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Commenti un tanto al chilo, episodio 4

Ragazzuoli, salve a tutti e bentornati. Sto pian piano cercando di riprendere il filo, cosa che mi sta riuscendo con non poche difficoltà. Che ci volete fare? Ho la testa per aria. Ma ci si prova comunque, per cui ecco a voi il quarto episodio di Commenti un tanto al chilo, un fritto misto di mini-recensioni di alcuni dei fumetti che ho letto di recente. Buona lettura!

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Ahhh, le belle foto fatte col cellulare…

Demokratia

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Qualcuno mi spiega perché i giapponesi devono trasformare ogni cosa in un maledettissimo gioco da tavolo? Demokratia, l’ultimo manga di Motoro Mase dopo il troppo verticale Ikigami e il decisamente deludente Heads, parla di democrazia diretta, di robot che fanno quello che vuole laggente tramite sondaggi in tempo reale e amenità varie.

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Tutto molto interessante. Abbastanza da far conquistare al titolo un posto nella classifica delle anteprime di qualche mese fa. Solo che poi, cominciata la storia, comincia il solito panegirico di regole e regolette, eccezioni, corollari e minchiate varie di cui, francamente, non frega a nessuno. È un problema di tantissima narrativa più o meno di questo genere (vi ricordate de I miei 23 schiavi?): storie che si basano su una singola idea che pure potrebbe avere delle potenzialità, ma che per reggersi in qualche modo finisce per diventare un maledettissimo gioco in scatola.

E non uno di quei giochi brillanti tutto contenuto e niente oggettistica. No no. Uno di quei mattoni della Fantasy Flight con miliardi di inutili segnalini tutti diversi per ogni stronzata e un regolamento di mille pagine cui seguiranno altri volumi di FAQ e chiarimenti.

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Ve lo ricordate questo? E pensare che sarebbe potuto essere un gran gioco…

Risultato? Un manga inutile, macchinoso, fastidioso, intrappolato nel suo bieco tentativo di rendere credibile una vicenda che a pagina due smette d’interessare e di dar vita a un mondo che già da subito sa di stantio. Bocciato su tutta la linea.

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Radici

Una piccola sorpresa. Non conoscevo questo fumetto in tre volumi (il terzo uscirà nel 2018, mannaggia all’attesa) di Giorgio Pandiani. In occasione dell’uscita del secondo volume mi ha contattato l’autore proponendomi la serie che, dopo 160 pagine, mi ha abbastanza soddisfatto.

In un mondo in cui dell’inquinamento frega zero a nessuno, le piante si ribellano. Strane cose cominciano ad accadere. Un tipo, novello Swamp Thing protettore del Verde (che bei tempi quelli di Mondo Putrido…), finisce per entrare in contatto col mondo vegetale. Sullo sfondo la [possibile] nascita di un amore, un poliziotto troppo ligio al dovere, un paio di delinquenti. Ed il mondo che va a scatafascio.

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La storia ci mette un po’ a decollare e a coinvolgere il lettore, complici dei dialoghi non sempre azzeccati e un disegno francamente (soprattutto nel primo volume) un po’ acerbo. Ma quando alla fine l’autore ingrana la marcia non è assolutamente troppo tardi e il lettore si trova a voler capire come finirà la vicenda, i cui segreti sono stati sapientemente tenuti sotto chiave fino a buona parte del secondo volume.

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Tra le cose che mi sono piaciute maggiormente una menzione va sicuramente all’impianto narrativo, con un doppio narratore che non si capisce mai chi sia spettatore e chi regista, e un character design non sorprendente ma capace di rivelare, pagina dopo pagina, dei personaggi piuttosto atipici. C’è ancora da migliorare, ma siamo su una buona strada. Voleste dare un’occhiata al fumetto potete trovare i due volumi usciti finora a quest’indirizzo. In particolare l’edizione digitale costa pochissimo, quindi fateci un pensierino.

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Juric

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Ed è iniziata anche la quarta stagione di Orfani, quel progetto Bonelli/Recchioni super innovativo con i colori e le splash page e tutto il resto. Dopo una convincete terza stagione, la prima parte della quarta vede protagonista l’arcinemica di tutto ciò che di buono esiste a questo mondo Jsana Juric.

