Bakuman è una lettura istruttiva

“A settembre inizia l’anime e loro vogliono interrompere la serializzazione? Non possono farlo. Fa in modo che continuino a pubblicare. Il lavoro di un editor è prendersi cura dei manga di successo e fare in modo che i lettori possano continuare a leggerli. Adoperati affinché la serializzazione duri il più a lungo possibile.”

Ho scelto di iniziare a parlare Bakuman citando queste due righe di testo che si possono trovare, pari pari, nel ventesimo volume non perché non sapessi da dove altro cominciare (ok, in parte anche un po’ per questo), ma perché a mio avviso sono un ottimo riassunto della gran parte della poetica, se vogliamo chiamarla così, del fumetto. Sono, si può dire, il riassunto più intimamente riuscito che si possa dare dell’ultima fatica del duo Ohba-Obata terminato in Italia con il ventesimo tankobon poco più di un mese fa. Devo ammettere di aver iniziato a seguire questo fumetto con molto interesse, di certo molto più interesse di quanto meritasse in realtà, dato che lo vedevo come una mosca bianca nel panorama piuttosto blando delle pubblicazioni di Jump. In effetti un manga che parlasse di “due che cercano di scrivere manga” fa un po’ meta-fumetto e di certo fa molto poco shonen, quantomeno in senso stretto. Dopo venti numeri e quasi 3 anni e mezzo di pubblicazione le cose da dire sono principalmente due: “i gufi non sono quello che sembrano” e “Bakuman è una lettura istruttiva”. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere