Analisi: Mega di luglio 2013 – RW Lion

Bene, passiamo a sfogliare Mega. Come già detto anche sul fronte RW le novità succose non mancano ma, come di consueto, mi soffermerei un secondo sui vari editoriali, in realtà soltanto su uno, che riempiono le prime pagine del giornale. Due parole su Il Mondo Dentro, di Max Ciotola, che parla principalmente del film Man of Steel e di come sia stato accolto in modi diametralmente opposti dal pubblico. Abbiamo assistito a osannatori e demolitori dell’ultimo film di Superman che, purtroppo, non ho ancora visto quindi non prendete queste righe come un commento al lungometraggio. L’articolo parla in definitiva delle diverse opinioni che ognuno può avere su una qualsiasi opera, e sul suo diritto a comunicare la propria opinione ad altri. Mi ha strappato un sorriso il trafiletto con il riassunto dei commenti degli utenti in rete al film “[…] chi prendeva in giro l’evidente ignoranza dell’utente precedente, che si vede che non ne sa nulla di Superman.” A chi non è mai capitato di dire, pensare o sentirsi dire grossomodo queste parole? Quello che l’articolo non dice è che se da un lato ognuno ha il diritto di pensarla come vuole dall’altro forse, e dico forse, non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Tradotto, qualche volta “l’evidente ignoranza dell’utente precedente” è davvero evidente ed è davvero ignoranza. Non vorrei sembrare eccessivo, ma non sono mai stato un grande fan dell’assoluto relativismo. Semplicemente a volte alcune opinioni sono  semplicemente sbagliate, e se ciò è comunemente accettato per quanto riguarda argomenti politico-sociali, non è così quando si parla di arte o cultura. Parlo per esempio, per tornare ai fumetti, di gente che legge su internet un paio di strisce di armadilli e polpi e si crede depositaria del sapere del mondo fumettistico e grande conoscitrice del genere “graphic novel”, ammesso che sto genere esista; oppure di mediocri disegnatori di fumetti umoristici che si sentono in potere di criticare e deridere il progetto Before Watchmen, manco fossero Alan Moore in persona. Poi per carità, tutta sta gente dirà lo stesso di me e il cerchio si sarà chiuso. Come sempre, se volete dirmi cosa ne pensate sapete dove trovarmi. Continua a leggere

Il lato oscuro della Justice League

È passato un anno spaccato dalla pubblicazione in Italia del reboot DC e ormai quasi un anno e mezzo dalla nascita dell’etichetta RW Lion, ho quindi tutta l’intenzione e dati a sufficienza per affrontare, nei prossimi giorni, un resoconto approfondito di come stanno andando le cose. Non troppo bene, dal mio punto di vista (per quanto riguarda il reboot, la casa editrice mi sta convincendo un sacco). Nel frattempo vorrei parlare un po’ di una serie del New 52 che mi ha particolarmente colpito, in parte perché è davvero ben fatta e in parte probabilmente perché non nutrivo grossissime aspettative. Mi riferisco, come il titolo dell’articolo suggerisce, a Justice League Dark. È finora uscito un solo numero di quest’opera, e già dal prossimo cambierà lo scrittore, ma devo ammettere che nonostante il nome Peter Milligan sia stampato in copertina avevo deciso di non comprarlo. Errore. Non so cosa cosa mi sia preso, a Milligan bisogna dar fiducia. Per chi non lo avesse conosciuto sulle pagine di Hellblazer la testata Lanterne Rosse dovrebbe essere comunque una prova di abilità sufficiente. In ogni caso ho rimediato. E ho fatto bene.

Bisogna ammettere che la DC, almeno nell’ultimo periodo, ha un po’ abbandonato tutti quei personaggi che avevano a che fare con il sovrannaturale. Zatanna è praticamente scomparsa dopo Crisi d’Identità, relegata alle pagine quasi sconosciute in Italia di JSA; John Constantine aveva la sua serie iper-di-nicchia targata Vertigo; Madame Xanadu si è vista chiudere i battenti (con mio sommo dolore); non ricordo da quanto tempo Boston Brand non ha una testata tutta sua. Justice League Dark riunisce tutti questi personaggi, affrontando di conseguenza i temi della magia, dell’ignoto, e tutte quelle minacce che, per loro natura, non sono e non possono essere di competenza della JLA. Bisogna ammettere che quest’albo è un po’ strano, mi ha ricordato vagamente le tipiche sessioni iniziali di un qualsiasi gioco di ruolo in cui il master fornisce al gruppo un pretesto perché diventi effettivamente un gruppo e cooperi ad un fine unitario. E ciò è esattamente quanto accade in queste pagine: Madame Xanadu tira le fila e mette insieme una squadra che, pian piano, comincerà a lavorare assieme. I membri sono Madame Xanadu stessa, Deadman, John Constantine, Zatanna, Shade e Mindwarp; personaggi “pericolosi per loro stessi e per gli altri”. Le vicende sono davvero ben scritte, Milligan è un dannato genio e non si può negare che riesca a tenere il lettore incollato alle pagine fino alla fine. Non vorrei rivelare nulla della trama tranne il fatto che ha almeno due lati molto positivi. Primo. I dialoghi sono davvero ben pensati, la psicologia dei personaggi emerge per bene e non si ha mai la sensazione che qualcuno stia agendo a caso (eccezion fatta per il piccolo intervento della JLA all’inizio). Secondo. Il cattivo del volume (nessuno spoiler, viene detto tipo a pagina 4) è una certa Incantatrice. La stessa incantatrice che compariva in Flashpoint, all’epoca senza motivo. Vuoi a vedere che, dopo più di un anno, questa vicenda lasciata in sospeso verrà ripresa per mano e troverà una sorta di conclusione? Speriamo di si, anche se sono convinto che questa serie non abbia la visibilità che merita e non la riceverà grazie a questo.

Gli eroi mistici che formano la JLD e l’Incantatrice

In conclusione, ottimo albo. Davvero. Vedremo cosa succederà quando lo scrittore diventerà Jeff Lemire (scrittore che comunque ho molto apprezzato in Animal Man) e soprattutto cosa succederà con questa storia dell’Incantatrice, ma sono più che fiducioso. Consigliatissimo.

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