Ma bando ai convenevoli. Questo giro, fregandocene di manga e di Marvel Now e di tutte le cose lasciate in sospeso, parliamo di qualcosa di (completamente) diverso. Qualcosa di cui vi avevo promesso una recensione durante il report del Romics. Questo qualcosa è Passato, Prossimo, interessantissimo fumetto di Emanuele Rosso edito da Tunué.

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Rainbow, la tragedia di sette ragazzi

copertinaÈ da un po’ che non parliamo di manga. Cioè, a parte la recensione di Battle Royale Angels’ Border il precedente articolo su un fumetto giapponese risale al 23 agosto. Santo cielo. Se ci penso mi vengono i brividi, d’altro canto mi sono avvicinato al fumetto proprio partendo dal manga, genere al quale sono particolarmente affezionato. Eppure ultimamente il mercato pare essersi arenato al punto che le proposte interessanti sono difficili da trovare, e capitano spesso mesi in cui non solo non esce nessun “numero uno” degno di nota ma addirittura non esce proprio nulla di anche solo guardabile. Fortunatamente non è questo il caso dato che questo mese Panini si lancia in una nuova avventura atta a proporre una rosa di opere di Masasumi Kakizaki, autore quasi sconosciuto in Italia, che attualmente si compone di tre titoli: Green Blood, Hideout e soprattutto Rainbow. Nonostante la lunghezza (credo si attesti attorno ai 22 volumi) mi suggerisse di starne alla larga ho acquistato il primo volume proprio di Rainbow (non riesco mai a contenermi, mannaggia), e devo ammettere di esserne rimasto abbastanza soddisfatto. Continua a leggere