Spin off ambientato nel passato di uno dei personaggi cardine dell’intera serie, l’unico (se non ricordo male) presente dall’inizio della testata (se escludiamo quelli maciullati e trasformati in robot), Juric fa quello che deve fare: mostrare come la povera fiammiferaia scampata alla guerra è diventata la tiranna severa ma giusta che è. Forse con qualche ellissi di troppo, in particolar modo su come faccia la stronza ad essere così brava e carismatica, il titolo per ora funziona. Siamo ancora lontani un bel po’ dal vedere qualsiasi evento che sia ricollegabile al personaggio che conosciamo e odiamo, qualcosa che ci permetta di capirlo davvero, ma rimane un prodotto tutto sommato ben fatto.

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Qualche nota di chiusura. 1) Ciao Roberto e benvenuta Paola Barbato ai testi. Qualche personaggio caratterizzato un po’ con l’accetta ma tutto fila molto più liscio (anche grammaticalmente) di quanto siamo abituati. 2) Citare Watchmen (finalmente in forma esplicita, dopo l’implicita citazione/omaggio mascherata da prima stagione) ormai fa cool quasi quanto indossare una maschera da Guy Fawkes. E 3) per l’amor del cielo quelle cazzo di frecce che dovrebbero farmi capire come leggere le vostre gabbie così progressiste. Se non sapete arrangiare i balloon in modo che l’ordine di lettura sia comunque chiaro cambiate mestiere o fate la solita griglia fissa che non muore nessuno. Altrimenti fate quello che dovete fare, ma togliete le cazzo di freccette. Soprattutto se fino all’altro ieri il motto era “guardate come siamo avanti”. Talmente avanti che, mentre nel resto del mondo c’hanno Dave McKean e John H. Williams III e Chris Ware e David Mazzuchelli e perfino David Aja, noi c’abbiamo le cazzo di freccette.

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Inuyashiki

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Dopo un incipit promettente, scivolato quasi subito nella mediocrità, Inuyashiki si schianta al suolo. Per l’amor del cielo (e due), se avessi voluto leggere una versione brutta di Deathnote avrei letto Deathnote. [Ahah, capita?].

Siamo in pieno delirio d’onnipotenza adolescenziale. Niente di quello che succede ha senso. Niente di quello che fa la gente reagendo a un superuomo in procinto di fare una strage ha senso. E le guance del signor Oku sono del tutto fuori controllo.

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Le piccole morti

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Con clamoroso ed imperdonabile ritardo riesco finalmente a leggere l’ultimo antologico di Manticora, comprato ormai non ricordo nemmeno più quando. Se mi conoscete un po’ saprete quanto ultimamente sia preso bene dalle antologie di racconti, soprattutto se legati da un filo conduttore.

In Le piccole morti il tema c’è, anche se non è così forte come mi sarei aspettato, ed è in senso molto lato il sesso. Non so se l’obbiettivo dei Manticora fosse quello di turbare il lettore con racconti di sesso un po’ deviato, il dislcaimer iniziale “i contenuti presenti in questo volume non corrispondono alle pulsioni sessuali dei suoi autori” mi fa sospettare; nel caso fallimento epico. Le quattro storie che compongono il volume, tutte scritte da Brian Freschi, rimangono sempre nel seminato e non turbano mai realmente la psiche di chi guarda, un po’ conturbato da una tetta qua e un mostro là ma mai veramente scosso. Piuttosto riescono a strappare un sorriso o a farti annuire di fronte a una soluzione o a un disegno particolarmente azzeccati. L’antologia risulta infatti parecchio godibile, in particolar modo le due storie disegnate da Flavia Biondi e Anna Ferrari, venate da un’eleganza purtroppo assente nelle rimanenti due (disegni di Ivan Lodi e Lorenza de Luca) dal piglio decisamente troppo umoristico [per i miei gusti].

Fatto sta che sono arrivato a fine volume parecchio soddisfatto. Non è un volume di sesso che ti fa arrapare come certi hentai né una di quelle cose capaci di farti accapponare la pelle alla Psychopatia Sexualis o Suehiro Maruo, ma l’antologico sa il fatto suo. Peccato per la qualità di stampa un pelo sotto la sufficienza, che dal punto di vista cartotecnico piazza il volume appena sotto le autoproduzioni “fighette” di gente tipo i Mammaiuto e smorza l’impatto visivo delle sue storie più forti, quella di Anna Ferrari in primis.

(tutte le immagini appartengono ai rispettivi proprietari)

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